Tucomingout #3 Finocchi che fanno l’amore

Tucomingout #3 Finocchi che fanno l’amore

IMG_6563La prima volta che un uomo mi ha baciato ero a teatro. Eravamo soli, ci eravamo intrufolati in un palchetto per guardare uno spettacolo molto brutto e molto noioso. A un certo punto mi ha preso la mano. Un po’ di corteggiamento imbarazzato da quindicenni alle prime armi, poi un bacio.
E’ stato un bacio lungo, emozionante, il tipico approccio da ragazzi imbottiti di commedie romantiche e film strappalacrime. Mi ricordo che nella privacy buia del nostro palchetto, con le luci e la musica, non potevo essere più felice.

Finito il bacio, la porta del palchetto si è spalancata. Sono entrati due ragazzini X, mai visti prima, qualche anno più grandi di noi. Hanno urlato “finocchi” due o tre volte, poi sono usciti. Hanno continuato fino alla fine dello spettacolo: apri la porta, urli “finocchio”, chiudi la porta, quasi si trattasse di un rituale magico. Non sapendo come reagire, all’epoca sono rimasto in silenzio. Mi faceva male allo stomaco pensare che delle persone che non sapevano nulla di me, e di cui io non sapevo nulla, si fossero prese la libertà di rovinare quel momento che avevo immaginato per anni e anni. Nella mia ingenuità di quindicenne non riuscivo a pensare ad altro se non che era stata una cosa davvero crudele.

Negli anni cose del genere mi sono capitate moltissime volte, in forma più velata o più esplicita, più leggera o più pesante, fisica o verbale, da parte di conoscenti, sconosciuti, adulti o ragazzi.
La paura è scivolata via presto, la rabbia ci ha messo più tempo. Ero arrabbiato con quegli individui che dovevano per forza farmi sapere cosa pensassero di me, che dovevano trasformare una cosa bella in una cosa spaventosa. Persone delle quali non mi sarebbe importato mai niente, non fosse che per qualche oscura ragione a loro importava così tanto di me.

Poi se ne è andata anche la rabbia.
Se ne è andata quando ho realizzato che loro in primis non sapevano nulla di me. E non sapendo nulla, non sapevano nemmeno quanto fosse importante per me quel bacio. Non avevano sentito il mio cuore battere forte, non mi avevano visto tremare. Avevano sentenziato. E sentenziare è proprio di chi non conosce.
Da allora mi sono impegnato a far si che le persone vedessero i miei sentimenti. Non che li condividessero o che li approvassero, ma che ne potessero constatare l’esistenza.
E da allora le cose sono cambiate. Non troppo, ma sono cambiate. Perché se c’è una cosa che non si può spiegare, ma che inconfutabilmente esiste, è l’amore. Si può opporre tutte le ragioni del mondo a qualunque tesi, ma quando ci trova faccia a faccia con un sentimento forte e irrazionale, non possiamo negare che esista. Che lo si trovi giusto o sbagliato è un altro discorso.

Quando incontro persone che mi chiamano “frocio”, o “finocchio”, mi prendo del tempo prima di rispondere. Chiudo gli occhi, apro il sipario e ritorno per qualche istante nel teatro. Ripenso alle luci, alla musica, agli affreschi e a quel bacio così ingenuo dato nel momento giusto. Apro gli occhi, sorrido e parlo a quelle persone. Che funzioni o meno, lotto per quel sentimento che ho sentito così forte, così giusto. E mediamente funziona. Non sempre, ma spesso.
Perché l’amore può abbattere il pregiudizio, lo ha sempre fatto. Sembra roba di poco conto, sembra una cosa scontata da dire. Ma l’amore è l’arma più importante che abbiamo.

Il Suricata Dissidente

 

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