Shopping sostenibile – la Tucamingo experience

Shopping sostenibile – la Tucamingo experience

IMG_4919Milano ha la fama di essere una grande città metropolitana, all’insegna del consumo e della superficialità. Ma, fatevelo dire da chi Milano la vive e la ama: la sua varietà è senza confini e la possibilità di fare le scelte giuste è dietro l’angolo! Ve lo abbiamo dimostrato nell’ultimo video del tropical tucamingo (se non lo avete ancora visto: vergogna!!). Nel nostro ECO VLOG vi abbiamo portato a fare compere in giro per la Milano più conscious e sostenibile. Le tappe della nostra passeggiata estiva sono state tre: Altromercato, Humana Vintage e, ovviamente, LUSH.

Premessa: io e la Mucca Intellettuale abbiamo ancora tanto da imparare su tutto ciò che riguarda l’ecosostenibilità e il rispetto per l’ambiente, ma la voglia di fare del nostro meglio è tanta e, sicuramente, dobbiamo ringraziare il femminismo per averci reso così consapevoli. Lo abbiamo detto più volte: il femminismo ci ha fatto sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ci circonda, ci ha rese più vigili e lo spirito da attiviste ha fatto in modo che, una volta individuato il problema ( dove per “problema” si intende l’uso spropositato delle risorse, l’immissione nell’ambiente di sostanze e rifiuti dannosi per fauna e flora, I test delle case cosmetiche sugli animali, lo sfruttamento della manodopera e del lavoro minorile etc) non potessimo stare con le mani in mano. La nostra meraviglia non è stata poca quando abbiamo scoperto che fare qualcosa per migliorare la situazione non solo era possibile, ma anche semplice ed ESTREMAMENTE divertente!

Da Altromercato abbiamo trovato le più stuzzicanti goloserie a prezzi dignitosissimi! A partire dalle melanzane sottolio (da coltivazioni su terreni confiscati alla mafia) fino ai biscotti al cioccolato prodotti dai carcerati coinvolti in iniziative di reinserimento, Altromercato mette a disposizione dei suoi clienti, oltre ai prodotti che portiamo in tavola tutti i giorni, l’ impagabile occasione di poter fare del bene acquistandoli.

Humana Vintage è stata anche in questa occasione una certezza! Per noi è una tappa fissa ogni volta che sentiamo l’impulso di dar sfogo al nostro lato più vanesio. Humana è un progetto laico e totalmente slegato da enti politici che porta parte dei suoi guadagni direttamente dalla casse dei suoi coloratissimi store, fino al sud del mondo. Nelle boutique di Humana si trovano abiti Vintage di seconda mano, perfetti per celebrare le personalità e le fisicità più diverse! Devo dire che essermi portata a casa una meravigliosa gonna in denim della Carrera a 17€ mi ha fatto uscire dal negozio con un sorriso a trentadue denti! La consapevolezza di aver acquistato equosolidale poi, ha fatto sì che quel sorriso fosse davvero smagliante!

L’ultima tappa non poteva che essere LUSH! (Immaginatemi sognante mentre con gli occhi chiusi mi aggrappo alla mia memoria olfattiva, perche è esattamente quello che è appena successo!). LUSH per me è un’ossesione. Possiamo parlare di fetish, visto che il profumo dei suoi prodotti è ORGASMICO! Mentre facevamo le nostre riprese (e I nostri acquisti, che vi mostremremo nel HAUL del nostro prossimo video) nello store di Milano Centrale, abbiamo avuto l’occasione di apprendere che l’impegno di Lush va ben oltre quello che credevamo. LUSH, infatti, non solo mette a disposizione prodotti lavorati a mano con ingredienti 100% naturali, ma ospita ogni mese piccoli enti benefici impegnati negli ambiti più disparati, affinché ogni iniziativa a promozione di un mondo più vivibile abbia la giusta visibilità! Altro dettaglio che non dovrebbe sfuggirvi da Lush: alcuni prodotti sono stati realizzati per sostenere specifiche campagne di raccolta fondi. Un esempio? Per ogni sapone malleabile Rainbow Fun acquistato, 24 centesimi vengono devoluti al FunD, un fondo che finanzia progetti rivolti ai bambini delle aree del Giappone colpite dallo tsunami del 2011!

