Da grande sarò Virginia Woolf

Da grande sarò Virginia Woolf

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È passato da poco il suo compleanno e, visto che prima o poi un articolo gliel’avremmo dedicato, mi sembra giusto prendersi un momento per ricordare una delle più importanti figure non solo per il femminismo, non solo per le donne, ma per la storia dell’umanità intera.

glese, ha una bibliografia invidiabile sia per quanto riguarda i numeri sia dal punto di vista della qualità, ma da dove arriva questa donna meravigliosa?

Dall’Inghilterra, dove è nata il 25 gennaio 1882, in piena età vittoriana, quando alle ragazzine non era concessa l’istruzione, ma, fortunatamente per lei e per noi, ebbe l’opportunità di istruirsi, di leggere i libri dell’immensa biblioteca del padre, di studiare il latino e il francese grazie alla madre e di frequentare gli ambienti più culturalmente attivi della Londra dell’epoca.

Fu lei stessa, insieme al marito, la fondatrice di circoli culturali dove, con i e le migliori intellettuali europei si discuteva di letteratura e politica.

La politica, però, non era solo oggetto delle animate discussioni dei circoli, ma anche parte integrante della sua vita pubblica: oggi è considerata una pietra miliare del femminismo grazie al suo attivismo con il movimento suffragista inglese (è contemporanea di Emmeline Punkhurst, dopotutto) e alla meraviglia che sono i suoi testi, nei quali parlò spesso di donne, del loro ruolo e della loro condizione, primo fra tutti Una stanza tutta per sé.

Dato l’importante ruolo che ebbe pubblicamente per il corso della storia, parlare della sua vita privata può sembrare superfluo, ma io credo che avvicinarsi sul piano umano a questa donna possa essere utile ad ognuna di noi.

Virginia Woolf era bisessuale ed ebbe una travagliata relazione con una donna.

Rimase orfana di entrambi i genitori e i due lutti tirarono fuori disturbi mentali contro i quali si trovò a combattere tutta la vita.

Fu testimone di due guerre mondiali.

Come la sorella, fu vittima di abusi sessuali da parte del fratello: un altro trauma che la fece sprofondare in un’insuperabile depressione.

E fu proprio questa la causa della sua morte: i terribili eventi traumatici che segnarono la sua vita la condussero al suicidio il 28 marzo 1941.

La Mucca Intellettuale

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Nel 2018 lotterò per…

Nel 2018 lotterò per…

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Domenica 21 Gennaio, a Milano, Women’s March è scesa in piazza insieme, ovviamente, a noi del Tucamingo, in quanto membri uffciali, e ad altre 300 meravigliose, promettenti e coraggiose persone.
Per chi non lo sapesse, women’s march non si svolge come altre marce di protesta: non ci sono cortei nel nostro caso, non ci sono fumogeni, né risse con la polizia (mi spiace deludere chi ci sperava!), bensì, ogni persona presente è chiamata a prendere la parola urlando, piangendo o semplicemente condividendo le proprie difficoltà o le proprie speranze.
Per due ore ininterrotte, il megafono è stato passato di mano in mano dai presenti, tra i quali si sono distinti ragazzi e ragazze giovanissimi/e. Purtroppo non abbiamo avuto modo di prendere nota delle loro parole, ma sono stati loro stessi a lasciare scritti i pensieri che vi riportiamo qui di seguito.

Ecco come alcune delle persone presenti hanno scelto di rispondere allo slogan “I MARCH FORWARD INTO 2018 FOR…/ NEL 2018 LOTTERO’ PER…”

