Da grande sarò Emma Watson

Da grande sarò Emma Watson

IMG_6509Non fate i sorpresi, perché non ci credo che non vi aspettavate un articolo dedicato a lei. Lei che quando avevamo sette anni o poco più ci ha insegnato a come difenderci dagli orchi e a come tenere correttamente in mano una bacchetta. Lei che per me è stata #lifegoals ancora prima di uscire dalla prepubescenza, lei che ora incarna gran parte di ciò in cui credo. Lei che ha riconosciuto di avere una voce e un’intera generazione pronta ad ascoltarla. Lei che non si è tirata indietro ed è diventata il mio supereroe, la mia paladina, la mia ispirazione.

Emma Watson nasce il 15 Aprile del 1990 a Parigi, dove vive per quasi cinque anni prima di trasferirsi in Inghilterra per diventare poi la streghetta più saccente e altruista che la letteratura abbia mai partorito. Nel 2001 è già sui maxi schermi con Harry Potter e la Pietra Filosofale nel ruolo della Ben nota Hermione Granger(che interpreterà fino al 2011). Nel 2013 la ritroviamo in un altro di quei film che hanno segnato la nostra generazione: “Noi siamo infinito”. Un film che parla di libertà, di regole e di crescita, di omosessualità e di primi amori. È nel 2014, però, che arriva la svolta decisiva che cambia l’immagine pubblica di questa meravigliosa, giovane donna.

Il 7 luglio 2014 Emma Watson viene infatti nominata Goodwill Ambassador, ambasciatrice di buona volontà, dall’UN Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della parità di genere e del ruolo delle donne nel mondo. Da quel momento Emma è diventata un’icona. I suoi abiti provengono solo dal mercato sostenibile e i suoi accessori sono spesso prodotti di associazioni benefiche che valutano la manodopera delle donne del sud del mondo. Una laurea in letteratura inglese e due piedi ben saldati a terra l’hanno fatta diventare un esempio da seguire per chi, come me, ancora sgomita verso la laurea, e la sua iniziativa “Our Shared Shelf” ovvero “la nostra mensola condivisa”, sprona giovani di tutto il mondo a leggere libri contemporanei e dal sapore poetico e rivoluzionario. Tra i titoli consigliati ci sono classici come “il colore viola”, ma anche nuovi capolavori come “Women who run with the wolves”.

Con il suo celeberrimo discorso tenuto presso l’ONU per il lancio della campagna #HeForShe, Emma passa alla storia dando finalmente un volto al femminismo Intersezionale di quarta generazione. Nel suo discorso ( la cui versione video online è stata vista milioni e milioni di volte), Emma rappresenta la realtà che l’ha circondata fin da piccola, una realtà per lo più fatta di “ambasciatori involontari” di quei valori che il femminismo alimenta, ma fatta anche di sessismo e misoginia. Emma parla con schiettezza e con tenacia e lancia un messaggio positivo: cambiare le cose è possibile, ma bisogna unire le forze!

<<Uomini, vorrei cogliere questa opportunità per farvi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro. Perché fino a oggi ho visto il ruolo in famiglia di mio padre considerato meno importante dalla società, nonostante da piccola avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini affetti da malattie mentali, incapaci di chiedere aiuto per paura di apparire meno “maschi”[…] Non si parla molto spesso di come gli uomini siano imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano, ma vedo che lo sono. E quando se ne saranno liberati, le cose cambieranno di conseguenza anche per le donne. […] . Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono avere il controllo per sentirsi tali, le donne non dovranno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti: è tempo di pensare al genere come uno spettro, e non come a due insiemi di valori opposti. Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi.>>.

Grazie Emma.
Love you,

Il Capybara Femminista

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Esiste la città perfetta?

Esiste la città perfetta?

IMG_6461Ormai lo sapete bene! Qui al Tucamingo ci teniamo a schierarci non solo dalla parte delle donne, degli e delle LGBT e degli uomini (convinti o meno di everne bisogno), ma anche dalla parte dell’ambiente. Noi siamo dalla parte di questa Terra che stiamo facendo andare a rotoli: disboscando, spopolando e cementificando un ecosistema dopo l’altro.
Ovviamente abbiamo ancora tanto da imparare e tanto da mettere in pratica! Ma cerchiamo di fare qualcosa nel nostro piccolo, specialmente spargendo la voce e informandovi sui modi migliori per avere un impatto contenuto e fare scelte più ecosostenibili.