Insomma, questi sono solo alcuni spunti per sottolineare quanto possa essere semplice fare la differenza. Un piccolo gesto, come SCEGLIERE di comprare un prodotto piuttostoxhe un altro, può avere un impatto notevole sulla salute del nostro pianeta e dei suoi abitanti.

Sperando di avervi lasciato un messaggio grintoso e positivo, condivido per voi il link del nostro ultimo video! Tra tutti I prodotti che vi mostriamo, quali avreste  Acquistato?? https://m.youtube.com/watch?v=hETFVBediwA

Il Capybara Femminista

Spiaggia: Una guida per veri uomini

Spiaggia: Una guida per veri uomini

Non è la prima volta che mi metto a parlare di uomini e di come io, in quanto femminista, faccia del bene anche a loro, ma oggi voglio farlo da un altro punto di vista.

Sono finalmente al mare e questo per me significa indossare un costume per la prima volta dopo un anno (difficile), rimanere quasi completamente scoperta per una giornata intera (difficilissimo) e, di conseguenza, confrontarmi col mio corpo costantemente (impossibile). Devo dire, però, che le campagne Body Positive mi stanno aiutando tantissimo a rendermi conto del fatto che non c’è niente di sbagliato in me, ma sono semplicemente diversa da uno standard e credo che questo valga per un sacco di ragazze e più sto su internet più questa cosa è confermata.

Bene così, finalmente le ragazze sono libere di fregarsene degli standard e rientrare in un canone di bellezza dettato solo dall’amore per se stesse, dalla loro felicità e dalla loro salute. Era necessario, perché sulle ragazze la pressione sul tema dell’aspetto fisico è a livelli insostenibili e lo è perché quell’aspetto fisico ha lo scopo di compiacere gli uomini e mandare avanti l’economia della moda e questo fa sì che da una parte le ragazze si dimentichino completamente di loro stesse e di tutti gli altri aspetti della loro vita, per eliminare quel senso di inadeguatezza che questo meccanismo causa, dall’altra, quando dimostrano interesse per il modo in cui appaiono, vengono sminuite e considerate superficiali.

Stiamo iniziando a spezzare questa catena e di questo sono contenta, ma mi sembra che in questo percorso ci si stia scordando di qualcuno.

Gli uomini.

Per gli uomini l’aspetto fisico è una questione diversa, la pressione esiste, ma funziona in un altro modo. Solo che, visto che la pressione sugli uomini segue altri meccanismi ed è meno diretta come tutte le altre conseguenze del patriarcato, si tende a non vederla e a trascurarla, ma c’è ed è una piaga da estirpare anche questa.

Un uomo deve dimostrare di essere un vero uomo, con i suoi muscoli scolpiti, col suo pene di dimensioni leggendarie, con la sua aura di perfezione, ma senza mai esagerare, perché ricordatevi che un vero uomo non deve tenere al proprio aspetto, guai a levarsi un pelo, vorrai mica sembrare f*ocio?!?

Sapete cosa ne penso? Penso che siano tutte st*onzate.

Le uniche cose che rendono un uomo un vero uomo sono l’appartenenza al genere umano e l’identità di genere maschile.

Quest’anno voglio vedere sulle spiagge un sacco di ragazzi magri e senza muscoli o che sfoggiano pance troppo piene di birra e cioccolato, gambe depilate e sopracciglia perfette. Le lampade no, che fanno male, abbronzatevi al mare!
Voglio che quel ragazzo a cui non entra più il costume dell’anno scorso se ne compri uno più bello e si senta felice di se stesso tanto quanto quello che è sceso in spiaggia dopo un anno di lavoro sui suoi pettorali e che quel ragazzo coi brufoli trovi il coraggio di provarci con la ragazza che gli piace tanto quanto il suo amico che ha già una barba perfetta lo ha trovato nel dichiararsi al ragazzo che ha conosciuto in vacanza.

Voglio che persone di tutti i generi e di tutte le età si sentano libere di godersi l’estate con il proprio corpo, consapevoli che amarlo è l’unica cosa che conta.