1. Lotto per la serenità.
2. I march because a woman shouldn’t be defined based on her beauty. That doesn’t define her.
3. My country, our world, a blue tsunami in the 2018 midterms and fair elections! I want a female president in the whit house, soon! We need a kinder, more compassionate an just country, equal pay for equal work, equal opportunities, affordable child care, protections against violence towards women, no more bigotry, sexism, racism, embarrassment from he White House and a far better education system. And GUN CONTROL!power to the polls! The pink pussies have returned, en masse! We are marching, we are running, we are voting and WE WILL WIN! Vote from abroad.org
– Theresa
4. Siamo complici, non rivali! Credici!
5. I march because women can. Because women can work as men. Because women can spear up for themselves. Because women can wear what they want and not be judged. Because women can do anything, because they are daughters, workers, activists, mothers and they are life. – Francesca A.
6. I march because I am valid as a human being, despite my race, gender and sexual orientation. I march because I want to be a scientist and I am as smart as my male colleagues. I march because I am a woman and proud of it! – Sofia G.
7. I march for women who don’t have a voice, and are still not able to spear. I fight for equality. – Francesca A.
8. I march because we have to stop telling girls to be careful when they go out at night. We have to tell boys to behave. – Chiara Rainbow
9. I march because I want my goals to be considered as valid as the ones of other male students. When I’ll become a diplomat, no one will laugh! – Sara
10. Abbattere le discriminazioni basate sul colore della palle, sull’identità di genere, orientamento sessuale, vissuto e classe sociale.
11. #MeToo we shouldn’t explain sexual harrassment. This treatment won’t be tolerated anymore.
12. Continuate a protestare – Ludovica 3^C Armando Diaz
13. I march because I was raped when I was 12yo and nobody believed me. I need to let people know that they are not alone. I want a better place for my girlfriend and my future daughter.
14. I march for those who can’t and for him.
15. I march for the under represented communities : LGBTQIA+, women of color and immigrants #resist.
16. It’s time for women to finally get the respect they deserve. I have 6 nieces and I don’t want them to endure the constant sexism at work that I have experienced both in England and Italy. We must stand together, we are all equal. respect.
17. I fight 4 my girls!
18. #MeToo is overdue and just the start!
19. I march because I’m not supposed to be afraid walking down the streets.
20. Per le persone che non possono marciare, per riconoscere i miei privilegi e cercare più equalità .
21. My voice to be heard as my male friends’.
22. Per tutti.
23. I care about our world, our rights, I march because I love freedom and to be myself. PS: I didn’t vote for Brexit!
24. Womesn’s and human rights all over he world! – Joanne
25. For being myself, with my clothes without hearing someone calling me a “whore” or a “slut”.
26. Non sono troppo piccola!
27. I march for equality of the sexes. Equal pay, equal opportunities. Equality to choose what I do with my bod. The perpetrators of sexual assault are to blame, are they who should feel ashamed.
28. Because I can and won’t stop until we are all equal.
29. I march because I am proud of who I am.
30. I march to be what I want to be without being judged. – Camilla
31. You are the future, and future looks good!
32. LGBTQIA+ and everyone else’s rights.
33. I march so that no woman or man will have to suffer the horrible effects of sexual abuse and sexual assault. #MeToo. – Thea D.
34. I march because 1 in 4 women experience domestic violence in their lifetime, because more than 200million women and girls have experienced genital mutilation, because women and girl make up 98% of sex trafficking victims, because 31 million girls are kept out of school, because so many girls are still burned, flogged or shot for pursuing basic human rights I take for granted.
35. Lotterò per essere libera di vivere la mia femminilità.
36. The future is equal!
37. Meglio puttana che fascista!
38. Perché nessuna delle mie sorelle debba ancora dire “Me Too”.
39. I march because I want everyone to be proud of who they are.
40. Marcio perché non possiamo più farne a meno.
41. I march because humans can be whatever they want. I march because feminism is what I need, what everyone needs. Because it’s freedom.
42. I am proud to be here again! Together we will all go forward. – Theresa Liu
43. Fare il cazzo che voglio!
44. Perché insieme siamo forti!
45. Perché insieme i nostri mondi diventano un magnifico universo.
46. Potermi sentire libera in tutto ciò che faccio, sempre. -Giuli
47. Marcio perché sento che sia un mio dovere. – Giulia
48. Per dire grazie a chi è venuto prima e per continuare ciò che è stato. Per essere tutti uguali. -S.
49. For freedom and justice.
50. Per quello che potremmo fare io e te.. io e mia figlia! We can!
51. Per non banalizzare le molestie sulle donne dicendo che è “normale” e che non ci possiamo fare niente. Non vivere una vita nella paura di camminare da sola di note, di avere paura delle cose che indosso.
52. Marcio perché nessuno debba più avere paura di essere se stesso.
53. Per un mondo in cui non ci sia più bisogno di manifestazioni.
54. Sogno un mondo in cui non debba sentirmi inferiore, perché donna.
55. Per far votare gli americani al midterm!
56. Per dire auguri e figlie femmine!
57. Per voi.
58. Sono qui perché un giorno la mia nipotina di due anni possa vivere in un mondo più giusto ed equo, voglio che possa sentirsi fiera di essere donna e che possa sentirsi libera di fare ed essere ciò che vuole.
59. Per non avere più paura, per potermi sentire sicura e libera, per mettere fine alle discriminazioni che vivo solo perché sono una donna fiera di esserlo.
60. I march because I don’t want to be silenced by everyday sexism towards women and minorities (non cis, non white, non heterosexual and disabled people) here in Italy as well as abroad. – Penny
61. Grazie! Lottate per cui credete, per chi siete. – Dessa