Dai prodotti fai da te agli acquisti second hand fino politiche zero waste…Sono tutte questioni di cui abbiamo già discusso più volte…eppure eccomi qui, decisa a ribadire ancora il concetto, pronta ad affermare che individuare un problema e non fare assolutamente niente per risolverlo ci porta a diventare complici delle cause che, quello stesso problema, lo creano.
Oggi voglio condividere la storia di un gruppo di persone che hanno fatto propria questa regola. Voglio condividere con voi la storia tanto vera quanto sorprendente di Kamikatsu: un piccolo villaggio giapponese (1700 abitanti) che ha fatto del riciclo la propria prerogativa!

Dal 2003 a Kamikatsu è stata adottata una politica zero waste che vincola gli abitanti e ogni attività commerciale a suddividere la propria spazzatura in ben 34 categorie! Categorie che portano il comune “carta, vetro, plastica” a cui siamo abituati ad un altro livello! A Kamikatsu sembra esistere un bidone apposito per ogni cosa: cartone, carta di giornale, volantini e così via!
La raccolta differenziata comincia nelle case dove involucri e contenitori vengono lavati con cura prima di essere suddivisi in ceste più o meno capienti. Una volta che i rifiuti sono arrivati ai centri di raccolta, degli addetti controllano manualmente quanto portato dai cittadini per assicurarsi di correggere eventuali errori o di rimediare a piccole sviste. Ciò che è più interessante è che ai cittadini viene fatto sapere esattamente in cosa verrà trasformato il prodotto di scarto di cui si stanno liberando: una pratica, questa, che non solo soddisfa la loro curiosità, ma mantiene anche alti entusiasmo e consapevolezza.

Un’altra perla di questa meravigliosa cittadina sono i Kuru Kuru Shop: negozi “circolari” in cui possono essere presi oggetti di seconda mano gratuitamente, scambiandoli con altri elementi che potranno essere utili al prossimo cliente! Ma Kamikatsu non si ferma qu. Per assicurarsi che almeno l’80% della spazzatura prodotta venga reciclata, decomposta o riutilizzata, sono state create anche piccole fabbriche dove le donne più anziane, che sembrano essere le più capaci in questo settore, ricavano orsetti giocattolo o borse da vecchi vestiti, kimono e persino bandiere!

Sebbene per gli abitanti sia stata inizialmente molto dura, hanno deciso di mettere in pratica questa filosofia dopo aver visto gli effetti dannosi che bruciare i rifiuti ha avuto sia sull’ambiente che sulle persone. Ora sono completamente abituati a questo nuovo regime di vita che ha permesso a Kamikatsu di abbattere i costi riducendoli ad 1/3 rispetto a quelli iniziali. Kamikatsu non si sta fermando, è infatti consapevole di dover fare il massimo per rimediare ai danni di tanti consumatori incoscienti! Per il 2020 il loro obiettivo è chiaro: essere 100% zero waste!

Il Capybara Femminista

 

Tucomingout #7 5 cose che non sapevate sulle donne bisessuali

Tucomingout #7 5 cose che non sapevate sulle donne bisessuali

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Per il Tucomingout di oggi, ho deciso di dare una conclusione a questo mese che abbiamo dedicato al tema della bisessualità proponendovi le mie personalissime riflessioni a proposito di un video che ho trovato girovagando per YouTube.
Il video in questione viene dal canale di Shanti, una youtuber svizzera, laureata in psicologia che parla di sessualità e di sviluppo personale, e racconta cinque curiosità sulle ragazze bisessuali.

La prima cosa che mi viene da dire è un enorme GRAZIE a Shianti, per aver dedicato uno spazio non solo alla bisessualità (orientamento troppo spesso dimenticato e discriminato) ma anche alla sessualità femminile, della quale, se possibile, si tende a parlare ancora di meno.

Ma entriamo subito nei dettagli!