La Mucca Intellettuale

P.S. Se siete curios* di conoscere attivisti per il Body Positive maschile, potete cercare qui

http://instagram.com/guyoverboard
http://instagram.com/zachmiko
http://instagram.com/abearnamedtroy

Portogallo: a feminist review

Portogallo: a feminist review

5 motivi per cui una Femminista della quarta ondata dovrebbe visitare il Portogallo

Sto per prendere l’aereo che da Lisbona mi riporta in Italia e tra Saudade e Pasteis ho voglia di raccontarvi come mai questa è una meta immancabile per ogni femminista!

1) È multiculturale
Ho passato poco più di una settimana in Portogallo, ho visto quattro città diverse e in ognuna ho trovato un mix di etnie e culture fantastico. La convivenza tra persone differenti qui sembra estremamente normale ed è un piacere vedere con quanta naturalezza mondi così diversi finiscono per mischiarsi.

2) I cartelloni di Lisbona
Questa diversità tipica del Portogallo è celebrata a Lisbona.
Girando per la capitale, è possibile imbattersi in questi bellissimi manifesti che raffigurano persone con background differenti e una lezione di parità: un uomo che dalla sua sedia a rotelle spiega che la sua disabilità non deve essere un ostacolo ad una vita indipendente, una donna musulmana che dice “sono musulmana, sono stata costretta ad abbandonare il mio paese, Lisbona mi ha accolta e ora ho una nuova speranza” e poi un sacco di altre cose che non ho potuto capire perché non so il portoghese. Lol.

3) L’università di Coimbra
Se c’è un posto che una Femminista deve assolutamente vedere, questo è senza dubbio l’università di Coimbra. Lì la politica non è mai lasciata da parte, gli studenti e le studentesse sono apertamente schierate e il dibattito è costantemente acceso. In questo clima così attivo, il femminismo fa sentire la sua voce: io ci sono stata ad agosto, solo per visitarla, mentre era chiusa, ma ho potuto vedere centinaia di manifesti che parlavano di resistenza femminista. Tutti strappati, perché gli stron*i sono ovunque, anche in Portogallo.

4) Il Portogallo è antifascista
C’è un ponte, a Lisbona, che si chiama “Ponte 25 Aprile”.
In questa data i portoghesi ricordano la Rivoluzione dei Garofani, quando, nel 1974, cadde il regime fascista di Salazar.
Il ruolo fondamentale che hanno avuto i movimenti studenteschi nella rivolta sono un altro buon motivo per fare un salto a Coimbra!

5) L’Oceanario di Lisbona
Devo ammetterlo, non ero così entusiasta di visitare un acquario, prima di entrare, ma quando l’ho visto mi sono ricreduta.
La filosofia sulla quale si regge l’Oceanario è la conservazione dell’oceano, dellla sua flora e della sua fauna; si fa particolare attenzione alle specie a rischio, proteggendole e sensibilizzando i visitatori informandoli sullo stato di conservazione dell’oceano; c’è un’intera area dedicata al consumo consapevole e c’è Vasco, un supereroe ideato per insegnare ai bambini il rispetto dell’ambiente e come salvarlo insieme a lui.
E per quanto riguarda questo tema, io ho visto Humana sia a Porto che a Lisbona, quindi il modo di spendere bene i vostri soldi c’è!

Ovviamente c’è almeno un altro milione di ragioni per le quali il Portogallo è decisamente da visitare, a cominciare dalle persone, che parlano tutte Inglese e amano gli italiani, quindi non credo che vi trovereste male. Ancora più ovviamente, vi sto parlando di un Paese che ho visto per la prima volta e che ho amato, ma del quale sono in grado di riconoscere i difetti (semplicemente non sono oggetto di discussione qui) e del quale comunque non so nulla, perciò, se ho avuto qualche impressione sbagliata e voi ne sapete di più, vi prego di correggermi e raccontare a tutt* di questo posto in modo più preciso, perché è bello ed è giusto che venga conosciuto universalmente!

