Quando l’unica fonte è quella bianca

Quando l’unica fonte è quella bianca

IMG_3391L’idea per questo articolo mi è giusto venuta l’altra sera, quando dopo una giornata di studio sono uscita a distrarmi con due delle migliori amiche che un Capybara Femminista potesse desiderare. Beh, non so che immagine vi siate figurati voi, ma per noi, quella sera, non ci sono stati pettegolezzi o risatine.

Abbiamo invece parlato per quasi tutto il tempo di colonialismo, di come tutti ne stiamo ancora vivendo le conseguenze e, soprattutto, di perché ci è stato insegnato a scuola come se fosse niente più che una svolta economica. Perché parlando della scoperta dell’America (okay, ormai mi viene da ridere alla parola “scoperta” perché penso sia l’espressione più eurocentrica mai pronunciata) degli Indigeni Americani si è fatto appena cenno? Perché dei centinaia, anzi, dei migliaia di africani che sono stati deportati dalle loro terre per servire l’uomo bianco ci è stato detto solo che “sulle navi morivano di stenti”?

Beh, noi non siamo sociologhe o antropologhe, ma una risposta mi sono sbilanciata a trovarla. Non conosciamo gli Indigeni Americani e non sospettiamo cosa abbiamo potuto provare gli Africani deportati per lo stesso motivo per cui immaginiamo la conquista del Far West come un’impresa eroica ed eccitante. Le fonti. È servito “Balla coi lupi” per dare una scrollata all’uomo bianco, farlo inciampare nei suoi stessi piedi e fargli notare quanto pericoloso fosse cadere dal suo piedistallo. È servito che tutte le comunità native americane si unissero formando una catena compatta di centinaia e centinaia di persone quando la DAPL ha minacciato le loro terre, perché ci ricordassimo che la loro cultura non solo è ancora pulsante, ma va ben oltre il viso dipinto che scimmiottiamo alle feste in maschera.

Le fonti con le quali le informazioni ci giungono plasmano un’enorme fetta dell’informazione stessa. Soprattutto quando si parla di culture e di civiltà, la scelta migliore che possiamo fare è dare la parola agli esponenti di quel gruppo. Credo fermamente che nessun giornalista possa esprimere tutta la verità o il valore che possa, ad esempio, avere un hijab per una donna musulmana; riservatevi la ricchissima possibilità di interpellarne una.

Spero che tutti quei gruppi minoritari ancora latenti, di cui ancora spesso neghiamo i diritti e le volontà, possano trovare la forza di esprimere le loro idee, possano trovare la voce che possa dar forma a una nuova e preziosa fonte diretta. Perché per i Nativi Americani il Columbus Day è giorno di lutto.

Il Capybara Femminista

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