Quando l’unica fonte è quella bianca

Quando l’unica fonte è quella bianca

IMG_3132L’idea per questo articolo mi è giusto venuta l’altra sera, quando dopo una giornata di studio sono uscita a distrarmi con due delle migliori amiche che un Capybara Femminista potesse desiderare. Beh, non so che immagine vi siate figurati voi, ma per noi, quella sera, non ci sono stati pettegolezzi o risatine.

Abbiamo invece parlato per quasi tutto il tempo di colonialismo, di come tutti ne stiamo ancora palesemente vivendo le conseguenze e, soprattutto, di perché ci è stato insegnato a scuola come se fosse niente più che una svolta economica. Perché parlando della scoperta dell’America (okay, ormai mi viene da ridere alla parola “scoperta” perché penso sia l’espressione più eurocentrica mai pronunciata) il nostro prof ha fatto appena cenno ai Nativi Americani? Perché dei centinaia, anzi, dei migliaia di africani che sono stati deportati dalle loro terre per servire l’uomo bianco ci è stato detto solo che “sulle navi morivano di stenti”?

Potrebbe forse centrare qualcosa con tutto questo il fatto che ad oggi i centinaia di morti e dispersi nel mediterraneo non abbiano per noi un nome o un volto? Potrebbe ricollegarsi a questo il fatto che “migranti” sia ormai la descrizione di un fenomeno dal gusto paranormale, tanto indefinito, quanto inquietante?

Beh, noi non siamo sociologhe o antropologhe, ma una risposta mi sono sbilanciata a trovarla. Non sospettiamo della ricchezza della cultura dei Nativi Americani e non conosciamo le storie degli esseri umani che si aggrappano con speranza alle nostre coste,  per lo stesso motivo per cui immaginiamo la conquista del Far West come un’impresa eroica ed eccitante: per le fonti.

È servito “Balla coi lupi” per dare una scrollata all’uomo bianco, farlo inciampare nei suoi stessi piedi e fargli notare quanto pericoloso fosse cadere dal suo piedistallo. È servito che tutte le comunità native americane si unissero formando una catena compatta di centinaia e centinaia di persone quando la DAPL ha minacciato le loro terre, perché ci ricordassimo che la loro cultura non solo è ancora pulsante, ma va ben oltre il viso dipinto che scimmiottiamo alle feste in maschera. Cosa smantellerà le ideologie razziste di questi concittadini armati di termini come “ong mafiose” e “buonisti”?

Ciò che voglio dire è che le fonti con le quali le informazioni ci giungono plasmano un’enorme fetta dell’informazione stessa. Soprattutto quando si parla di culture e di civiltà, la scelta migliore che possiamo fare è dare la parola agli esponenti del  gruppo in questione. Credo fermamente che nessun giornalista possa esprimere tutta la verità o il valore che possa, ad esempio, avere un hijab per una donna musulmana: riservatevi la ricchissima possibilità di interpellarne una. Credo che nessun politico possa trarre conclusioni sui motivi che spingono un essere umano ad attraversare un mare intero a bordo di un gommone, lasciandosi alle spalle tutto ciò che conosce, non senza chiederglielo direttamente, almeno,  possibilimente in prima persona.

In questo periodo storico più che mai, dove una manciata di leader stretti alle proprie poltrone (lo sono tutti, anche i più populisti, non fatevi trarre in inganno!) ha la facoltà di esprimersi su intere civilità definendone il destino politico ed economico, informarsi scegliendo le fonti più adeguate, che nella maggior parte dei casi sono le più dirette, è di vitale importanza per chiunque voglia esercitare il proprio potere politico nel rispetto del proprio raziocinio. È di importanza ancora più impellente per chiunque voglia andare oltre, facendo valere non solo i propri diritti di cittadino, ma anche quelli di essere umano.

Non possiamo fare a meno di formare una resistenza ora , ma l’augurio che mi faccio è che questa rappresenti, anche, tutti quei gruppi minoritari ancora rappresentati solo da dati numerici e stereotipi, i cui diritti e le cui volontà vengono troppo spesso solamente presunti.

Mi auguro che questi gruppi trovino la forza di esprimere le loro idee, che attraverso nuovi leader possano trovare la voce che dia forma, finalmente,  a una nuova e preziosa fonte diretta. E quando media, autori, giornalisti e scrittori daranno infine a questi nuovi leader lo spazio per parlare,  mi auguro che le loro storie trovino  orecchie tese per ascoltare, braccia tese per accogliere.

Il Capybara Femminista

Advertisements

One thought on “Quando l’unica fonte è quella bianca

  1. Una riflessione senz’altro interessante, tanto più che la situazione attuale è proprio figlia del colonialismo e dell’imperialismo, tramite i quali l’Europa, la Russia e gli USA hanno saccheggiato il mondo intero.
    Informazioni e narrazioni alternative in parte già esistono, ma evidentemente ancora non bastano.

    Solo un appunto: “Potrebbe forse centrare” non mi pare molto corretto come italiano, io scriverei “potrebbe forse averci a che fare”.

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s