La Mucca Intellettuale

Allah Loves Equality

Allah Loves Equality

IMG_4449Circa una settimana fa, esattamente il 25 Luglio, questa giovane Capybara ha avuto l’immenso privilegio di intervistare (e di andare a mangiare una pizza con) Wajahat Abbas Kazmi, aka Il fondatore dell’ormai celeberrimo “Allah Loves Equality”. Quel giorno l’intervista è stata fatta in inglese: il Capybara era infatti in veste di core member di Women’s March Milano, ingaggiata da Women’s March Global che ci ha ospitati in una diretta Facebook sulla loro pagina ufficiale. Consapevoli che l’inglese sia ancora oscuro per alcuni e convinte che il messaggio di Wajahat valga la pena di essere letto e diffuso, abbiamo tradotto per voi l’intervista del 25!

Capybara: Salve a tutti e benvenuti! Sono Aurora di Women’s March Milano e sono qui per Women’s March Global con Wajahat, uno degli uomini e degli attivisti migliori che io abbia mai incontrato. Dunque, Wajahat, per favore presentati e dicci qualcosa sul tuo progetto “Allah Loves Equality.”

Wajahat: Grazie mille e grazie mille per avermi invitato. Il mio nome è Wajahat Abbas Kazmi, vengo dal Pakistan, vivo in Italia da sedici anni e sono un attivista per I diritti LGBT. Allah Loves Equality è uno dei miei progetti che vogliono creare più consapevolezza riguardo all’omosessualità nel mondo musulmano.

C: Dimmi, per favore, qual è la tua principale ispirazione e come tutto è iniziato.

W: Due anni fa quando ho fatto coming out con la mia famiglia e I miei amici e mi sono dichiarato un gay musulmano, c’è stata una sola domanda che tutti mi facevano: “puoi essere gay e musulmano allo stesso tempo?”. Questa è stata la mia ispirazione. Questa campagna è sostanzialmnte la risposta a quelle persone che si chiedono se è possibile essere gay e musulmani. Voglio che sappiano che Allah, Dio, è in noi e ci ha fatti così come siamo. Per cui la risposta è molto semplice: “Sì, puoi essere gay e musulmano”.

C: Nel video promozionale della tua campagna tu chiedi , appunto “puoi essere gay e musulmano?” e la tua ripsosta è “sì”. Cosa hai da dire a chi non è d’accordo?

W: A chi non è d’accordo dico che dovrebbe cambiare il modo in cui pensa all’Islam. L’Islam per alcune persone è la religione della violenza, ma per molte altre è la religione della pace. Quindi, scegliete il lato positivo di questa religione. Quello che ci dice che è una religione di accoglienza e tolleranza. Tutte le religioni ci danno un messagio di pace, così come l’Islam. Le persone devono solo trovare il lato positivo dell’Islam e quella flessibilità che rende più semplici le nostre vite.

C: Per parlare un po’ più in generale: qual è la situazioe attuale per la comunità LGBT in Pakistan e in altri paesi a maggioranza musulmana?

W: Beh, io preferisco parlare del Pakistan, perchè è il mio paese e lo conosco meglio. Dopo l’11 settembre, quando il Pakistan è stato vittima della guerra tra America e Afghanistan e quello scenario di terrorismo, ora il Pakistan è un paese in via di sviluppo. Ma, dopo molti anni, a causa dell’influenza che la religione ha su questo sviluppo, è ancora molto difficile parlare della propria sessualità. Viene percepita come qualcosa di molto personale, come un tabù. Ma, c’è da dire che in Pakistan avere rapporti sessuali con persone del sesso opposto è molto difficle. Bisogna aspettare fino al matrimonio. Avere rapporti con lo stesso sesso è invece molto più semplice. Quindi le persone sanno cos’è l’omosessualità, non è una sorpresa essere gay in Pakistan, ma non è comunque accettato esserlo apertamente. Si stanno facendo dei progressi, ma la strada è ancora lunga.

C: Dunque la legge non è apertamente contro l’omosessulità?

W: Abbiamo la legge 377, presa dagli inglesi, che è contro l’omosessulità, ma nonostante ciò, nella società c’è un po’ di tolleranza, a meno che tu non vada lì fuori a dire “ah sì! Io sono gay!”, questo non è possibile nei paesi musulmani. Sostanzialmente si tratta di mancanza di sensibilità culturale, ma sono sicuro che la nostra campagna Allah Loves Equality possa portarne un po’.

C: Puoi condividere con noi alcune storie di donne che fanno parte della comunità LGBT? Pensi sia difficile per loro fare coming out?

