Da grande sarò la Cinzia

Da grande sarò la Cinzia

IMG_6369La Cinzia è la mia mamma, le piacciono il vino e i romanzi storici e ha un bellissimo paio di gambe perfette.

E oggi vi racconto la sua storia.

Non fraintendetemi, non sarà una sviolinata sdolcinata in cui farò finta che il rapporto madre-figlia non abbia problemi e non sto cercando di ingraziarmela per ottenere qualcosa.
Tutto ciò che farò sarà riportare i suoi racconti perché, oggi, posso cogliere l’occasione di dimostrare quanto meriti di essere presa ad esempio.

Dunque cominciamo dall’inizio, cercando di mantenere un po’ di fedeltà alle testimonianze.

Parlando della Cinzia, non si può omettere quanto sia Milanese (ragione per cui l’articolo davanti al nome non è un errore, ma un dovere).
La sua storia inizia a Crescenzago, al 34 di Via Flumendosa.
Seconda di quattro figli, non nasce in una famiglia ricca e si ritrova a vivere l’adolescenza negli anni ’70, gli anni di piombo, un periodo fatto di scioperi e scuole occupate, anni difficili, che supererà grazie ad un’incredibile voglia di indipendenza.
All’età di quattordici anni, infatti, quando tutto questo rischia di compromettere sul serio la sua formazione e il suo futuro, decide di non farsi ostacolare e inizia a lavorare.

Capite perché vale la pena di leggere questa storia?
Parliamo di una donna che, dall’età di quattordici anni, guadagna da sola tutto quello che ha,
una self-made woman che ha iniziato a costruire se stessa da giovanissima!

Con l’avanzare della sua carriera, arriva ad incontrare la Olivetti dello studio legale nel quale viene assunta come segretaria.
Siamo a metà degli anni ’70 e, lavorando per un avvocato, si ritrova necessariamente a passare gran parte del suo tempo al tribunale di Milano.
Perché questo dettaglio è così importante? Perché, all’epoca, quello era uno dei luoghi dove alle femministe piaceva di più manifestare.

Dunque, incontra da vicino il Movimento delle Donne e le loro dimostrazioni in piazza, dalle quali, sono sicura, è stata influenzata parecchio.
No, non sta per iniziare una storia di attivismo decennale, ma lo ritengo comunque un dettaglio importante: sono fiera di poter dire che mia madre ha votato perché io potessi avere il diritto di abortire!

Lasciando un attimo da parte la politica, possiamo riconcentrarci un momento sulla sfera più privata.
Il 15 luglio 1976, contro tutti gli espliciti divieti di un padre che non parlava se non in milanese stretto, si fidanza con un terrone e, durante il carnevale del 1984, lo sposerà, dando, poi, alla luce due figlie.

E qui vorrei parlare un momento di lei come mamma.
No, il rapporto non è mai stato semplice, non lo è neanche ora, ma è sicuramente unico e fatto di complicità. (A quante di voi capita di ascoltare la Rettore con vostra madre?)
E un merito che devo assolutamente riconoscerle è quello di aver sempre vissuto il compito di madre con gioia, trasmettendomi, anche attraverso il nostro rapporto, una visione bellissima della maternità scelta e desiderata.

E io credo che basti a dimostrare che oggi non potevo non celebrarla e omettere alla sua storia esemplare.

Grazie mamma, perché sei il miglior modello di donna che ho!

La Mucca Intellettuale

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