Perché sono vegetariana?

Perché sono vegetariana?

IMG_9660Quest’articolo non vuole per forza persuadervi ad unirvi al “lato oscuro della forza”, per cui vi prego, non leggetelo con questo preconcetto fisso in mente, perché non credo proprio che la semplice lettura di queste mie parole possa far nascere tanti piccoli baby vegetariani, e non è nemmeno ciò che spero accada. Quest’articolo vuole essere, in primis, un aiuto per me stessa e per chi, come me, ogni volta che dice di essere vegetarian*, vede la gente storcere il naso , così che in quelle occasioni avremo un testo pronto per supportarci nella difficile opera del “mettere in discussione il pregiudizio altrui”. Vuole essere anche un incoraggiamento per chi è già vegetarian* o vegan*, perché fa piacere sentirsi dare una pacca sulla spalla quando si fa la cosa giusta, anche se si tratta di una pacca tanto metaforica quanto virtuale. Infine, quest’articolo vuole essere, ovviamente, informativo: poi starà a voi decidere se utilizzare queste informazioni come un trampolino di lancio verso uno stile di vita più consapevole o meno.

First things first: essere vegetarian* non è una vergogna (sono stufa di sentirmi quasi compatita, se non sbeffeggiata, quando parlo della mia scelta alimentare), ma nemmeno essere onnivor* lo è.
La dialettica che si instaura tra vegetariani e onnivori, stupida e senza senso, riprende le dinamiche infantili dei gruppetti che, al liceo, si fanno guerra spietata senza nemmeno sapere perché. Se sentiamo di essere più “green” rispetto al nostro interlocutore, spiegare civilmente le ragioni che hanno portato NOI a fare questa scelta è l’unica strada interessante da intraprendere…puntare sul senso di colpa altrui non serve a nulla, perché è proprio la volontà di non confrontarsi con quel senso di colpa, che porta spesso un onnivoro, davanti ad un vegetariano o ad un vegano, a stare sulla difensiva, pronto a sferzare un attacco, sminuendo le scelte degli altri pur di non cedere ad un esame di coscienza.

Per cui, se scegliete di intavolare una discussione riguardo alle vostre diete, fatelo nell’ottica dell’ascolto e del rispetto reciproco ( N.B: siamo persone prima di essere qualsiasi altra cosa).

Entrando ora nel vivo della questione, il primo mito da sfatare è quello per cui i vegetariani non mangino carne per compassione nei confronti degli animali. Ho conosciuto davvero pochissime persone che si astenessero dai prodotti animali per questa ragione, o perlomeno per questa soltanto. Non mangiare carne perché ci fa pena l’agnellino da latte che vediamo sfoggiato sui cartelloni animalisti nel periodo di Pasqua è una motivazione un po’ miope, per quanto non sia mia intenzione contestare la sensibilità delle persone che, da quegli stessi cartelloni, si sentono profondamente colpite.

Tendenzialmente le motivazioni più salde, quelle che permettono ad un* vegetarian* di esserlo per tutta la vita, si orientano sul discorso della salute fisica e sul benessere interiore (aspetto per il quale vi rimando agli esperti, non sentendo di avere la capacità di addentrarmi nei cavillosi meandri della medicina), oppure sulla volontà di avere un impatto contenuto sull’ambiente che ci circonda. Eh già, perché allevare animali inquina.

Per quanto i media rivolgano la nostra attenzione su cause altre come i trasporti o le scorie industriali, già nel 2006 le Nazioni Unite hanno affermato che il bestiame genera più gas serra di tutte le auto e camion del mondo messi insieme, viste le grandissime quantità di anidride carbonica e gas di ossido di azoto disperse dal letame.
Alle grandi quantità di metano generato da questi animali, specialmente nei casi di allevamento intensivo, si aggiunge il danno prodotto dalle fosse liquide che circondano queste “grandi fattorie” e che fanno in modo che questi scarti, spesso frutto di alimentazioni iperproteiche e arricchite da ormoni, finiscano direttamente nelle falde acquifere che irrorano i campi coltivati.