W: Riguardo alle donne devo dire che sfortunatamente le persone non sono consapevoli delle relazioni tra lesbiche come lo sono di quelle tra gay. Le donne in Pakistan stanno ancora combattendo per il diritto all’istruzione, al lavoro…Malala è un grande esempio in questo…per cui non voglio dire che le donne abbiano altri problemi aldilà dell’omosessualità, ma sicuramente stanno già combattendo le loro battaglie per gli aspetti più quotidiani delle loro vite. Anche per questo le relazioni tra lesbiche non sono note quanto quelle tra gay, ma ci sono alcuni casi che fanno eccezione. In particolare, attraverso il nostro documentario intervisteremo una coppia lesbica. Saranno le prime donne lesbiche a parlare davanti ad una telecamera della loro vita in Pakistan, per cui sono davvero emozionato di intervistarle!

C: C’è una domanda che sono sicura stia molto a cuore a tutti, ovvero come possiamo aiutare te e il tuo progetto?

W: Allah Loves Equality è una campgna nata in modo molto semplice, ci potete trovare e contattare anche cercando il nostro hashtag #AllahLovesEquality, per vedere tutte le foto del nostro manifesto color arcobaleno che riporta anche tutti I simboli dell’Islam. Quando tutto è iniziato, due anni fa, volevamo solo dare più visibilità ai gay musulmani. Il pimo passo è stato affermare la nostra esistenza, rompere I muri del silenzio. Due anni fa ero l’unico al Pride con il cartello di Allah Loves Equality, ma quest’anno eravamo più di dieci. Questo per dire che stiamo già portando del cambiamento attraverso la positività. Non ho mai cercato di criticare l’Islam, ho sempre solo sottolineato I suoi aspetti migliori e questi, mescolati alla mia personalità, rappresentano il messaggio che ho per il mondo. Ora, Allah Loves Equality sta per diventare un documentario intitolato “Allah loves equality ¬ Can you be gay and muslim?” che inizierà le sue riprese molto presto, in Pakistan. I miei amici e la mia famiglia ancora non capiscono a pieno cosa io stia fecendo, ma sono sicuro che di questo passo, presto mi accetteranno per quello che sono. Chi di voi volesse aiutarci, può fare una piccola donazione attraverso I link che trovate sulla nostra pagina Facebook.

C: Grazie, Wajahat! Ovviamente anche Women’s March Milan e Women’s March Global condivideranno I link per supportare Wajahat e il suo progetto.

Pronti a fare la cosa giusta? Ecco il link della raccolta fondi! Ogni contributo conta, e anche ogni condivisone!

–> http://sostieni.link/14720

Il Capybara Femminista

Buon Compleanno, Capybara!

Buon Compleanno, Capybara!

WhatsApp Image 2017-07-27 at 19.45.29Penso che sia diventata ufficialmente una femminista il giorno in cui ascoltò le parole di Daniela Danna che, nel suo discorso, aveva fatto un velato riferimento al catcalling, mostrandole che c’è più di una persona al mondo che condanna questa cosa frustrante.

Prima, però, le cose stavano diversamente.

La nostra amicizia è nata al liceo, contro qualsiasi aspettativa. Non ci siamo piaciute da subito, non ci siamo scelte, ma siamo capitate vicine quando la prof. ha deciso i posti e da quel momento è stato tutto molto naturale.

All’epoca non si parlava di femminismo, non si pensava di cambiare il mondo.

All’epoca i problemi comprendevano imparare a memoria le desinenze della prima declinazione, cercare di capirci qualcosa delle scomposizioni e sperare di non essere interrogate perché la versione di latino che ci avevano dato per compito e ci avrebbero chiesto di correggere per tutta la classe era stata impossibile da tradurre;

All’epoca si affrontavano i problemi che affrontano le adolescenti, rendendoli enormi e insuperabili per poi guardarsi indietro e ridere di quanto eravamo piccole ed infantili a preoccuparci di qualcosa di tanto insignificante.

A distanza di otto anni, le cose sono cambiate drasticamente.

