Da grande sarò Margaret Mead

Da grande sarò Margaret Mead

IMG_9710La prima volta che incontrai, innamorandomene follemente, il personaggio della meravigliosa Margaret Mead, fu incrociando il suo nome tra le pagine del libro di un’altra donna altrettanto meravigliosa: Gloria Steinem. In “Revolution from Within”, opera che ogni essere umano dovrebbe leggere ALMENO una volta nella vita, Gloria parla della Mead nel capitolo dedicato al corpo umano, interpretato come mezzo e specchio del nostro apprendimento. Dopo aver introdotto l’idea per cui “La libertà di esplorare l’ambiente in cui viviamo e di sviluppare le nostre capacità corporee stimola lo sviluppo intellettuale”, Gloria trova un esempio della veridicità di questa tesi proprio in Margaret Mead.

Margaret venne infatti cresciuta dalla madre, una sociologa, e dalla nonna paterna, un’insegnante innovativa e libera pensatrice, dalle quali venne sempre incoraggiata ad esplorare il mondo circostante, sporcandosi e facendo disordine, come ogni bambina dovrebbe avere il diritto di fare. Margaret veniva, però, anche trattata “come un’adulta”: ogni giorno veniva informata sui fatti salienti appena avvenuti, veniva interpellata affinché condividesse la sua opinione e il suo punto di vista era tenuto in considerazione nella risoluzione di vari tipi di faccende. Come risultato, a otto anni, Maggie , dopo aver studiato l’arte della falegnameria, aveva già costruito un telaio sul quale tesseva arazzi, riprendendo i disegni da lei realizzati. Apprendeva l’aritmetica e la scomposizione sillabica utilizzando schemi ritmici che integravano mente e corpo, praticava danza, sport e intrecciava ceste. Come ci riporta Gloria Steinem, ancora bambina “Poteva immaginare l’aroma di un colore e descrivere il sapore di una stanza […] poteva effettuare passaggi dalla sfera conscia a quella inconscia. Poteva decidere cosa sognare e servirsi di questa capacità per risolvere molti problemi”.

Sfruttando tutte queste doti, Margaret si affermò professionalmente quando aveva solo vent’anni e, grazie ai suoi studi nel campo dell’antropologia, non solo furono gettati dei ponti indelebili tra diverse culture, ma venne per la prima volta affermata l’dea per la quale i ruoli di genere, negli anni ’20 chiamati “temperamenti”, non rispondessero a delle dinamiche naturali o biologiche, bensì sottostessero a influenze culturali.

La Mead esplorò il fenomeno dei ruoli di genere, in particolare, presso tre popolazioni della Nuova Guinea ( i risultati di queste ricerche sono raccolti nell’opera “Sesso e temperamento” della stessa M. Mead, ovviamente). In queste tre popolazioni i ruoli sociali incarnati da maschi e femmine erano ben diversi da quelli stereotipacamente concepiti nel mondo occidentale, andando di conseguenza a mettere in discussione la teoria che vedeva nel ruolo di genere, o temperamento, un dato biologicamente stabilito. Presso gli Arapesh, ad esempio, il comportamento pacifico, mite e sottomesso che nella nostra cultura viene associato alle fanciulle, era indifferentemente e largamente incarnato tanto dagli uomini quanto dalle donne, mentre i Mundomugor, indipendentemente dal sesso biologico, manifestavano comportamenti aggressivi, irascibili e assertivi che ricordano lo sterotipo del ‘macho’ occidentale. Una situazione ancora più curiosa veniva presentata dai Ciambuli, invece. Presso questa società i maschi erano soggetti vanesi, che impiegavano il tempo prendendosi cura dei loro corpi e della loro estetica e che nella comunità si occupavano delle rappresentazioni artistiche e teatrali. Le femmine, oltre ad occuparsi dei bambini di entrambi i sessi, vivevano in case comunitarie e svolgevano attività come la pesca, l’artigianato e l’allevamento dei maiali. In questa civiltà le differenze tra uomini e donne, che sembrano quasi l’inversione dei ruoli concepiti nei paesi di cultura europea, si manifestano, a detta della Mead, tanto esteriormente, quanto interiormente, infatti: “ Tutto l’abbigliamento femminile era spartano, austero, a cominciare dai capelli rasati; quello maschile era elaborato, con acconciature pesanti e barocche fatte di riccioli e impreziosite da ornamenti. Le donne stavano allegre, gli uomini erano spesso imbronciati e impermaliti”.

Queste osservazioni liberarono definitivamente la mente frizzante di Margaret dalle aspettative sociali del suo tempo e la portarono a condurre, senza vergogna, una vita sentimentale appagante e una ricerca intellettuale produttiva. Ebbe tre mariti, dai quali puntualmente divorziò, per poi intrattenere una relazione amorosa con un’altra antropologa: relazione rimasta segreta fino alla sua morte e scoperta solo dopo il ritrovamento di intense lettere d’amore dal grande valore letterario.

Anticipando gli studi di genere di circa 50 anni, Margaret, con le sue scoperte, fece un regalo al mondo dell’antropologia e a uomini e donne tutti. Si fece largo in un ambiente accademico ostile e difese sempre le sue opinioni con tenacia dagli attacchi di critici sessisti e misogni che, manifestando una mal celata insopportazione per le figure femminili emancipate, temevano le ripercussioni di teorie così all’avanguardia. Per la sua passione, la sua creatività e l’impatto che i suoi studi ebbero sulla realtà socio-culturale che la circondava, Margaret è la mia eroina e, ora, immagino sia anche la vostra.

Il Capybara Femminista

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