Tucomingout #4 Who is afraid of gender?

Tucomingout #4 Who is afraid of gender?

Giugno è il mese del Pride e io non sto più nella pelle perché quest’anno parteciperò alla mia prima Pride Parade e, spero, anche a tutti gli altri eventi della Pride Week. Perciò il Tucomingout di oggi non è il racconto di una vita, non è una riflessione impegnata su un tema serio e difficile da affrontare, ma è un piccolo spunto per iniziare a prepararsi a dovere alla parata più bella della storia.

Il messaggio è molto semplice e la canzone è fantastica! Nessuna paura e nessuna vergogna! Solo glitter, rosa e orgoglio!

BUON PRIDE!

La Mucca Intellettuale

Quando l’unica fonte è quella bianca

Quando l’unica fonte è quella bianca

IMG_3391L’idea per questo articolo mi è giusto venuta l’altra sera, quando dopo una giornata di studio sono uscita a distrarmi con due delle migliori amiche che un Capybara Femminista potesse desiderare. Beh, non so che immagine vi siate figurati voi, ma per noi, quella sera, non ci sono stati pettegolezzi o risatine.

Abbiamo invece parlato per quasi tutto il tempo di colonialismo, di come tutti ne stiamo ancora vivendo le conseguenze e, soprattutto, di perché ci è stato insegnato a scuola come se fosse niente più che una svolta economica. Perché parlando della scoperta dell’America (okay, ormai mi viene da ridere alla parola “scoperta” perché penso sia l’espressione più eurocentrica mai pronunciata) degli Indigeni Americani si è fatto appena cenno? Perché dei centinaia, anzi, dei migliaia di africani che sono stati deportati dalle loro terre per servire l’uomo bianco ci è stato detto solo che “sulle navi morivano di stenti”?

Beh, noi non siamo sociologhe o antropologhe, ma una risposta mi sono sbilanciata a trovarla. Non conosciamo gli Indigeni Americani e non sospettiamo cosa abbiamo potuto provare gli Africani deportati per lo stesso motivo per cui immaginiamo la conquista del Far West come un’impresa eroica ed eccitante. Le fonti. È servito “Balla coi lupi” per dare una scrollata all’uomo bianco, farlo inciampare nei suoi stessi piedi e fargli notare quanto pericoloso fosse cadere dal suo piedistallo. È servito che tutte le comunità native americane si unissero formando una catena compatta di centinaia e centinaia di persone quando la DAPL ha minacciato le loro terre, perché ci ricordassimo che la loro cultura non solo è ancora pulsante, ma va ben oltre il viso dipinto che scimmiottiamo alle feste in maschera.

Le fonti con le quali le informazioni ci giungono plasmano un’enorme fetta dell’informazione stessa. Soprattutto quando si parla di culture e di civiltà, la scelta migliore che possiamo fare è dare la parola agli esponenti di quel gruppo. Credo fermamente che nessun giornalista possa esprimere tutta la verità o il valore che possa, ad esempio, avere un hijab per una donna musulmana; riservatevi la ricchissima possibilità di interpellarne una.

Spero che tutti quei gruppi minoritari ancora latenti, di cui ancora spesso neghiamo i diritti e le volontà, possano trovare la forza di esprimere le loro idee, possano trovare la voce che possa dar forma a una nuova e preziosa fonte diretta. Perché per i Nativi Americani il Columbus Day è giorno di lutto.

Il Capybara Femminista

Orgasmi in regalo!

Orgasmi in regalo!

IMG_6663Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo di tpi.it che nel titolo diceva solo “Il sito Femminista che regala vibratori alle donne”.
Mi sembrava troppo bello per essere vero, perciò l’ho aperto e, scettica, mi sono messa a leggere.

Ragazze, quel sito esiste davvero.
Ed è vero che vi regala i vibratori!
(Sì, qualcosa si paga, ma pochissimo, giuro!)

