Femminismo verde e diritti umani

Femminismo verde e diritti umani

IMG_6326Da un po’ di tempo mi sto interrogando su come iniziare ad avere un impatto sull’ambiente sempre minore: usare meno plastica, riciclare di più, raccogliere i rifiuti separatamente… prestare più attenzione a ciò che faccio, insomma.
Non vedo l’ora di andare da Lush e svuotare il negozio con la scusa dell’ecosostenibilità!

Ma l’ecologia non è l’unico motore che mi spinge a queste scelte consapevoli, c’è un’altra questione da considerare e che, forse, è più spesso trascurata, probabilmente perché la vediamo di meno: i diritti umani.

È vero, ecologia e diritti umani generalmente non fanno parte dello stesso discorso, difficilmente sentirete Greenpeace parlare di giornaliste/i e attiviste/i detenute/i ingiustamente, così come Amnesty non si preoccupa di salvare le balene. Ed è giusto così, è giusto che ognuno abbia un ruolo e che ci impegniamo a collaborare, ognuno con le proprie conoscenze, senza tentare (invano) di portare il peso di tutti i problemi del mondo.
Ma ci sono alcuni accorgimenti che noi, come consumatori e consumatrici, possiamo mettere in atto e, con la semplice scelta consapevole di un prodotto o di un marchio, possiamo sia aiutare l’ambiente che permettere a intere popolazioni di ottenere ed iniziare a godere dei diritti umani che, ancora oggi, maggio 2017, vengono loro negati.

In sostanza, scegliendo come spendere i nostri soldi, senza troppo impegno, faremmo in una volta tutto quello che fanno Greenpeace e Amnesty separatamente. In una giornata di shopping, diventeremmo facilmente eroi ed eroine, perché si tratterebbe davvero di salvare il mondo!

Ora, prima che chiudiate l’articolo e ritorniate a guardare il video del gattino incastrato nel vaso di gerani della nonna che vi è arrivato sul gruppo di whatsapp della famiglia solo perché pensate che io sia una pazza visionaria con manie di grandezza perché ho usato termini forti come “salvare il mondo”, sappiate che c’è qualcuno molto più autorevole di me che ci crede davvero e che lo sta anche facendo!

E qui arriviamo a parlare di Altromercato che non solo promuove tutto questo, ma è anche un punto di partenza per un consumo più ecosostenibile e “dirittiumani-sostenibile”.

Due parole per capire di cosa si tratta:
“Altromercato lavora ogni giorno da oltre 25 anni per la promozione e realizzazione di pratiche di economia solidale finalizzate a uno sviluppo sostenibile, al sud come al nord del mondo” recita il loro sito, che, senza citarvelo per intero, ora cercherò di riassumervi.
Ciò che fanno, in buona sostanza, è creare una rete di produzione all’interno della quale vengono rispettati allo stesso modo l’ambiente e tutte/i le/i lavoratori e lavoratrici che ne fanno parte.
Perché è così innovativo?
Perché in una buona parte del pianeta tutto questo non succede.

Pensate alla fast fashion, che si basa su un’enorme produzione di rifiuti tessili e sullo sfruttamento della manodopera che, ricordiamolo, è formata da persone che vivono in paesi dove non c’è alcuna tutela in materia di lavoro (quindi condizioni igieniche e di sicurezza inaccettabili) e si vive prevalentemente nella miseria (quindi non si rifiuta uno stipendio troppo basso, perché è pur sempre uno stipendio, soprattutto se si tratta di donne o bambine/i); pensate al caffè o al cioccolato: le materie prime di questi prodotti vengono raccolte prevalentemente, se non del tutto, in Paesi del sud del mondo, dove le aziende, esattamente come nel tessile, hanno la possibilità di sfruttare le persone, e il loro bisogno di vivere, ottenendo un margine di guadagno gigantesco; pensate ai cosmetici testati sugli animali e all’impatto che può avere sull’ambiente la produzione di tutti i rifiuti in plastica non riciclabile di molte confezioni (in questa battaglia, però, metto al primo posto Lush perché mi piace di più, sorry).

Insomma, si potrebbe andare avanti per ore, ma mi fermo qui perché non possono mancare, in chiusura di un mio articolo, un messaggio positivo, un invito all’azione e un consiglio per iniziare:

Il 13 maggio, in occasione della Giornata Mondiale del Commercio Equo e Solidale, Altromercato ha organizzato “la colazione solidale più grande del mondo”, accompagnata dalla campagna “Salva il mondo pure tu”, grazie alla quale ognun* di voi può scoprire quale missione eroica gli/le è stata affidata!

Inoltre, i prodotti Altromercato hanno deciso di impegnarsi per il raggiungimento dei 17 Obiettivi ONU per lo Sviluppo Sostenibile, da raggiungere entro il 2030, così ogni prodotto ha una missione diversa.

Il mio preferito?

La marmellata per la parità di genere prodotta in Kenya che, “con l’impiego di oltre 50 lavoratrici favorisce da 25 anni l’emancipazione femminile della comunità”.

La Mucca Intellettuale

•Alcuni link utili per la sostenibilità:

-LUSH
https://www.lush.com

-ALTROMERCATO
http://www.altromercato.it/it_it/

-L’UOMO CHE SALVERÀ IL MONDO (ma vale anche per qualsiasi altro genere)
https://youtu.be/OO4qlT_SASI

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