Latte e biscotti con Sveva Basirah

Latte e biscotti con Sveva Basirah

2405119A-3DCC-499F-9528-4EAE898268E71. Chi sei?

Sono una femminista, una femminista islamica, una musulmana (convertita) italiana. Faccio volontariato insegnando la lingua e gestendo/aiutando nei doposcuola da ormai diversi anni, allo stesso modo sono un’attivista per la questione LGBT+, l’antirazzismo e milito contro le oppressioni, le violenze e le diseguaglianze legate al genere (così forse è riduttivo). Scrivo per blog, giornali online e associazioni, tengo workshop e incontri sui temi che tratto e cerco di far risuonare le lotte delle compagne e dei compagn* per l’autodeterminazione e diritti nel mondo. O almeno, faccio del mio meglio. Da buona livornese amo il mare e faccio apnea, da figlia d’una città meticcia ho interesse per paesi, danze e culture del mondo, in particolare circa medioriente e mediterraneo.

2. Come sei diventata musulmana?

Diversi anni fa partecipavo ai progetti di doposcuola della Comunità di Sant’Egidio, ho insegnato e dato una mano per più o meno due anni e mezzo, un lasso di tempo abbastanza intenso. Ho avuto l’opportunità di conoscere famiglie nordafricane e centrafricane che mi hanno fortemente incuriosita e spinta a indagare le loro culture e l’Islam, la loro religione. Partivo da agnostica, anche se ero stata un’atea convinta (ancora attribuisco il mio ateismo acido all’influenza negativa e entrante di un amico invasato, ma chissà), e la mia indifferenza al tema ha cominciato a traballare. L’Islam è stata l’unica religione a cui mi sono sentita più vicina e che mi è sembrata credibile, tenendo conto dei contesti e delle particolarità strabilianti, come la perfetta cadenza dei versetti o l’affinità alla scienza. All’inizio, comunque, non capendo cosa il Sacro Corano comunicasse, completamente inesperta sotto qualsiasi punto di vista, mi spaventai moltissimo già a legger d’Inferno e di scontri bellici. Studiando, ho assolutamente cambiato il mio punto di vista.
Ho recitato la testimonianza di fede (shahada) il 28 agosto 2015, in uno dei periodi complicati della mia vita, al secondo piano del negozio del mio ex (che all’epoca non era ancora violento come si è dimostrato essere da lì a poco, e la sua presenza apparentemente utile mi aveva fatto credere che sarebbe stato il momento giusto di darsi la spinta verso la conversione). Assolvendo, così, ad uno dei pilastri della mia fede.

3. Come si vive da musulmana convertita? Pensi che il fatto di essere italiana e di aver scelto la conversione ti esponga di più o di meno al pregiudizio rispetto alle donne che crescono nella cultura islamica o non c’è differenza?

Un po’ di merda, tutto sommato a Livorno vivo in maniera decente ma di certo non in altre città italiane e su Internet – mezzo con cui, purtroppo o per fortuna, lavoro moltissimo. Non credo sia una questione di “più o meno esposizione”, quanto di “diversa considerazione”. Una musulmana immigrata o figlia di immigrati è considerata un’estranea, nemica, la complice degli uomini islamici bruti e invasori. Il razzismo si fonde con l’islamofobia, la xenofobia, la misoginia e l’ignoranza assoluta e barbara riguardo ai temi della teologia, dell’antropologia, delle migrazioni e così via.
Di me, italiana convertita all’Islam, dicono che sia una “traditrice della patria”. “Peccato che sei passata dalla parte dei loro”, mi disse un passante dopo avermi fatto, di punto in bianco, alcune domande per strada, facendomi capire qual è l’etichetta che mi è riconosciuta dalla società: simpatizzante dei terroristi e potenziale fanatica.
Senza contare, che sono improvvisamente diventata una pazza, un’oppressa senza marito oppressore, un po’ per la scelta dell’Islam e un po’ per la scelta di studi progressisti e femministi riguardo l’Islam che istigano l’ira funesta degli atei più fondamentalisti (e lontani dall’ateismo).

Sembra davvero normale a tutti presupporre, e dirmelo con nonchalance, senza neanche aver chiesto il mio nome o se gradisco una qualsiasi forma di conversazione, che se sono musulmana sarà sicuramente per via di mio marito. “E’ tunisino? Ah, no? Marocchino?”. Vista la scarsa considerazione che tutti hanno della capacità d’intendere e di volere delle donne, pare sia matematico che una donna adotterà la religione del compagno e sembra invece assurdo pensare ad una scelta autonoma e riflettuta. Anche se casi di “finte conversioni” o di conversioni psicologicamente forzate esistono, gli italiani con la loro supponenza e ignoranza tendono a normalizzarli.

Per quanto riguarda i musulmani, spesso ho incontrato personaggi – principalmente uomini – che hanno tentato di “correggermi” e “salvarmi” dai miei discorsi abominevoli riguardo i ghei e le donne, di ravvedermi, di ricordarmi che le mie nudità nella danza orientale provocano la comunità dei fedeli (Ummah) e creano conflitto e corruzione dell’Islam (fitna). Tutta questa benevolenza nasce dal pensiero “è già buono che si sia convertita, un passo alla volta diventerà una vera musulmana”, ma è un pensiero ristretto e arido, senonché un po’ stronzo e maschilista. Sono stata brutalmente insultata da convertite e convertiti e persone nate in famiglie musulmane, visto che mi ostino ad essere, per loro, una “musulmana fai da te”. Tutto lo schifo che mi arriva addosso e a cui mi sono esposta semplicemente esistendo non differisce molto dalla violenza riversata su tutte le altre donne musulmane, è la stessa sbobba maschilista che si riadatta come l’acqua fa prendendo la forma dei contenitori in cui viene versata.