L’articolo spiegava che Sexy Revolution vuole spronare le donne e le ragazze ad esplorare la propria sessualità andando oltre i “classici” rapporti sessuali, durante i quali spesso viene lasciato poco spazio alla fantasia, ma, soprattutto, al piacere femminile. Pare, infatti, che solo il 65% delle donne eterosessuali riesca a raggiungere l’orgasmo col partner, mentre per gli uomini la percentuale risulterebbe decisamente più alta (parliamo del 95%).

Dunque, dopo un momento di sconforto legato al fatto che, se qualcuno ha deciso di intervenire in questo modo, significa che questa necessità esiste davvero, ho iniziato a riflettere su perché sia così giusto.

Purtroppo, nel 2017, un’epoca in cui sono disponibili possibilità infinite, per tutti i generi, in ambito sessuale, il piacere femminile è ancora un tabù, nei casi più fortunati, altrimenti se ne parla come di qualcosa di assolutamente sbagliato, se se ne parla.
Il risultato di questa omertà è che le prime a mettere in secondo piano il piacere femminile, spesso, sono proprio le donne, che rischiano di convincersi che l’orgasmo sia un’eccezione e non la normalità, smettendo di dargli l’importanza che ha e che si merita.
Perciò, per concludere con un messaggio che sia positivo, ma senza regalare nulla, perché non posso permettermelo, voglio invitarvi tutte a tornare a concentrarvi su di voi, sul ciò che vi piace e che non vi piace, su cosa va bene e cosa no per voi e per il vostro piacere e voglio chiedervi di prendere in considerazione questa opportunità perché se fate del buon sesso con voi stesse, sicuramente anche quello in compagnia migliorerà!

Ecco il link al sito:

https://sexyliberation.org

Buon divertimento!

La Mucca Intellettuale

Da grande sarò Asieh Amini

Da grande sarò Asieh Amini

IMG_3316Asieh fa parte di quella schiera di donne decise a portare un cambiamento concreto e duraturo nella realtà che le circonda. Fa parte di quelle donne professioniste, il cui merito non viene sempre riconosciuto. Fa parte di quel gruppo di persone che rischiano la vita, ogni giorno, per salvare quella degli altri. No, non è una supereroina…non una di quelle che volano tra i palazzi con un mantello annodato al collo, ma…beh, poco ci manca!

A noi contemporanea, Asieh, giornalista e poetessa coraggiosa, vive la sua vita cercando di abbattere un fenomeno che mi sbilancio a definire “abominio” e che assurdamente ancora si verifica nel 2017: i delitti d’onore.

Nata nel nord dell’Iran, in una regione che consente alle donne il diritto alla proprietà privata, al lavoro e che garantisce a entrambi i sessi un margine di potere sociale, Asieh si rese conto dell’esistenza di questo crimine solo quando cominciò a lavorare come giornalista.

Amini apprese con grande orrore come centinaia di giovani ragazze venissero condannate a morte per impiccagione o lapidazione perché sorprese, o anche solo sospettate, di avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio. E lo stupro non fa eccezione.

Asieh non restò con le mani in mano. La prima sfida fu quella di Leyla: una ragazza di 19 anni, con le facoltà mentali di una bambina di 8. Leyla era stata costretta a subire violenze sessuali per tutta la vita da parte dei membri della sua stessa famiglia. Quando il crimine venne alla luce del sole, con un cinismo che sfiora l’ironia, Leyla avrebbe dovuto essere lapidata a morte, perché l’onore della famiglia è considerato più importante della vita di una singola donna. Asieh riuscì però a far rilasciare Leyla, salvandole la vita.

Amini sta affrontando innumerevoli pericoli per far nascere e diffondere consapevolezza riguardo alla barbarie di questa tradizione. Nonostante si stia dedicando al benessere e alla crescita del suo paese, Asieh sta mandando avanti la causa dalla Norvegia. Si vide infatti costretta a lasciare l’Iran quando le minacce di morte divennero troppo frequenti.

#fightingthegoodfight

Il Capybara Femminista

Latte e Biscotti con Christina

Latte e Biscotti con Christina

Questo mese, abbiamo intervistato Christina, la creatrice di Exercise Club Milan, che ha deciso di collaborare con Women’s March-Milan.