1) LE DONNE SONO PIÙ BISESSUALI DEGLI UOMINI
Shanti dice anche che tendiamo a diventare più bisessuali col tempo. Ora, posto che l’orientamento sessuale di una persona ha tutto il diritto di cambiare ed essere fluido, mi viene da chiedermi: siamo davvero più inclini ad abbracciare la bisessualità, magari perché fin da piccole veniamo abituate ad esternare sentimenti e ad essere il collante delle relazioni umane, oppure ci sentiamo semplicemente più libere di fare coming out e sono invece gli uomini a sentire il peso del machismo e quindi a non volersi sentire “demascolinizzati” nel caso in cui ammettessero che sono attratti anche da altri uomini?
Non lo so, spero di poterne discuterne con voi!

2) LA MAGGIOR PARTE DELLE RAGAZZE BISESSUALI HA UNA RELAZIONE ETERO
Qui Shanti fa una considerazione con cui mi trovo d’accordo: è soprattutto una questione di statistica. Obiettivamente, andandocene in giro con la nostra bisessualità per le strade, è più probabile incontrare ragazzi che ragazze che provano attrazione verso le donne, per il semplice fatto che l’eterosessualità è l’orientamento numericamente più rappresentato (senza contare chi non ha ancora fatto coming out).

3) LE BISESSUALI SONO LE DONNE PIÙ A RISCHIO DI VIOLENZA DOMESTICA
Questo è terribile e non me lo spiego.
Come è possibile che ci sia una correlazione tra l’orientamento sessuale di una persona e il rischio di incastrarsi in una relazione violenta e pericolosa? L’unica cosa che mi viene da pensare è che spesso un* partner violent* sia incoraggiato da una considerazione delle persone bisessuali che è estremamente incoraggiata dallo stigma sociale che questo orientamento sessuale subisce: se io penso che la persona con cui sto sia perversa, costantemente confusa e più incline al tradimento, è più facile che la mia violenza verrà fuori.
Lo studio citato da Shanti, inoltre, sottolinea che la maggior parte delle violenze proviene da partner maschi, quindi allo stigma si aggiunge anche il peso delle caratteristiche tipiche della violenza di genere.
Nonostante ciò, è giusto ricordare che anche tra gli uomini i bisessuali sono i soggetti più a rischio.

4) LE BISESSUALI SONO LE DONNE PIÙ A RISCHIO DI DISTURBI MENTALI
Ancora una volta, l’unica spiegazione che riesco a darmi è lo stigma.
Pregiudizi, discriminazione e stereotipi portano le persone a dubitare del loro stesso valore e questo, in alcuni soggetti, sfocia in danni alla salute mentale che in alcuni casi casi si rivelano difficilissimi, se non impossibili, sa superare.

5) LE DONNE BISESSUALI SONO QUELLE CHE SI FANNO PIÙ CANNE
Ok, devo ammettere di aver riso quando l’ho sentito la prima volta.
Cosa c’entra il tipo di persone che ti porti a letto col numero di canne che ti fumi?
Poi, riflettendoci, ho pensato che questa può essere una diretta conseguenza delle difficoltà causate, ancora una volta, dallo stigma sociale.
Una persone che fa fatica ad essere accettata, quindi, magari, anche ad accertarsi, una persona che subisce violenze, che non viene considerata valida, che sviluppa malattie mentali, facilmente cercherà scorciatoie verso una condizione di maggiore serenità, anche se queste non dovessero rivelarsi migliori o più salutari.

Ma queste sono solo le mie considerazioni, ora voglio sapere cosa ne pensate voi e se siete curios*, ecco il video di Shanti:

La Mucca Intellettuale

Buon Compleanno Mucca!

Buon Compleanno Mucca!

IMG_6212Ci ho pensato un bel po’ prima di decidere cosa avrei scritto per questo articolo. Le idee che mi venivano in mente erano o troppo banali (tipo raccontare per l’ennesima volta la storia della nostra decisamente inaspettata amicizia) o troppo assurde e ci avrebbero fatto perdere per sempre la faccia, oltre alla dignità e all’ultimo briciolo di amor proprio che ci è rimasto. Non avrei mai potuto raccontare di quella volta che, correndoci incontro alla stazione, siamo cadute quasi sotto a un treno; o di quella volta che, il treno, lo abbiamo perso perché troppo occupate a svuotare una macchinetta piena di merendine. Mai, e lo ripeto, MAI, avrei potuto raccontare episodi come questi, ovvero da premio nobel per il facepalm. Per cui ho optato per un articolo più semplice, in cui poter raccontare qualcosa di questa bovina buffa e speciale! Esattamente, vi voglio raccontare COSA la rende tanto buffa e COSA irrimediabilmente speciale.