Sperando di vedervi tutti presenti alla marcia dell’anno prossimo e ricordandovi di rimanere in contatto con Women’s March Milano per le prossime iniziative,

Il Capybara Femminista

10 buoni motivi per partecipare a Women’s March Milano 2018

10 buoni motivi per partecipare a Women’s March Milano 2018

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1.Avrete la possibilità di partecipare ad un evento storico: Women’s March è la protesta più grande della storia!
2. Potrete conoscere i membri di Women’s March e del Tucamingo.
3. Avrete l’occasione di scoprire tanti gruppi di attivist* grazie all’incontro diretto con i loro membri.
4. È un modo pacifico, ma deciso di dire no al razzismo, alla misoginia, all’omofobia e all’odio.
5. Potrete soddisfare la vostra voglia di azione, dare voce al vostro bisogno di cambiamento.
6. Se siete di Milano: avrete possibilità di scoprire e/o alimentare uno dei lati più vivaci della vostra città. Se venite da fuori: potrete cogliere l’occasione di vivere un’esperienza unica in una delle piazze più belle d’Italia.
7. Incontrando il gruppo Women’s March-Milan, potrete iniziare a collaborare con noi come volontari.
8. Potrete condividere il vostro pensiero e il vostro desiderio di parità e giustizia parlando agli altri partecipanti (sì, sto parlando di due megafoni che aspettano la vostra voce).
9. È un evento internazionale al quale parteciperanno persone da tutto il mondo è che permetterà, così, di costruire ponti dove sono stati costruiti muri.
10. Diventerete parte di una Resistenza Globale!

La Mucca Intellettuale e Il Capybara Femminista vi aspettano domani, domenica 31 gennaio in Piazza Della Scala, a Milano, alle ore 17! 

Per scoprire di più sull’evento, consultate la nostra pagina Instagram tucamingo_femminismo e la pagina FB di Women’s March Milan

I cavalieri nel XXI secolo li teniamo in Dungeons & Dragons

I cavalieri nel XXI secolo li teniamo in Dungeons & Dragons

IMG_8837SCENA:
È capodanno e sto festeggiando a casa di amici con un bicchiere di spumante in una mano e gli occhi piantati sui bastoncini del Shangai che il mio compagno ha appena lasciato cadere sul tavolo. Sono lì che già penso al culo che mi dovrò fare per aggiudicarmi il bastoncino da più punti, quando il mio flusso di strategie viene interrotto dall’amico alla mia destra: “Prima le donne: vai Auro, comincia pure”. Lo guardo un po’ interdetta, senza sapere bene cosa pensare…lui mi guarda, si scusa, sottolinea che non voleva essere sgarbato, ma solo gentile.

Okay, ma da quella sera nella mia testa frulla la domanda. “A cosa è dovuta quella gentilezza?”.

E dopo circa tre settimane di ricerche e pare mentali, so darmi una risposta e mi permetto di darla anche a voi: Maschilismo Benevolo.

Partiamo da un’analisi del termine: “Gli item che rivelano il maschilismo ( o sessismo) benevolo”, afferma la Dottoressa Chiara Volpato in “Psicologia del Maschilismo”, “celebrano l’amore romantico o l’interdipendenza intima, sostengono che le donne che accettano i ruoli tradizionali siano esseri meravigliosi, fragili e delicati che hanno bisogno della protezione maschile”.

Correre ad aprirle la portiera della macchina, rifiutarsi di pagare alla romana quando andate fuori a cena o cedere il proprio posto a sedere alla bella signorina appena salita sul tram sono tutte proiezioni di un’’ideologia ben lontana dal pensiero egualitario che dipinge, malinconicamente, la donna come bambolina da accudire.