Prima di tutto, vorrei che mi parlassi di te e del tuo progetto: come è nata l’idea? Cos’è ECM? Come l’hai realizzato? Da dove viene il nome?

Exercise Club Milan (ECM) è nato in modo molto naturale. Essendomi trasferita a Milano per un lavoro che poi ho deciso di lasciare, mi sono sentita un po’ senza scopo. Per tenermi impegnata, visto che avevo molto tempo libero, andavo ad allenarmi all’Arco della Pace, a volte anche due volte al giorno e piano piano i miei coinquilini e i miei amici più stretti hanno iniziato ad allenarsi con me. Pensavo “Mi piacerebbe ci fosse un gruppo con cui allenarmi e di cui far parte qui a Milano”, ma non ne ho trovato neanche uno, soprattutto non in Inglese. Ci ho messo un po’ a realizzare che era quello che io stavo effettivamente facendo! Il nome viene da uno scherzo. Dicevamo sempre “Dovremmo creare il nostro Exercise Club” e il resto è storia…

Qual è l’obiettivo di ECM?

L’obiettivo principale di ECM è permettere a persone con storie, genere, età e abilità diverse di raggiungere lo stesso traguardo insieme. Noi forniamo un allenamento che funziona, dà energia ed è facile da fare ed è anche divertente! La parte migliore? Funziona davvero! Non ci sono pretese o pretenziosità in quello che cerchiamo di fare. Siamo persone normali che si riuniscono. Ciò che mi colpisce davvero è la risposta positiva che riceviamo dalle persone: non solo si sentono più in forma, sono soprattutto più felici. Molte di quelle che partecipano sono arrivate da poco a Milano, non conoscono molta gente e fanno fatica a fare amicizia. Non si trovano amici su Tinder, ma ECM colma quel vuoto ed elimina il fattore timidezza. Io, personalmente, ho stretto le amicizie più importanti grazie a questo gruppo. ECM, da solo, mi ha cambiato la vita e credo che sia questa sicurezza a farmi rendere ogni lezione un’esperienza e non solo un servizio.

Perché hai deciso di collaborare con Women’s March-Milan?

Volevo fortemente collaborare con Women’s March Milano perché penso che crediamo nella stessa causa. Anche se ECM non è solamente per le donne, loro sono una parte importante del gruppo. Ogni settimana vedo una moltitudine di donne bussare alla nostra porta e conosco tutte le loro storie. Le donne sono affascinanti; abbiamo traguardi, ambizioni, problemi, forza, debolezze, brutte giornate, giornate stupende, siamo in grado di gestire qualsiasi cosa e molto spesso tutto questo passa inosservato. Soprattutto in Italia, spesso per una donna è difficile essere presa sul serio. Verremo mai trattate come gli uomini? Non credo. Abbiamo bisogno di darci forza a vicenda per innescare il cambiamento in una cultura ormai vecchia. Nel mio piccolo, spero che ECM dia la possibilità alle donne che partecipano di credere di poter raggiungere ogni traguardo, superare ogni ostacolo e che, se non ci riescono, c’è una grande rete di persone pronte ad aiutarle.

Come funziona ECM?

ECM è formato da lezioni che si basano su un tipo di allenamento ad alta intensità chiamato HIIT (High Intensity Interval Training). Usiamo solo il nostro peso corporeo e facciamo gli esercizi in piccole serie intervallate da brevi pause. La cosa bella è che non competi con nessun* se non te stess*. Nessuno ti guarda e puoi seguire il tuo ritmo. I benefici dell’HIIT sono molti: non ti annoi, è efficiente e funziona, velocizza il metabolismo, non si concentra solo su una parte del corpo, è un fantastico modo per bruciare i grassi e riesci a vedere da subito ottimi risultati.

Come si fa per partecipare?

Ci alleniamo insieme tre volte a settimana all’Arco della Pace.
Ci incontriamo il lunedì e il mercoledì alle 19:30 e il sabato mattina alle 10:30.
Organizziamo anche eventi per conoscerci meglio tutt* anche fuori dal contesto degli allenamenti. (Niente addominali, promesso!)

