FEMEN – A feminist review

FEMEN – A feminist review

IMG_9508Il 5 marzo, l’Italia si è svegliata chiedendosi quali fossero i risultati delle elezioni ed ha finito con il domandarsi chi diavolo fossero le FEMEN.

Penso di non tirare in ballo niente di nuovo, facendo riferimento a quanto accaduto il 4 marzo a Milano. Su più o meno tutti i giornali che ne hanno parlato si sono letti titoloni del tipo “Elezioni, Berlusconi contestato a seno nudo da una FEMEN”. La ragazza in questione, una trentenne franco-algerina, ora rimpatriata in Francia con un divieto di rientrare in territorio italiano per i prossimi cinque anni, portava sul corpo le scritte “FEMEN” e “Berlusconi sei scaduto”.

Nonostante quella non fosse la prima volta che Berlusconi incrociasse le FEMEN e tutto il loro disprezzo, l’ex premier ha commentato l’accaduto con ironia, affermando di non aver visto niente. Per quanto ormai ben noto sia questo episodio, non molti sanno che la resistenza delle FEMEN non si è fermata ai seggi, ma è continuata sulla loro pagina Facebook in un post, dove, tra la altre cose, si legge: “FEMEN non dimentica il Rubygate, non dimentica lo sfruttamento di ragazze, non dimentica gli attacchi misogini, non dimentica nemmeno la coalizione con l’estrema destra, non dimentica le parole fasciste ‘Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a far vacanza al confino’. Perché dov’è l’estrema destra e il fascismo, è anche il sessismo”.

Oltre al seno nudo e alla scritta in tempera, dunque, un messaggio c’era, e, a parer mio, un messaggio, in questo caso, ben poco contestabile. Sì, in questa caso però e, sostanzialmente, davvero in pochi altri.

Le FEMEN sono un gruppo di resistenza che non riesco a chiamare femminista, nonostante loro si definiscano come tali. Le FEMEN sono complesse, intricate, a dir poco controverse, senza dubbio. Ma, andiamo per gradi.

Chi sono le FEMEN?

Le FEMEN sono un gruppo di protesta fondato nel 2008 a Kiev, in Ucraina. Per farla molto in breve, le FEMEN nascono come movimento femminile in uno Stato in cui il sessismo e la misoginia sono istituzionalizzati, con la volontà di “incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina”. In particolare, le FEMEN sono fortemente schierate contro la prostituzione e il turismo sessuale, fenomeno, questo, che si verifica ormai da anni nel loro stesso paese. Se da una parte, però, le FEMEN rivendicano rappresentazione politica e uguaglianza sociale per le donne, dall’altra lo fanno con pratiche decisamente radicali che includono, oltre al mostrarsi in pubblico a seno nudo, (elemento, questo, che personalmente non mi scandalizza), il prendere a pugni intellettuali come Tariq Ramadan durante il Recontre Annuelle des Musulmans de France e l’urinare nelle chiese.

Sì, avete capito bene. Urinare nelle chiese. Si tratta di solo uno dei tanti episodi di vandalismo che le FEMEN hanno messo in atto per comunicare il loro sentimento antireligioso. Anche in questo caso, la situazione è complicata. Da femminista nata e cresciuta in un paese fortemente cattolico, ho avvertito sulla mia stessa pelle cosa voglia dire vivere sotto i dettami di una religione maschilista che dipinge la donna come virtuosa sole se madre sottomessa e devota al marito. Una religione in cui, come hanno detto le stesse FEMEN, Maria “Nonostante il suo ruolo significativo, rappresenta la castità, la maternità e la passività […]. E’ oltretutto una donna senza voce, ne sessualità”. Anche in questo caso, per quanto la critica possa avere un senso, non l’avrei fatta sicuramente seguire al tentato furto, in Piazza San Pietro, della statuetta rappresentante Gesù Bambino nel presepe di Natale.

Il sentimento antireligioso delle FEMEN si manifesta soprattutto in atti di denuncia all’islam che sfociano sostanzialmente nel terrorismo. Anche qui, per quanto da femminista possa oppormi al fondamentalismo o alla politicizzazione di un credo religioso, trovo incondivisbile la posizione estrema delle FEMEN che le porta automaticamente dalla parte del torto, dalla parte dell’oppressore, dalla parte del suprematista bianco.

Sì, ecco un’altra questione spinosa che non può essere omessa quando si parla di FEMEN. le FEMEN sono spesso accusate di essere portavoci del Femminismo Bianco. Con questo termine non si descrivono semplicemente “le persone bianche che sono femministe”, bensì si parla di un femminismo che è rimasto fermo ad alcuni aspetti del movimento, un femminismo che non prende in considerazione il privilegio bianco, ad esempio, o il contesto culturale. Un femminismo, in poche parole, che è rimasto lontano dall’odierno sentimento di internazionalità in cui tutte le femministe e i femministi del mondo si stanno ormai sempre più riconoscendo e che, dunque, rimane miope davanti alle minoranze e non riconosce come l’etnia, l’orientamento sessuale o quello religioso, oltre che il genere, possano rendere faticosa la battaglia verso la conquista dell’uguaglianza e della parità.

Nonostante ci sia molto altro da dire riguardo a queste donne, mi avvio verso le conclusioni sottolineando che, per quanto ideologicamente, per alcuni aspetti, posso spingermi a condividere o perlomeno a capire le intenzioni delle FEMEN, non potrei mai giustificare o comprendere quanto poi mettono in atto. Il vandalismo, la violenza fisica, la cecità davanti alle minoranze e la totale mancanza di rispetto per la sensibilità religiosa portano queste militanti a creare divisione la dove il femminismo, quello vero, crea reti e sorellanza. Le porta a sostituirsi al patriarcato che tanto disprezzano, volendo imporre dall’alto la loro visione radicale e limitata. Le porta a rafforzare, nella gente “comune”, l’idea per la quale le femministe non possono essere altro se non donne violente e arrabbiate, finendo per allontanare tanti uomini e altrettante donne dal movimento, tanto che perfino chi crede nella parità sociale, politica ed economica tra i sessi (aka definizione letterale del femminismo) arriva a disprezzare il termine “femminista” e a far in modo di non essere identificato come tale.

Insomma, le FEMEN stanno sostanzialmente remando contro il disegno che vorrei realizzare. Che io e tante sorelle nel mondo vorremmo realizzare.

Il Capybara Femminista

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