Cose che rendono la Mucca buffa:

• Ha dei piedini tanto piccoli, che ai tempi del liceo un nostro compagno di classe le chiese come riuscisse a stare in equilibrio.
• Ha un bel paio di occhiali da vista (chi lo avrebbe mai detto che anche le mucche potessero essere cieche come talpe) che le si appannano puntualmente. Anche senza alcun apparente motivo!
• Ride. Ride spessissimo e a lungo e ogni volta con una risata diversa. E, anche in questo caso, spesso capita senza alcun apparente motivo.
• Ha un ciuffetto di capelli più corti che si arriccia ogni volta che c’è troppa umidità.
• Ha una più volte attestata tendenza a biascicare mentre parla. Ed ecco che “carota” diventa “garoda”e “colonia” diventa “golania”.

Cose che rendono la Mucca speciale:

• È quell’amica che ti raggiunge a casa con una bottiglia di vino in mano, anche quando non c’è nulla da festegggiare.
• Mi ha accompagnato a un incontro sulla meditazione, nonostante chiudere gli occhi in pubblico la terrorizzi. Per non parlare dell’effetto che le fa “stare in mezzo a persone in stato alterato di coscienza” (cit.).
• È la mia fan numero uno, ma è sempre pronta a dirmi dove sbaglio e ad aiutarmi a rimediare ai miei errori.
• È femminista, ha un debole per la musica anni ’90 e per il rap fondamentalista anarchico sudamericano. E questo punto si spiega da sé.
• Potrei parlarle di qualsiasi cosa. E lo faccio. Suscitando spesso le sue lamentele quando rivelo cose che avrebbe preferito non sapere LOL.
• Anche se sembro io “la mammina”, lei ha un forte spirito protettivo nei miei confronti. È pronta a combattere le mie battaglie, come solo una vera WonderCow saprebbe fare.

E ora che state tutt* rodendo perché una persona tanto unica è la MIA migliore amica e non la vostra… SORGI E SPLENDI BELLA ADDORMENTATA! (Si, lei sta dormendo in questo momento e il mio articolo sarà la prima cosa che leggerà stamattina! Sono o non sono la migliore amica più romantica del mondo?).
Auguri Cow! Buon compleanno! Spero che tu abbia dormito bene perché ti voglio carica per stasera…ci aspettano fiumi di alcol e Drag Queen!

Il Capybara Femminista

 

Insieme per la Pace

Insieme per la Pace

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Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Pace.

Quando ho saputo di questa giornata, ho fatto quello che faccio ogni volta che scopro una nuova ricorrenza ufficiale: ho cercato il sito dell’ONU e, tentando di trattenere le lacrime che esprimevano un misto di orgoglio e commozione, ho letto quello che ha dichiarato l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in merito al Diritto dei Popoli alla Pace. Nella Dichiarazione c’è scritto che “tutti i popoli della Terra hanno un Sacro Diritto alla Pace” e che è Sacro dovere degli Stati garantire che venga rispettato, soprattutto per quanto riguarda il rischio dello scoppio di una guerra nucleare.
Ho riflettuto a lungo su queste parole e le ho trovate profondamente giuste.
Questo è bastato per causarmi una rabbia incontenibile nei confronti di quegli Stati, di quelle organizzazioni, di quei gruppi e di quelle persone che le stanno ignorando, violando, così, i diritti umani fondamentali di migliaia di popoli e individui in tutto il mondo.
È piuttosto difficile da processare come pensiero, perché in Italia e, più in generale, in tutto l’occidente, non sentiamo vicino il problema della guerra, ma ci capita spesso di leggere titoli riguardanti minacce nucleari, attacchi, morti, armi, fuga, accoglienza, instabilità e paura. E poi, appena ci sorprendiamo a distrarci da ciò che accade in luoghi e situazioni che percepiamo come lontanissimi e ad abbassare la guardia, ci raggiunge il panico degli attentati terroristici. Se siamo fortunati, ne sentiamo solo la notizia, a volte sopravviviamo, a volte no.

