Hoka Hey!

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Vi ricordate dell’attentato di Las Vegas?

Nel caso vi fosse sfuggito qualcosa, uomo bianco ha sparato su altri uomini bianchi con un’arma che sicuramente porta un nome troppo complicato perché io lo ricordi ed è troppo pericolosa per stare in mano ad un civile. Ha ucciso un numero di persone che ho visto oscillare tra i cinquanta e i sessanta e ne ha ferite centinaia. È stata definita la più grande sparatoria di massa nella storia del Paese.

È l’ennesima occasione per parlare di come la non regolamentazione delle armi negli Stati Uniti sia un problema enorme, ma il “presidente” ha detto che non gli va di parlarne e noi non possiamo far altro che rispettare i suoi sbalzi d’umore puberali, perciò sposterò l’attenzione su un altro tema, così capite anche perché ho deciso di pubblicare questo articolo proprio oggi.

Oggi è il Columbus Day!

Ogni anno, negli Stati Uniti, si festeggia l’arrivo di Colombo sul territorio americano. Tutto bellissimo, se non fosse che non c’è assolutamente nulla da festeggiare.

A questo punto dovrei aver generato confusione a sufficienza da farvi domandare perché io stia saltando da un argomento all’altro come un bovino impazzito (le battute sulla mucca pazza le lasciate ai comici falliti e al 2005, please).

Ecco cosa è successo.

Qualche giorno fa allenavo, come sono solita fare quotidianamente, il mio pollice usando come attrezzo il feed di Instagram e ad un certo punto i miei occhi hanno incontrato un post che, tradotto, suonava tipo “Il privilegio bianco è dimenticare che il più grande mass shooting nella storia della nazione è stato il massacro di Wounded Knee”.

Ci ho riflettuto un po’ e poi mi sono ricordata che io conosco questo avvenimento storico grazie a una canzone, ma non ho mai pensato di informarmi di più, perciò ho colto l’occasione di imparare qualcosa.

Il 29 dicembre 1890 ebbe luogo l’eccidio, da parte dell’esercito statunitense, dei Miniconjou, una tribù nativa del Nord America, passato alla storia come massacro di Wounded Knee, non appena si smise di definirlo “battaglia”.

I nativi avevano deciso di ribellarsi dopo aver ricevuto la notizia dell’assassinio di Toro Seduto, una delle più importanti figure della resistenza dei Sioux alla colonizzazione degli europei, ma furono intercettati dai coloni e massacrati con l’indicibile violenza tipica degli evangelizzatori importatori di democrazia dai capelli biondi e gli occhi celesti, come la giacca.

I morti furono almeno 300.

Si dice che i soldati statunitensi siano tornati sul luogo del massacro per rapire i superstiti e ammassarli in una chiesetta nella quale erano ancora esposti gli addobbi natalizi, tra i quali si poteva leggere una scritta che recitava Pace in terra agli uomini di buona volontà. Non c’ero e non posso verificare la fonte, quindi mi riservo la possibilità di sperare che non sia vero, anche se non faccio fatica a crederci.

Ora, è chiaro che questo non cancella la vergogna dell’attentato di Las Vegas e non riporterà in vita le vittime, così come è ovvio che non voglio fare una classifica dell’importanza delle morti, ma mi sembra altrettanto evidente che festeggiare nella giornata di oggi significhi cancellare la memoria storica di un genocidio che non accenna ad arrestarsi e questo io non ho intenzione di accettarlo.

#FuckChristopherColumbus

La Mucca Intellettuale

P.S. Credo che valga la pena di sentirla, giusto per farsi un’idea di come ci si sente a venire massacrati

 

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