E, dal momento che studi di specialisti portati avanti in svariate nazioni e su numerosi campioni hanno rivelato come il maschilismo benevolo sia sempre strettamente intrecciato al maschilismo ostile (quello le cui espressioni vorrebbero apertamente giustificare il predominio maschile), non mi sento di fare dell’allarmismo consigliando ai Lor Cavalieri di far caso alle ideologie che li portano a prodigarsi in quel modo davanti ad una donna, perché non sono molto diverse da quelle che, un domani, potrebbero portarli ad appostarsi sotto casa dell’ex fidanzata, perdendo di vista la linea non troppo sottile tra “stalker” e “amante dal cuore spezzato”.

Questo non significa che la prossima donna che si infilerà dietro di voi nella porta del McDonald’s meriterà di sbattere il muso sul vetro infrangibile, of course. Tutto sta nell’imparare a distinguere la “galanteria” (specchio del maschilismo benevolo) e la gentilezza. Tenere aperta la porta o aiutare una persona con dei bagagli pesanti a scendere dal treno sono gesti non solo apprezzati, ma richiesti, a parer mio, ad un cittadino con un briciolo di senso civico e ad un essere umano con il minimo livello di empatia.

Ovviamente questo discorso vale tanto per i nostri amici quanto per le nostre amiche.

Siamo noi donne le prime ad abituarci alle attenzioni che il maschilismo benevolo ci concede dall’alto del suo piedistallo. Riportando ancora una volta le parole di Chiara Volpato, infatti “ In tutti paesi, Italia compresa, gli uomini hanno rilevato punteggi più alti di maschilismo ostile rispetto alle donne, cosa che non si è rilevata per il maschilismo benevolo; si è trovato infatti che le donne tendono ad accettare questa ultima forma, soprattutto nelle condizioni di maggiore disparità […] in tal modo si perpetua però un circolo vizioso: più gli uomini minacciano le donne, più queste cercano rifugio in alcuni di loro”.

Sperando di avervi dato uno spunto di riflessione,

Il Capybara Femminista 

 

 

Ho molestato una ragazza: l’altra faccia del #MeToo

Ho molestato una ragazza: l’altra faccia del #MeToo

2B45B065-7878-4FD1-ADE4-EE183A39E517Non è un titolo clickbait, è successo davvero e ho davvero intenzione di parlarne perché mi sono accorta di quanto riflettere su certe cose con una mente lucida possa essere utile.

Long story short, tanto non è questo l’importante.

Quando andavo al liceo, nella mia classe quasi totalmente femminile, c’era questa ragazza, bellissima, con un corpo che mi faceva costantemente confondere l’invidia con il desiderio e alla quale, ne sono certa, mancava la voglia di avere le mie mani sul suo culo ogni volta che mi veniva in mente che scherzare su quanto fosse perfetto potesse essere non solo una buona idea, ma anche l’equivalente di un complimento!

[Non sentitevi sporch* quando subite molestie, vi garantisco che ci si fa più schifo quando ci si rende conto di averle inflitte. NdR]

Apparentemente, non è nulla di eccessivamente traumatico, soprattutto perché inserito nel contesto goliardico della ricreazione, tanto che si fa quasi fatica a capire cosa ci sia di sbagliato.
E in effetti ci ho messo alcuni anni a capirlo e non sono bastati: mi ci è voluto il #MeToo per arrivarci.
Insomma, ne ho dati di schiaffi sul culo alle mie amiche, perché questo dovrebbe essere diverso?

Ecco che inizia la ramanzina sulle molestie fatta da una femminista con un passato da molestatrice.

Gli elementi sbagliati in quel mio racconto ci sono tutti:

1. Lei e quanto era avvenente. Echissenefrega? Voglio dire, sì, era stupenda, e allora? La bellezza è forse una buona ragione per molestare qualcuno? Cos’è, una specie di punizione per la bellezza? Devi stare al di sotto del canone di perfezione per sperare di fare quello che vuoi del tuo corpo senza che al genio di turno venga in menta che il tuo culo deve essere di dominio pubblico?