Quando penso alla guerra mi vengono in mente due cose: da una parte un capitolo di storia chiuso e superato dal quale non ci resta che imparare il più possibile; dall’altra i conflitti attuali, che sento così lontani e complessi, forse perché sono contemporanei alla realtà che vivo, forse perché non ho mai sentito davvero il bisogno di sforzarmi per comprenderne le cause. E penso che questo capiti a molte persone, perché difficilmente siamo portati a guardarci intorno nel momento in cui ci sentiamo sicuri e questo è normale, è perfettamente umano. Ma non ce la faccio a non puntare il dito contro tutte quelle politiche, quegli slogan, quegli atteggiamenti e comportamenti che creano popoli egoisti e chiusi, perché so che alla base di questa universale ignoranza mista a indifferenza in materia di conflitti mondiali che vedo costantemente espressa c’è una tendenza, mai superata qui in occidente, di non considerare grave un problema, un pericolo che non ci tocca, ma che tocca un’altra parte del mondo, dove vivono persone che a volte facciamo fatica a considerare tali, che tramandano culture che noi definiamo “esotiche”, come a privarle del valore che hanno perché le pensiamo come qualcosa di meno rispetto alla nostra.

Perciò, penso che in questo momento più che mai ricordarci del valore della pace sia diventato estremamente fondamentale.

Ecco perché concludo con un appello.

I gruppi Women’s March di tutto il mondo si stanno mobilitando per manifestare in favore della pace nella giornata di giovedì e anche Women’s March Milano ha deciso di fare la sua parte.

Giovedì 21 settembre, ci troverete in Largo Cairoli, Beltrami, a Milano.
Se volete partecipare, vestitevi di nero e portate con voi un fiore bianco, ricordandovi di attaccare al suo stelo un messaggio di pace.
Leggeremo la Dichiarazione di Pace scritta da Women’s March sia in italiano che in inglese, daremo spazio ai gruppi partecipanti affinché raccontino il loro impegno nel favorire il rispetto della dignità, della parità e della giustizia, che sono i temi centrali di quest’anno.
Dopo esserci ascoltat* a vicenda, ci scambieremo i fiori.

Spero davvero di vedervi!

La Mucca Intellettuale

Ode al Femminismo

Ode al Femminismo

IMG_5919Gli ultimi giorni sono stati, per così dire…turbolenti. I miei principi e il mio attivismo mi hanno portato nel giro di poche ore a essere chiamata “fondamentalista” da alcuni e “supereroina” da altri. In determinate persone ho suscitato paura. Si trattava di quelle persone che mi guardano con sospetto perché la penso diversamente da loro, e che provano, forse, invidia, nel vedermi sostenere le mie teorie con una decisione che loro probabilmente non hanno avuto mai nella vita.

Da questi individui ho ricevuto sguardi di odio accompagnati da affermazioni del tipo “Non mi fido di te! Lo sanno tutti che gli estremisti sono quelli che portano alla guerra!”. Da una parte, mi ha scioccato sentirmi dire certe cose da persone che avevo molto vicine e che, erroneamente, pensavo di poter tenere vicine per molto tempo; dall’altra non posso dirmi sorpresa. Ricerche e studi mi hanno insegnato che il femminismo mette in discussione formule talmente interiorizzate dalla società, da essere percepito effettivamente come una minaccia da coloro che, consapevoli o meno, in quello strato di sessismo e misoginia che ricopre più o meno ogni forma di istituzione o intrattenimento, ci si crogiolano.

Questa serie di eventi turbolenti, che non mi dilungo a descrivere, ma che mi hanno portata a sfiorare le botte di un uomo il cui pollice era grande quanto il mio orecchio, mi hanno riempito la gola di un grosso groppone fatto di rabbia e disgusto. Disgusto nei confronti degli uomini che ancora credono di poter trattare le donne come pezzi di carne dalle forme più o meno attraenti e di rabbia nei confronti di quelle donne che, immerse fino al collo nel già citato strato di sessismo e misoginia, nascondono il loro legame con un sistema patriarcale dietro a ipocrite uscite del tipo “io sono per le donne”.

