Esame di coscienza post elezioni

Esame di coscienza post elezioni

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Come tante persone, questa mattina mi sono svegliata per niente in ansia per i risultati: non si trattava della scelta tra un suprematista bianco repubblicano e la prima donna presidente e la Nazione non era divisa in due.
Il risultato, prevedibile, rimane comunque preoccupante perché vedere concretizzata la paura della destra che riprende il potere dopo mesi (anni, a dire il vero) di campagna elettorale basata sull’odio fa perdere facilmente le speranze, ma questo sconforto è esattamente ciò che, ora più che mai, dobbiamo assolutamente evitare.

Cosa fare, quindi?

Innanzitutto, direi di partire con un bell’esame di coscienza chiedendosi “che cosa ho fatto io per evitare che il pericolo diventasse reale?”

Cosa abbiamo fatto per fermare l’odio? Cosa abbiamo fatto per combattere il pregiudizio? Cosa abbiamo fatto per evitare che il pensiero delle persone andasse alla deriva verso la discriminazione?

Mi definisco un’attivista e, ormai da un po’ di tempo, per preservare la mia salute mentale e mantenere le forze per andare avanti nella lotta, ho deciso di smettere di parlare con chi è abituato a dare retta all’odio. Ho chiuso con il confronto e con le discussioni che troppo spesso diventavano litigi perché mi sono scordata di un punto fondamentale di quando si fa attivismo: il cambiamento positivo non è mai immediato.
Se sperate di far cambiare idea ad un leghista nel giro di un paio di commenti o di un pranzo di famiglia, siete fuori strada. La maggior parte del cambiamento è attuato dal tempo, perciò è importante ricordarsi che provare ad innescarlo è sempre una buona idea, se si seguono le giuste modalità.

Con “esame di coscienza” intendo chiederci anche cosa abbiamo fatto come cittadini.
Lo so che la politica e le istituzioni sembrano lontane, ma non dobbiamo mai pensare che essere cittadini attivi sia inutile, perché,’se è vero che il cambiamento reale arriva solo quando c’è il consenso della maggioranza della popolazione, è giusto ricordarsi anche che se ci disinteressiamo di farci sentire da chi ha il potere di istituzionalizzare il cambiamento, questo non sarà mai reale.

Avete manifestato quando era il momento?
Vi siete ribellati? Avete risposto all’odio? Avete richiamato il Parlamento alle sue responsabilità? Avete votato con coscienza o avete creduto, ancora una volta, che sarebbe stato inutile e superfluo o, ancora peggio, che non vi avrebbe riguardato?

Prendetevi il tempo di rispondere onestamente a queste domande.

Il secondo passaggio, dopo esserci guardati indietro, è volgersi verso il futuro.

Alla luce delle vostre risposte, cosa avete intenzione di fare?

Noi ancora non sappiamo cosa succederà dopo queste elezioni, per ora possiamo solo sperare che Mattarella prenda la decisione migliore per il Paese (e soprattutto che sappia quale sia, perché io al momento non ho i nervi così saldi), ma possiamo già decidere che cosa faremo noi e non parlo solo a quelli che ne sono usciti “sconfitti”, ma soprattutto a quelli che si rivedranno nel governo, qualunque esso sia.

È importante che manteniamo la nostra umanità, che continuiamo a resistere, che non perdiamo mai le speranze e che non smettiamo mai di credere che ne valga la pena.

Se siete “l’opposizione”, vi chiedo di iniziare un’opera di attivismo che, se fatta insieme, non sarà così estenuante: dobbiamo smettere per un attimo di dare per scontate le cose in cui crediamo e renderci conto che la diffusione dei valori e degli ideali che sosteniamo è il risultato dell’impegno collettivo per la cultura, non della rabbia, per quanto comprensibile.

Per chi, invece, si sentirà rappresentato dal futuro governo, vi chiedo qualcosa di ancora più importante, perché avrete una responsabilità maggiore: ascoltateci. Perché il cambiamento non lo possiamo fare da soli e, se incontrarci avrà avuto un senso e sarete disposti a cambiare, allora dovrete richiamare alle responsabilità di parlamentari e capi di Stato le persone che avete eletto, perché le responsabilità non stanno nell’odio, stanno nella parità, nella giustizia sociale e nell’inclusione.

Adesso inizia l’impegno vero, di tutt*.
Non perdete la speranza.
Non tiratevi indietro.

La Mucca Intellettuale

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