2. I complimenti. I complimenti non mancavano mai e vedevo le mie mani sul suo culo semplicemente come un modo più diretto di enfatizzare quanto mi piacesse. Peccato che non ci siamo per niente: mettere le proprie mani sul corpo di un’altra persona o commentarlo in maniera invasiva senza il suo consenso è una molestia. Buongiorno, ben arrivata tra le persone decenti.

3. Il consenso. Alla fine si arriva sempre qui, perché è questo il punto. Non eravamo amiche, chiacchieravamo qualche volta perché eravamo compagne di classe, ma non c’è mai stata una confidenza tale da poter inferire il suo consenso da qualcosa di diverso da una domanda diretta (ammesso che questo grado di confidenza esista). Eppure io mi sentivo autorizzata a farlo perché sbagliavo tutto: ero convinta che dietro ad una molestia ci fosse l’interesse sessuale e io, in quanto femmina, non potevo provare alcun genere di interesse nei confronti di un’altra femmina, quindi non era più molestia, quindi andava bene. A prescindere dal fatto che questa cosa è omofobica e bifobica da morire, io non tralascerei il fatto che è da un anno che racconto di essere bisessuale (Kevin Spacey who?). Le ragazze mi piacciono eccome e quell’interesse c’era eccome, quindi quel ragionamento assurdo si smonta da solo. Ma, di nuovo, il punto non è quello: una molestia non ha nulla a che fare col desiderio, è solo un’altra forma di violenza.

Non è stato immediato fare questo tipo di ragionamento (altrimenti l’avrei fatto prima di molestarla), ma sono contenta di essermi ritagliata lo spazio per condividerlo perché, chissà, forse, se a spiegare queste cose è una molestatrice che le ha capite, tutte quelle persone che hanno fatto la stessa cosa si sentiranno un po’ meno sgridati e ci arriveranno.

La Mucca Intellettuale

Da grande sarò Mona Haydar

Da grande sarò Mona Haydar

185861F4-455D-4AF6-A748-3834F7345540Sarei stata più furba a fare uscire questo articolo quando il suo video è diventato virale, ma all’epoca non mi ero fissata così tanto con questa canzone, che ora non ne vuole sapere di uscire dalla mia testa, quindi ho pensato di condividere questa cosa con voi e di presentarvi il mio attuale idolo: Mona Haydar.

Mona Haydar è un’attivista americana e musulmana, impegnata nella lotta al sessismo e all’islamofobia, è femminista ed è una poetessa (alla musica arriviamo tra poco, promesso).

Una delle caratteristiche principali di questa donna è senza dubbio la spiritualità. Sul suo sito web si legge che è “instancabilmente entusiasta di Dio”, cosa che l’ha portata, durante gli anni in cui ha vissuto a Damasco, a dedicare i suoi studi alla spiritualità islamica, a vivere sulle montagne del Nuovo Messico e a frequentare un master in Teologia, che si sommerà alla laurea conseguita all’università del Michigan.

Mona Haydar, durante tutta la sua vita ha unito alla sua spiritualità da una parte al suo amore per la poesia, che dalla semplice scrittura dei versi si è presto trasformata in performance, dall’altra al suo attivismo.

Mona non è mai stata in silenzio.

Lotta da sempre per le donne, contro la violenza di genere e contro l’islamofobia, oggi più che mai, visto che si è ritrovata a vivere nel Paese con presidente che fa i Muslim ban ogni volta che si sveglia di cattivo umore.

Nel 2015, Mona ha deciso di mettere insieme tutte queste cose e ha creato la canzone definitiva.

Affermando con fierezza la sua religiosità ed esprimendo il desiderio di un “pianeta femminista dal quale i misogini sono bannati” (can you hear me, presidente? Chi è chi si becca il ban adesso?), ha trasformato la sua poesia in rap, girando un fantastico video circondata dalle sue Hijabi Ladies e mostrando con fierezza il suo ottavo o nono mese di gravidanza.
E qui non mi sento di aggiungere altro, vi dico solo di ascoltare la canzone e che su YouTube esiste anche il tutorial per la coreografia!

La Mucca Intellettuale

Big Mouth: Avere 12 anni non fa più così schifo

Big Mouth: Avere 12 anni non fa più così schifo

IMG_8711Tra l’ansia da sessione esami che si avvicina e l’overdose da panettone, penso di non essere stata la sola a trascorrere una buona dose di queste vacanze natalizie schiaffata sul divano in balia di Netflix e dei suoi mirabolanti contenuti. In particolare, poiché me la consigliarono in tanti, io e il mio ragazzo ci siamo fatti catturare da Big Mouth: cartone animato statunitense, per adulti, prodotto da Netflix e uscito lo scorso settembre. Big mouth conta dieci episodi, per ora, e narra, per citare Wikipedia, “ le meraviglie e gli orrori dell’adolescenza”.