Ora, essendo tutto ciò successo a ridosso della scandenza per la stesura di un articolo, mi sono trovata davanti a due opzioni: scrivere un articolo che potesse racchiudere tutto la mia rabbia e il mio disgusto e dare libero sfogo al mio groppone in gola, oppure scrivere un testo pieno di amore e di riconoscenza verso quel movimento che mi ha permesso di scardinarmi dai meccanismi quotidiani che avviliscono le donne e non solo.

Per cui ecco qui, la mia Ode al Femminismo

Senza il femminismo, ora sarei probabilmente nel mezzo di qualche dieta estrema e poco salutare.
Senza il femminismo potrei essere ancora coinvolta in una relazione abusiva. O meglio, in una serie di relazioni abusive. Quelle che dei nomignoli poco simpatici, affibiatimi quando ancora non avevo dato il primo bacio, mi hanno fatto credere di dover intraprendere.
Senza il femminismo, ora mi guarderei allo specchio convinta di non essere abbastanza, confrontando con ossessione il mio riflesso alle foto di qualche star di Instagram.
Senza il femminismo, farei finta di niente mentre lungo la strada uomini più simili a caricature di loro stessi si sprecano in fischiatine e suoni raccapriccianti.
Senza il femminismo, mi terrei vicino amiche che non contribuiscono alla mia crescita, perché non avrei l’ambizione di pretendere di più dalla mia generazione e dalle esponenti del mio sesso.
Senza il femminismo, non avrei il senso critico di confrontare le fonti prima di prendere una posizione. Non farei I salti mortali per presentarmi alle urne ogni volta che sono chiamata a farlo, perché non apprezzerei gli sforzi fatti dalle donne che, venute prima di noi, sono morte affinché noi potessimo lasciare un segno a matita. Senza il femminismo non apprezzerei la diversità e avrei due cornrows lunghe fini ai fianchi perché non conoscerei il concetto di “appropriazione culturale”.
Senza il femminismo percepirei una donna velata come una minaccia, un musulmano come un terrorista e un omosessuale come un malato.

Ma, per fortuna sono una donna libera, per cui: Ode al Femminismo.

Il Capybara Femminista

Da grande sarò Brenda Howard

Da grande sarò Brenda Howard

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Credo che la gratitudine sia la forma migliore in cui io possa trasmettere la storia di questa magnifica donna.

Apertamente Bisessuale, Brenda Howard non ha solo dato visibilità a tutta la comunità bisex, facendo coming out in un’epoca in cui non era per niente facile farlo, ma ha anche sdoganato tabù come il poliamore e il BDSM, semplicemente praticandoli, rispettando il sacrosanto concetto di consenso.
E furono proprio i diritti delle persone LGBT il fulcro dell’attivismo di Brenda Howard, che, all’indomani dei fatti di Stonewall, iniziò a dedicarsi sempre di più a questa causa, organizzando una marcia per il primo anniversario di quegli episodi, introducendo per la prima volta il concetto di orgoglio e rendendo Giugno il mese del Pride, cosa che le fece guadagnare l’appellativo di “Mamma del Pride”.

D’accordo, sarebbe “mother”, non “mum”, ma quando suona più dolce “mamma”?

Anyway.

Come se non bastasse, mentre portava avanti la sua lotta nel Fronte di Liberazione Omosessuale, riuscendo a ottenere diversi diritti per la comunità LGBT, Brenda si dedicò nello specifico alle persone bisessuali, alla loro visibilità e alla creazione di una rete che potesse unirle permettendo loro di uscire dall’isolamento che le caratterizzava (e che spesso, purtroppo, ancora le caratterizza).

Ma la lotta per i diritti LGBT non fu l’unica portata avanti da questa meravigliosa donna.

Infatti, dopo aver fatto il suo ingresso nel mondo dell’attivismo già negli anni ‘60, con le proteste pacifiche contro la guerra nel Vietnam e contro la partecipazione degli Stati Uniti al conflitto, ben presto Brenda iniziò a rendersi conto dell’oppressione maschilista che lei e tutte le altre donne stavano subendo: questo la portò a unirsi al movimento femminista e a denunciare apertamente il patriarcato, dando, così, il suo contributo anche alla Seconda Ondata.

Grazie, Brenda!

Grazie perché ci hai liberat* e grazie perché sei una meravigliosa fonte di ispirazione!

La Mucca Intellettuale