La quattordicenne con i leggings di H&M, ora è una donna che indossa le gonne di Humana Vintage,

le verifiche fallimentari di inglese sono diventate una futura laurea in lingue, la ragazza della classe del liceo che non potevo vedere oggi è una delle amiche migliori e più importanti che io abbia mai avuto, ma, soprattutto, sei cresciuta.

E ora che sei cresciuta e hai raggiunto quei ventidue anni che fai fatica a realizzare, sei la donna che cambierà il mondo, che un esempio da seguire e che ha scelto di fare tutto questo insieme a me e di questo non potrei sentirmi più grata e felice.

Perciò grazie e buon compleanno, Capybara!

 

La Mucca Intellettuale

Qual è il meglio di un uomo?

Qual è il meglio di un uomo?

IMG_7258Parliamo un po’ di pubblicità, vi va?

Trovo molto interessanti le pubblicità, perché penso che ci diano un’idea della direzione che sta prendendo la società, perciò, ogni volta che ne vedo una, in qualsiasi forma sia, inizio a riflettere.

In particolare, inizio a farmi delle domande.

Voi lo sapevate che i capelli di un uomo affrontano migliaia di sfide durante la giornata? Lo sapevate che potete renderli forti e resistenti come la vostra pelle, perché i veri uomini del XXI secolo non hanno mai la pelle irritata? Lo sapevate che siamo la generazione più fortunata al mondo perché viviamo nell’epoca dei rasoi progettati per il corpo maschile?
Neanch’io.

E lo sapevate che la vita di una donna va completamente in stand by tra una ceretta e l’altra? Sapevate che da maggio a ottobre non potete fare nulla se non vi depilate? Certo, a meno che non siate super mamme in grado di combattere i batteri, a quel punto, forse, possiamo concedervi di fare una lavatrice, ma, per favore, copritevi perché con quei peli non vi si può guardare. Poi se siete brave possiamo anche concedervi di fermarvi un momento a leggere una rivista, di quelle da donna, che si riconoscono perché sono rosa e ti insegnano come farlo impazzire a letto, come superare la prova costume (leggi: perdere quanto più peso possibile perché più sembri bidimensionale meglio è) e magari riuscirete anche a trovare un po’ di conforto in quest’epoca buia di mariti (leggi: bancomat) che non si trovano.

Alla luce di questo, da che parte vi sembra che stia andando la società?

A me sembra che stanno emergendo senza pudore due grandissimi problemi.

Da una parte, un consumismo esagerato ed esasperato, nel quale i bisogni vengono creati per vendere le soluzioni: così un uomo correrà ai ripari con un nuovo rasoio per depilarsi, cosa che fino a qualche decennio fa non avrebbe mai immaginato (ora sapete come ci si sente a percepire queste st*onzate come un obbligo?) e una donna non si permette di uscire di casa se non ha scoperto ogni minima “imperfezione”, dove con imperfezione si intende tutto ciò che non rientra dentro canoni decisi da altri e imposti dall’alto; dall’altra, l’utilizzo smodato di ruoli e stereotipi di genere che rinforzano questi bisogni creati dal nulla e rendono tossica la nostra relazione con la nostra identità di genere, con noi stessi, con gli altri, col nostro sesso e con quello opposto.

E tutto questo mi fa riflettere in maniera più ampia sull’impatto che ha sulle nostre vite.
Non vi sembra che tutte queste preoccupazioni futili, ponendosi al centro della nostra attenzione, ci distolgano da problemi più reali e concreti?
Non fraintendetemi non voglio sembrare complottista o adottare un atteggiamento “benaltrista”, perché è semplicemente stupido, però a me pare che questo continuo concentrarci su problematiche fittizie tolga spazio a ciò che ha realmente importanza, facendoci tornare sempre più indietro anziché farci crescere come società.

Ora, prima che dopo tutto questo sfogo qualcuno di voi pensi che io voglia tentare di sovvertire il sistema capitalista direttamente dal mio iPhone, preciso che non sto facendo una critica al “sistema” o alla pubblicità in generale, ma su un determinato tipo di pubblicità che punta a una regressione anziché al progresso, perché, per quanto non sia un dovere, la pubblicità ha un potere enorme e non sono più disposta ad accettare di vederlo usato nel modo sbagliato. Esiste la possibilità di essere costruttivi con la pubblicità, perché non impegnarsi in questo senso?

