Femministe VS Ghei

Femministe VS Ghei

ghei

Breve flusso di coscienza sul perché è giusto fare la cosa giusta.

Tanto per essere originale, parlerò di attivismo e del Pride.

Come femminista e come, nel mio piccolo, attivista, prendere parte ad una manifestazione come il Pride mi sembra non solo doveroso, ma anche ovvio. Insomma, dove se ne andrebbero tutte quelle belle parole sull’intersezionalità e sulla parità? Dove finirebbe il senso di giustizia? Dove la lotta per i diritti umani per tutt*? Dove il senso stesso dell’utilizzo di questo tanto detestato asterisco alla fine di “tutt*” se io decidessi che no, il Pride non è un problema del femminismo, arrangiatevi?

Esattamente: a farsi fot*ere.

Semplicemente non sarei più credibile se volessi continuare ad impegnarmi per la parità e poi me ne fregassi di tutto quello che nasce come esterno al movimento femminista e, sinceramente, smetterei anche di prendermela di fronte a critiche tipo “siete solo delle pazze che bruciano gli uomini e odiano i reggiseni” o la più pacifica versione invertita, perché diventerebbero vere. Se dici di stare dalla parte delle persone e poi l’unica persona di cui ti occupi sei tu, se un’ipocrita e non sei credibile.

Nonostante ciò, mi è capitato molto spesso di sentire le persone chiedersi cosa abbiano fatto i movimenti per i diritti degli omosessuali per le donne per meritarsi che io, da femminista, mi occupi di denunciare le loro discriminazioni o di festeggiare ricoperta di glitter rosa alla “loro” festa.

Cominciamo col dire che qualsiasi discorso che implichi un “noi” e un “loro” generalmente lo ritengo sbagliato a prescindere ed evito di seguirlo, perché, che vi piaccia o no, siamo, prima di tutto, persone e questo ci accomuna tutt*. Anche pro e contro l’asterisco. Ma mi piacerebbe anche analizzare questo tipo di obiezione e rispondere con razionalità, perché espone un problema vero e penso che sia giusto parlarne.

I movimenti per i diritti degli omosessuali, così come la gigantesca mobilitazione sociale nota come “Il Sessantotto”, così come gli innumerevoli movimenti per i diritti civili che nella storia si sono susseguiti, nasce per contrastare le discriminazioni che colpivano e colpiscono uno specifico gruppo di individui, gli omosessuali, appunto, ma non nasce da un pianeta di zucchero filato rosa, glitter e unicorni, per quanto ci piaccia crederlo: nasce da questa cultura. Questa quale? Questa, quella che viviamo da sempre, quella in cui un genere ha da sempre sistematicamente oppresso l’altro, quella in cui più della metà della popolazione è vittima di un pregiudizio, quella in cui il sessismo non è neanche più una forma di pregiudizio pervasivo, ma è la cultura stessa, quella in cui una maggioranza di fatto è percepita come una minoranza e vive in condizioni di svantaggio rispetto all’altra e potrei andare avanti ore. Questa società, che è patriarcale e sessista.

Essendo il sessismo così pervasivo (anzi, essendo esso parte della società stessa) diventa il filtro attraverso il quale le persone vengono cresciute ed educate, a partire dal potente strumento dei ruoli di genere che, per come sono fatti e per come è composta la nostra civiltà, danno origine a ruoli di potere che vedono il pene come la testa che governa sul corpo, qui rappresentato dalla vagina. E mi dispiace che sembri tutta un’estrema semplificazione particolarmente cruda e brutale della situazione, ma la realtà è che è davvero così semplice, insensato e stupido il meccanismo alla base di un sistema di oppressione che, ovviamente, è complesso e, ovviamente, non può essere ridotto a questo.

Comunque, a me interessa parlare proprio di questo meccanismo che sta alla base perché è colpa sua se qualcun* pensa che dovrei vendicarmi dei ghei perché “loro” non si sono occupati di me in passato. La questione è molto semplice: se questo sistema di oppressione, sorretto da un principio tanto idiota quanto elementare, efficace e pervasivo, viene insegnato nel privato e nel pubblico, le persone finiranno per impararlo e metterlo in pratica. E non è colpa di nessuno, è normale, fisiologico e anche ovvio. Ciò ha fatto sì che all’interno di tutti i movimenti di liberazione che la storia ha conosciuto, si verificassero le medesime dinamiche patriarcali che vedevano ruoli di genere e, conseguentemente, ruoli di potere, specifici e sfavorevoli per le donne (almeno finché non ci si è resi conto che essere uomini tutti d’un pezzo, puzzare e dovere essere in grado di cacciare bisonti con la clava, forse, ma dico forse, non è un prezzo piacevole da pagare per i privilegi, soprattutto nel caso in cui una situazione di parità non farebbe perdere niente a nessun uomo).

Detto ciò, obiezione più che corretta riguarderebbe la mia apparente giustificazione del loro sessismo.

Seguitemi un attimo. Abbiamo detto che, gay o etero, se ti insegnano il patriarcato, non lo disimpari da un momento all’altro solo perché fai parte di una minoranza discriminata, ma non dobbiamo dimenticarci che quando le donne hanno visto il sessismo prendere il potere all’interno dei movimenti che avrebbero dovuto liberarle ma si sono rivelati, passatemi il termine, “fallocentrici” non se ne sono state a guardare lamentandosi che nessuno faceva niente per loro. Hanno preso la parola, hanno esposto il problema, hanno trovato soluzioni, hanno cercato il confronto, hanno proposto la collaborazione e hanno incoraggiato la partecipazione di altre donne. Perché è così che si fa. Certo, ammesso che lo scopo sia ottenere qualcosa, perché se lo scopo è solo la lamentela allora non avete bisogno di aspettare il Pride e il femminismo, vi bastano i giovani di oggi, il freddo a gennaio e il caldo a luglio, che, auguriamocelo altrimenti significa che qualcosa è andato parecchio storto, saranno sempre un’immancabile certezza.

Seconda e ultima cosa da considerare che si collega col discorso che ho fatto all’inizio: battersi per le cose giuste è giusto. Non mi interessa cosa uno specifico gruppo faccia o abbia fatto per me, se quel gruppo subisce una discriminazione è mio compito denunciare l’ingiustizia e sostenere la parità. Così come hanno fatto gli omosessuali inglesi con i minatori gallesi che non li volevano, così come, più recentemente, sta facendo la campagna Allah Loves Equality, facendo incaz*are un sacco di musulmani, ma portando concretamente del bene a moltissime persone, così come farò io al Pride marciando, da femminista, con Women’s March-Milan.

Non me ne starò a guardare da lontano gli altri che si divertono al corteo e che fanno qualcosa di concreto aspettando arrabbiata che qualcuno faccia qualcosa per me prima di collaborare e smettere di infamarlo. Quello lo fanno gli MRA, non io. E, spero, nessuna femminista, se non nessuna donna.

La Mucca Intellettuale

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