4. Te la senti di parlarci della tua scelta di indossare l’hijab? Perché hai deciso di metterlo e cosa significa per te?

Teologicamente parlando, non trovo motivi per cui dovrebbe essere considerato obbligatorio, giacché il Corano nomina un altro tipo di indumento e che non sono granché seguace degli hadith, come molti altri musulmani coranisti (narrazioni di e sul Profeta, pace e benedizioni su di lui). Il mio velo è portavoce del mio credo, un simbolo intimo della mia identità e una manifestazione politica su una testa pensante. Inizialmente lo indossai per confermare la mia nuova identità di musulmana praticante, senza mai essere rigida sul modo di portarlo, ma facendo ancora più mio quel “segno distintivo” abbinandolo al mio abbigliamento e al mio umore, fino a trasformarlo in una parte integrante e insostituibile di quello che sono. Sono sempre stata molto fiera della mia fede e sono fiera di poter sfoggiare il mio credo.
Con l’attivismo, soprattutto recentemente, ho riscoperto il mio velo e il mio corpo come dei mezzi di comunicazione importanti, nel particolare e politicamente parlando. Il mio velo e il mio aspetto mi presentano e dicono qualcosa su di me ogni volta che cammino per strada o parlo con qualcuno o davanti a un pubblico. Chi mi riconosce come musulmana progressista e femminista islamica sa che nel mio velo non albergano interpretazioni maschiliste o sessiste (tant’è vero che se fossi uomini di sicuro porterei la barba!), ma piuttosto la volontà di sottomettermi a Dio e nessun altro.

5. Oltre ad essere musulmana, sei anche un’attivista femminista e questo viene spesso interpretato come un ossimoro: ti va di spiegarci perché non lo è e in cosa consiste il femminismo islamico?

Il femminismo islamico è un movimento di valorizzazione e riadattamento alle società odierne dei diritti delle donne promossi dall’Islam e di re-interpretazione e contestualizzazione di concetti distorti nel tempo e nello spazio da autorità religiose e comunità islamiche fortemente maschiliste e patriarcali, concetti e precetti del Corano e della Sunna (seconda fonte dell’Islam, composta da più di 500 hadith, raccolti 200 anni dopo la morte del Profeta). Nasce nei paesi islamici in risposta all’oppressione religiosa e culturale e oggi vanta esponenti da tutto il mondo, come la teologa statunitense Amina Wadud, la scrittrice marocchina Fatima Mernissi e il fondamentale legislatore e scolaro Tahar al-Haddad in Tunisia.

Questo femminismo contestualizza l’Islam, cerca di estrapolarne i concetti nell’ottica dell’eguaglianza (e di materiale ce n’è!) e traccia una “evoluzione” della fede e dei precetti, studia e analizza espressioni o parole che sottolineano nuove sfumature dei versetti.
L’Islam, portò 1438 anni fa alle donne dell’Arabia Saudita e del mondo dei nuovi diritti e si fa colma di donne disparate e dalle grandi personalità: Maryam, la nostra Maria, Khadija, ricca e colta imprenditrice e prima moglie di Muhammad (a cui lei stessa chiese la mano), Aisha, la donna saggia quanto spavalda, Saffiya, la moglie ebrea che decise liberamente di convertirsi, Fatima, figlia del Profeta, che guidava le preghiera. Gli stessi hadith sono vicini alle donne, anche se ne circolano alcuni allucinanti e per niente in linea con la parola coranica. L’Islam permette alle donne il divorzio, il diritto di ereditare e a godere dei piaceri del sesso con lo sposo. Questi sono solo alcuni dei motivi che giustificano e danno senso al femminismo islamico.

6. Parlando del tuo attivismo, ti va di parlarci un po’ di Sono L’Unica Mia.? Che cos’è? Come è nato? Che tipo di lotta portate avanti?

Sono l’unica mia. è partito come un blog personale, ma si è subito sviluppato, grazie alle mie compagne, in un progetto più ampio. Oggi siamo tante a fare articoli e ricerche sul femminismo intersezionale e ad Ottobre il progetto compirà 3 anni. I temi che trattiamo sono davvero molti: spaziano dall’autodeterminazione e condizione della donna nel mondo alla questione LGBTQIA+, dal dialogo interreligioso alla questione odierna del Medioriente, dall’arte alle battaglie come quella per lo Ius Soli. Facciamo una particolare attenzione al mondo “islamico” e alle migrazioni, ma questo non ci impedirà, per dirne una, di parlare del diritto all’aborto in Polonia!
Presto diverremo anche un’associazione di volontariato che ha in progetto workshop, laboratori, raccolte fondi, promozioni di eventi e molto altro.

7. C’è un messaggio che ti piacerebbe lasciare a chi ti sta leggendo?

Non siate swerf, né terf, né “musulmane escludenti”.
Siate intersezionali davvero.

Come avete avuto l’occasione di scoprire, Sveva Basirah è una donna meravigliosa, un’ispirazione grandiosa quindi il messaggio che vi lascio io è di seguire il suo fantastico lavoro su Sono L’Unica Mia.!

La Mucca Intellettuale

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