Se il progetto di Christina vi piace, siete tutt* invitat* all’evento collaborazione tra WMM e ECM!
(Non appena saranno definiti i dettagli, per qualsiasi informazione su prezzi e orari potrete trovare l’evento sulla pagina Facebook di Women’s March-Milan)

La Mucca Intellettuale

Tucomingout #3 Finocchi che fanno l’amore

Tucomingout #3 Finocchi che fanno l’amore

IMG_6563La prima volta che un uomo mi ha baciato ero a teatro. Eravamo soli, ci eravamo intrufolati in un palchetto per guardare uno spettacolo molto brutto e molto noioso. A un certo punto mi ha preso la mano. Un po’ di corteggiamento imbarazzato da quindicenni alle prime armi, poi un bacio.
E’ stato un bacio lungo, emozionante, il tipico approccio da ragazzi imbottiti di commedie romantiche e film strappalacrime. Mi ricordo che nella privacy buia del nostro palchetto, con le luci e la musica, non potevo essere più felice.

Finito il bacio, la porta del palchetto si è spalancata. Sono entrati due ragazzini X, mai visti prima, qualche anno più grandi di noi. Hanno urlato “finocchi” due o tre volte, poi sono usciti. Hanno continuato fino alla fine dello spettacolo: apri la porta, urli “finocchio”, chiudi la porta, quasi si trattasse di un rituale magico. Non sapendo come reagire, all’epoca sono rimasto in silenzio. Mi faceva male allo stomaco pensare che delle persone che non sapevano nulla di me, e di cui io non sapevo nulla, si fossero prese la libertà di rovinare quel momento che avevo immaginato per anni e anni. Nella mia ingenuità di quindicenne non riuscivo a pensare ad altro se non che era stata una cosa davvero crudele.

Negli anni cose del genere mi sono capitate moltissime volte, in forma più velata o più esplicita, più leggera o più pesante, fisica o verbale, da parte di conoscenti, sconosciuti, adulti o ragazzi.
La paura è scivolata via presto, la rabbia ci ha messo più tempo. Ero arrabbiato con quegli individui che dovevano per forza farmi sapere cosa pensassero di me, che dovevano trasformare una cosa bella in una cosa spaventosa. Persone delle quali non mi sarebbe importato mai niente, non fosse che per qualche oscura ragione a loro importava così tanto di me.

Poi se ne è andata anche la rabbia.
Se ne è andata quando ho realizzato che loro in primis non sapevano nulla di me. E non sapendo nulla, non sapevano nemmeno quanto fosse importante per me quel bacio. Non avevano sentito il mio cuore battere forte, non mi avevano visto tremare. Avevano sentenziato. E sentenziare è proprio di chi non conosce.
Da allora mi sono impegnato a far si che le persone vedessero i miei sentimenti. Non che li condividessero o che li approvassero, ma che ne potessero constatare l’esistenza.
E da allora le cose sono cambiate. Non troppo, ma sono cambiate. Perché se c’è una cosa che non si può spiegare, ma che inconfutabilmente esiste, è l’amore. Si può opporre tutte le ragioni del mondo a qualunque tesi, ma quando ci trova faccia a faccia con un sentimento forte e irrazionale, non possiamo negare che esista. Che lo si trovi giusto o sbagliato è un altro discorso.

Quando incontro persone che mi chiamano “frocio”, o “finocchio”, mi prendo del tempo prima di rispondere. Chiudo gli occhi, apro il sipario e ritorno per qualche istante nel teatro. Ripenso alle luci, alla musica, agli affreschi e a quel bacio così ingenuo dato nel momento giusto. Apro gli occhi, sorrido e parlo a quelle persone. Che funzioni o meno, lotto per quel sentimento che ho sentito così forte, così giusto. E mediamente funziona. Non sempre, ma spesso.
Perché l’amore può abbattere il pregiudizio, lo ha sempre fatto. Sembra roba di poco conto, sembra una cosa scontata da dire. Ma l’amore è l’arma più importante che abbiamo.

Il Suricata Dissidente