Guardare big mouth è stato uno spasso per tanti motivi: seguire le avventure di Nick e Andrew, I due protagonisti principali, e dei loro amici che mettono piede per la prima volta nel magico mondo della pubertà è stato catartico: mi sono onestamente liberata degli imbarazzanti ricordi di quella fase ed è stato infinitamente divertente confrontarmi con il mio lui su temi come il primo ciclo, la masturbazione e i primi sogni erotici. Ovviamente, però, non è questo il motivo per cui voglio parlarvi della suddetta serie…

Big mouth si merita una pagina su questo blog per la quantità di tematiche all’avanguardia che solleva: dalla scoperta della propria sessualità (che non deve per forza essere ETEROsessualità), alla masturbazione e il desiderio femminili: un episodio dopo l’altro, Big Mouth arriva dove tutte le serie ad essa più assimilabili (Griffin, Simpson, South Park…) non si sono mai spinte.

Cercherò di fare qualche esempio più specifico, tenendo sotto controllo gli spoiler, I Swear!

L’episodio dedicato al ciclo mestruale si sviluppa, giustamente (LOL) con note melodrammatiche: ovviamente alla ragazza in questione viene il ciclo il giorno della gita scolastica e, ovviamente, indossava dei pantaloncini bianchi per l’occasione! Fin qui tutto sembra abbastanza mainstream, se non fosse che, in questa esperienza, si trova coinvolto anche il protagonista: gli autori avrebbero potuto sprecarsi in battutine misogine o scenette viste e riviste in cui il ciclo mestruale viene demonizzato e la donna/ragazza mestruata di turno viene sminuita o presa in giro, ma big mouth cambia registro: il ragazzo è comprensivo e cerca di rendersi utile sia cercando ciò che può sostituire gli ovviamente fuori mano assorbenti, sia prestando ascolto e cercando di alleviare le ansie dell’amica (che è davvero solo un’amica) in quella situazione per lei delicata.

Un altro episodio impareggiabile è quello in cui uno dei personaggi principali comincia a mettere in dubbio la propria eterosessualità, trovandosi attratto da un ragazzo. Abbracciando la sua ipotetica omosessualità senza troppi conflitti interiori, decide in un primo momento di non dire nulla al suo migliore amico, che però lo verrà a scoprire per vie traverse. Anche qui le battute omofobe avrebbero potuto sgorgare da ogni luogo: mi aspettavo di veder rappresentata, matematicamente, la classica scena per cui il maschio etero di turno avrebbe dato per scontato che, trovandosi a meno di due kilometri di distanza da un gay, questo avrebbe sicuramente voluto avere un rapporto sessuale con lui (rapporto sessuale da evitare assolutamente, per mantenere la propria posizione di maschio alpha, of course). E invece no. Anche in questo caso, big mouth evita i demoralizzanti luoghi comuni: l’amico, tenuto all’oscuro dal suo compagno di scuola sui suoi più intimi pensieri, si dispiace di non essergli stato vicino e non ci pensa due volte a dire che, gay o no, la loro amicizia non sarebbe stata in alcun modo compromessa da questa vicenda.

Gli esempi che potrei riportare sono un’infinità: dalla festa del bar mitzva a tema “Femminismo”, al discorso “pornografia” che viene seriamente problematizzato, fino alla composizione etnica dei protagonisti per cui i bianchi sono una minoranza…

Sia volendo vedere big mouth come uno specchio della nostra generazione (finalmente pronta a concepire gli orientamenti sessuali più svariati, a rappresentare le minoranze e a concretizzare la sessualità femminile), sia sperando che questa stessa serie possa aprire gli occhi a chi di parità ancora non ne capisce un c***o, non posso che essere entusiasta di Big Mouth e della sua vivacità!

PS: Jessi Glaser è la vita ❤

PPS: Io mi sono finita tutti gli episodi in tre giorni…voi quanto pensate di metterci?

Il Capybara Femminista