Un’ altra tesi comprovata che contribuisce a rendere l’urgenza di adottare una dieta vegetariana, o comunque più plant-based, è quella per cui il 40 per cento dei cereali prodotti su scala globale sarebbe destinato all’alimentazione dei capi da bestiame, costituendo un dato ironico, in un panorama mondiale ben distante dal vincere la fame e la malnutrizione. Così come il cibo, anche l’acqua potabile, sempre più preziosa, viene investita nell’allevamento degli animali destinati al macello, piuttosto che al sostentamento umano.

All’elenco dei danni portati dall’allevamento intensivo, atto a soddisfare richieste sempre più esose dei consumatori, si aggiunge la deforestazione. L’allevamento di bovini e’ infatti la causa primaria di deforestazione nell’amazzonia brasiliana, ad esempio, fin dal 1970. I dati governativi del 1975 già attribuivano il 38% della deforestazione all’allevamento di bovini, ma ad oggi, visto l’aumento della produzione di carne in Brasile , causata dalla sempre più alta domanda di importazione europea, i ritmi della produzione di carne macellata stanno aumentando smisuratamente, arrivando ad essere la causa del 70 per cento della deforestazione totale in quelle aree.

Questa manciata di dati vi ha aiutato ad inserire una scelta alimentare come quella di non mangiare carne, in un quadro più ampio e ben poco banale. C’è ancora tanto da dire riguardo al surriscaldamento globale e alle cause del rapido declino che abbiamo innescato, ma voglio chiudere questo articolo con una nota positiva. Per quanto il danno di decenni di consumi poco etici sia enorme, non è ancora tropo tardi per dsrebil via ad un processo inverso. Numerose ricerche, tra cui quella condotta alla Oxford Martin School, hanno sostenuto che l’assunzione su vasta scala di una dieta vegetariana potrebbe abbattere le emissioni dovute all’allevamento intensivo di animali di circa il 63 per cento! E se non pensate di poter sostenere una dieta del genere sul lungo periodo, non credete di non poter contribuire alla causa! Basterebbe introdurre un paio di giorni di ricette plant based nella vostra routine settimanale, o sostituire più spesso la carne rossa con carne di pollo o tacchino. Fidatevi, ogni piccolo passo conta, se fatto verso un futuro più sostenibile.

Il Capybara Femminista 

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2 thoughts on “Perché sono vegetariana?

  1. Massimo rispetto 🙂
    A me non bastava solo non essere etero, ma sono anche vegan da circa quindici anni. All’inizio non conoscevo la parola vegan, mi autodefinivo “vegetariano integrale”, in quanto non avevo mai conosciuto una persona vegetariana o vegan prima. Dopo circa cinque anni ho iniziato a frequentare un paio di gruppi veg-animalisti, ma sono scappato. L’autodiscriminazione all’interno di quel mondo è davvero pesante: se non sei laureato o universitario non sai come funziona il mondo e quindi “stai solo giocando” a fare il vegan, se non hai un lavoro “giusto”, se sei sovrappeso (come ero io una volta) rovini l’immagine del movimento, se frequenti persone onnivore e se non fai shopping solo ed esclusivamente in negozi vegan etici non puoi avvalerti del titolo reale di vegan. Ora io continuo ad esserlo, per conto mio, senza più bisogno di mischiarmi con queste persone che, per colpa loro, ci fanno detestare dagli onnivori. Dall’altro lato ho subito insulti, minacce e un’aggressione da parte degli onnivori alla sola notizia di essere vegan, senza aggiungere nient’altro. Poi battutine, allusioni e sbeffeggiamenti sono all’ordine del giorno. Penso che sia più difficile fare coming out da vegan piuttosto che come persona LGBTQIA+, quindi lo tengo spesso nascosto. Senza contare il fatto che spessissimo gli onnivori devono dimostrare non che loro abbiano ragione, ma che noi abbiamo torto.

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    1. Mamma mia! La discriminazione dentro i movimenti è il male! Io sono onnivora, controllare in questo modo la mia alimentazione non è qualcosa che sarei in grado di fare, almeno per ora, e quando ero più piccola mi sono espressa in maniera anche violenta, ma è davvero bastato avere la maturità di ascoltare per rendermi conto di quanto questo astio sia infantile e dannoso.
      Ciò che conta è fare le scelte più etiche possibile che siano compatibili con il nostro benessere e lavorare insieme, anche da punti di vista differenti, per migliorare le condizioni di tutt* e de mondo.
      È brutto che si debba spiegare a delle persone adulte.
      •La Mucca Intellettuale

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