Storia dell’omosessualità: il parere di una studentessa

Storia dell’omosessualità: il parere di una studentessa

IMG_0583Ormai ne hanno parlato in tanti. Giornalisti, omofobi, blogger e fascisti: il corso di storia dell’omosessualità promosso dall’università di Torino è sulla bocca di tutti.

Nonostante la varietà delle fonti a riguardo, i pareri espressi su questo tema si riassumono molto in breve e in modo piuttosto semplicistico nella distinzione di due categorie.

Da una parte abbiamo quelli che vedono in questo corso un passo avanti dell’Italia e delle sue forme di istruzione, una voglia di omologarsi o, perlomeno, di provare a raggiungere paesi come Inghilterra e Stati Uniti in cui seminari su queste tematiche sono presenti da anni. Questo gruppo di persone vede nell’istituzione di questa serie di lezioni un po’ un traguardo finalmente raggiunto e un po’ una nuova forza propulsiva che dovrebbe far aprire occhi e mente ai più conservatori e bigotti del nostro Paese.

Dall’altra parte abbiamo invece quelli che prontamente si sono schierati per proteggere i giovani rappresentanti della razza italica da tali oscenità, quelli che, per capirci, hanno appeso lo striscione con il logo “SS” sulle porte di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche di UniTo. Quelli che forse vanno a braccetto con chi, armato di profilo Facebook e indomito coraggio, dà la caccia al #gender (termine utilizzato così tanto a sproposito da essere ormai privo di qualsiasi significato. Potremmo sostituirlo con “Pesche” o con “albicocche” e presto le prede della caccia sarebbero questi bei frutti nettarini).

Tra le tante voci che si sono pronunciate sul tema, incastro la mia: quella di un’universitaria che segue le lezioni, che prende appunti, che prevede di sostenere un esame da 6CFU nella prossima sessione e che una settimana fa si è ritrovata seduta in prima fila, con fotografi e giornalisti, a seguire quella che sarebbe passata alla storia come la prima lezione di storia dell’omosessualità in un’università italiana.

È proprio dalla mia posizione di studentessa che sento di avere il diritto di esprimere un parere su un servizio che mi è stato offerto e che ho accolto con interesse. Un servizio che dopotutto mi costa tempo e denaro, perché si, l’università si paga e non poco, ma che mi costa anche molto impegno. Molto più impegno di quanto potessi aspettarmi e di quanto, sono convinta, anche voi vi immaginereste. Eh si, perché di questa storia dell’omosessualità si sa davvero poco, pochissimo, e in base a questo potevo solo aspettarmi qualche discorso progressista, che non avrei di certo sdegnato e, forse, un riferimento o due alla lobby gay che da anni ci tiene allerta con il suo potere fascinoso.

Mi aspettavo delle lezioni più simili a quei dibattiti un po’ confusionari, ma fruttuosi, in cui chi ne sa di più cerca di rispondere alle domande di chi teme di non saperne abbastanza. Qualcosa, in ogni caso, lontano delle canoniche lezioni universitarie, quelle che finisci con il polso slogato pur di non tralasciare niente dalle tue annotazioni; quelle che arrivi alla fine della lezione con il cervello fritto; quelle che devi capire come diavolo incastrare l’ennesimo esame in agenda per non andare fuori corso.

E invece Storia Dell’Omosessualità mi ha stupito con la sua densità di informazioni, con la varietà delle fonti e la difficoltà degli sviluppi socio-culturali che va a delineare. Questo lo dico non per farvi biasimare le mie fatiche da ventenne, ma per farvi capire che Storia dell’omosessualità è un corso universitario a tutti gli effetti. I temi affrontati, contro ogni previsione di omofobi e bigotti, non riguardano il gienderrr, tantomeno la lobby gay e fidatevi, dopo due settimane di corso posso coraggiosamente dire che non ho intenzione di cambiare sesso!

Storia dell’omosessualità mi fa sentire la soddisfazione di essere studentessa, perché sento davvero il mio cervelletto succhiare informazioni e cibarsi di apprendimento durante quelle ore di lezione. Ore di lezione che passano analizzando rubriche giudiziarie dell’Ancient Régime e gazzette antropologiche di fine ‘800; che passano suggerendo lo sviluppo non tanto dell’omosessualità, sempre esistita come realtà connaturata, checchè se ne voglia dire, quanto più dello sguardo che la società ha riservato e riserva a questo tema. E quindi ecco che nel sistema isomorfico del genere veniva contemplata la pederastia, ed ecco che negli scritti dei rivoluzionari l’omosessualità viene a coincidere con l’eleganza e l’effemminatezza dell’aristocrazia.

Lezione dopo lezione, questo corso, con il suo ampio respiro, mi sta istruendo tanto quanto, se non più, di altri corsi il cui valore non è mai stato messo in discussione. Dal lesbismo alle passing women, dalla patologizzazione alla riappropriazione, questa storia dell’omosessualità mi sembra sempre più condivisibile, sempre più degna di esserlo.

Come se, dopotutto, questo corso avesse molto da dire e riguardo a molte più cose di quante ne direste.

il Capybara Femminista 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s