E vi dirò di più, gli esempi esistono già.

La Durex fa sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla contraccezione invitando ad avere rapporti sessuali protetti e dando informazioni sulla sicurezza nella sessualità, oppure pensate ai Tampax che sono pubblicizzati puntando sulle peculiarità di ogni ragazza al di là dell’aspetto fisico, sulla loro forza e sulle loro capacità uniche.

Perché non estendere queste modalità a tutti i prodotti, evitando di farci regredire e concentrare solo su problematiche “da primo mondo”, portandoci a dimenticare come possiamo migliorarci davvero e rendendo il consumo non più esagerato, ma consapevole e quindi magari anche accessibile a più persone?

Davvero il degrado vende di più?

La Mucca Intellettuale

Gaycation

Gaycation

WhatsApp Image 2017-07-13 at 13.48.34L’estate è cominciata ormai da un pezzo e immagino (vi prego ditemi che non sono l’unica) che alcuni di voi, come me, non abbiano ancora avuto l’occasione di fuggire dall’afa cittadina e dalla sudata e appiccicosa cappa di calore che luglio, ogni anno, ci offre in dono. Beh, c’è poco da fare, sappiamo tutti che in queste situazioni la soluzione è una sola: chiudersi in casa, con l’aria condizionata a palla, possibilmente succhiando ghiaccioli (ho detto ghiaccioli!) e facendo indigestione di serie TV. Se avete già spolpato il vostro Netflix e non sapete su cosa far ricadere la vostra scelta, permettete al Capybara di darvi un consiglio: GAYCATION!

Esatto, come avrete intuito il titolo è la fusione di due parole inglesi molto note: “gay” e “vacation”. Penso che anche senza spiegare nei dettagli di cosa si tratti, qualsiasi sia l’idea che vi siate creati in mente al solo sentire queste parole, la voglia di cercare illegalmente in streaming il primo episodio sia venuta a tutti. Ma, se mi fermassi qui non ci sarebbe un articolo e la Mucca Intellettuale se la prenderebbe con me, per cui eccomi a svelarvi un paio di segreti su questa giustissima e validissima serie.

Gaycation è una serie di documentari suddivisi in diversi episodi, a formare un totale di due stagioni, che è stata originariamente concepita quando Spike Jonze, co-presidente di Viceland, si rivolse a niente poco di meno che a Ellen Page in cerca di ispirazioni e possibili idee spettacolari per il nuovo canale televisivo; Ellen, che all’epoca, ovvero nel 2016, aveva fatto coming out ormai da tre anni, suggerí di girare uno spettacolo di viaggio con una prospettiva LGBT. Jonze accolse di buon grado l’idea, avendone riconosciuto la genialità ed Ellen riuscì anche a coinvolgere nella iniziativa Ian Daniel, un giovane uomo gay, suo carissimo amico e talentuoso curatore d’arte per numerosi spettacoli teatrali.

L’avventura ha inizio e gli episodi di Gaycation ci permettono di stare al passo con Ellen e Ian. Episodio dopo episodio, i due amici girano il mondo per scoprire come se la passano gli LGBT dei diversi paesi. Dal lontano Giappone dove pittoresche aziende offrono amici in affitto per supportare i giovani nel momento del coming out con le famiglie, a Rio De Janeiro, capitale di uno dei paesi con il più alto tasso di omicidi causati dall’ omofobia, fino alla Jamaica, paese noto per la sua ostilità verso gli LGBT, per esplorare come le comunità gay della zona sono percepite, per tornare poi negli Stati Uniti affrontando sia i progressi che le battute d’arresto del movimento LGBT.

Gli episodi scorrono veloci affrontando varie tematiche, interrogando persone del luogo, riportando storie spesso toccanti e permettendoci di vivere il tutto dall’ottica di Ian e Ellen che condividono l’esperienza con la voglia di imparare, di essere di supporto, di informare e, ovviamente, di cambiare le cose. Perché ne abbiamo tutti bisogno.

Mi raccomando, non fatevi sfuggire l’occasione! Al giorno d’oggi non capita spesso di avere l’occasione di guardare aldilà del proprio naso.

Il Capybara Femminista