Latte e biscotti con Malice Holly Monroe

Latte e biscotti con Malice Holly Monroe

Avere una persona del genere nella mia vita è praticamente un onore. E potrei star qui a divagare e a domandarmi cosa abbia fatto di tanto buono per aver ricevuto la sua amicizia come ricompensa, ma penso che mi appellerò semplicemente al destino. Potrei star qui a spiegarvi perché la reputo una donna di così tanto spessore o perché posso sostenere senza timori che sia unica nel suo genere, ma semplicemente condividerò con voi le sue parole. Sono sicura che, senza troppe difficoltà, condividerete il mio punto di vista.

Malice, da dove viene la tua passione per il Vintage?

Per me si tratta di una naturale evoluzione. Sono sempre stata una bambina “strana”, cresciuta da personaggi particolari. Mia madre mi ha sempre insegnato il gusto dell’estetica: lei non usciva nemmeno a buttare la spazzatura senza la riga di eye-liner o il rossetto. Mia madre era una donna che a fine anni ’80 portava i cappotti a ruota, che studiava gli outfit delle riviste straniere, che si faceva importare i trucchi dalla Francia e che pur di mettersi ciò che le piaceva si cuciva da sola i suoi abiti. Lei stessa era considerata particolare: era una di quelle che facevano girare la gente per strada perché era diversa da tutto quello che conoscevano, e io, anche se per poco tempo, perché mia mamma è morta quando avevo 14 anni, sono cresciuta con una donna che aveva questo tipo di potenza estetica. Lei mi ha reso una donna che sa scegliere e che è pronta a scegliere anche andando contro il pensiero comune. Mia madre era quella che diceva “Non vi piace? Allora giratevi d’altra parte” “Vi piace? Allora guardatemi, perché sono la migliore”. Da adolescente scelsi di esprimermi attraverso un look gothic dark, a fine anni ’90, andando quindi contro corrente ed essendo già “Vintage” con i miei corsetti vittoriani. Poi ho abbandonato l’estetica dark per il Vintage anni 40-50 per poi passare ai look anni 20-30 . Sicuramente in futuro cambierò ancora, non so cosa sceglierò di amare, ma sarà comunque sempre frutto del mio studio e della mia ricerca. Questa è la mia filosofia di vita: vivere secondo una passione che sia tale, che sia un profumo dalle note cipriate, uno di quelli che rimangono nell’aria anche dopo che chi li indossa ha lasciato la stanza.

Che cosa è davvero il Vintage? Cosa consigli a chi vorrebbe approcciarcisi?

A storia della moda ti direbbero che il Vintage è un genere estetico che si rifà volutamente agli stili in voga in una determinata decade, tra i primi del 900 e gli anni ’70. Da qualche anno l’ondata del vintage è arrivata alle masse ed ora vestirsi retro va molto di moda. Il problema però è che il Vintage, per essere accessibile a tanti, è stato generalizzato. Però, anche se per i più il Vintage è solo richiamare una moda passata con dei trend talvolta molto superficiali, per gli appassionati come me il Vintage è una ricerca continua. Una ricerca del particolare, uno studio delle riviste d’epoca per ritrovare la giusta scarpa da abbinare, la più adeguata combinazione dei colori, la pettinatura più adatta. Tutto questo perché non sempre l’estetica moderna ti rispecchia e ciò ti porta a cercare un’eleganza che ti doni di più, una zona di comfort in cui poterti accettare e in cui non sentirti più così fuori luogo. A chi si vuole approcciare al Vintage dico: Studiate, in modo che il Vintage sia una scelta consapevole. Non fermatevi alla moda: potreste magari scoprire che l’epoca estetica che amate era un’epoca politica o sociale in cui vi sareste sentiti ugualmente fuori posto.

E per quanto riguarda il Burlesque? Quali sono le sue origini e qual è il suo significato?

Il Burlesque è una forma d’arte che risale alla fine dell’Ottocento. Il Burlesque faceva parte dell’opera di rivista: un genere contenitore, volto ad intrattenere le masse, composto da diversi tipi di spettacoli, tra cui quello delle” ballerine discinte”. All’epoca la nudità era contemplata come forma d’arte, ma in teatro non era concesso spogliarsi.. Per questo motivo, inizialmente, le ballerine apparivano sul palco già nude, immobili, a formare scenografie umane davanti cui si esibivano altri artisti. Questo permetteva agli imprenditori teatrali di mettere in mostra la bellezza femminile senza incappare in multe e sanzioni. Poi c’è stata un’evoluzione e le ballerine hanno cominciato a togliersi gli indumenti sul palco, mettendo in scena degli spettacoli di danza o di teatro. Nasce così un complesso genere artistico che comprendeva la danza, la recitazione, l’interpretazione e lo Strip-tease. Voglio sottolineare come il Burlesque nasca e cresca in teatro: quello che vediamo oggi nelle pizzerie non è Burlesque. Il Burlesque ha bisogno di un palco, di una scenografia e di un personaggio da raccontare attraverso il costume, il modo di muoversi, la musica e persino dettagli come l’indumento tolto per primo e quello tolto per ultimo.

È vero che tieni lezioni di Burlesque? Cosa ti ha spinto a farlo?

Innanzitutto bisogna ricordare che il Burlesque, come tutte le arti tecniche, può avere due approcci: quello della professionista che volendo diventare tale affronta un lungo percorso di perfezionamento che la porterà a poter monetizzare i risultati dei suoi sacrifici, e quello dell’appassionata amatoriale. È proprio l’esistenza di questo secondo approccio che mi porta a tenere lezioni a donne di tutte le età che attraverso questa arte possono acquisire confidenza con il loro corpo. Il Burlesque ha proprio questa caratteristica: rendere piacevole, aggraziato e divertente ciò che nella quotidianità è visto come un difetto. Il Burlesque nasce come sfida ad una cultura che vedeva nella nudità qualcosa di poco pulito e in un certo senso conserva questo tratto. Io insegno alle mie allieve ad accettare ciò che la società ha definito un difetto.

Parlami un po’ del tuo Burlesque, per favore.

Il mio Burlesque è il Burlesque olistico, nato dopo una carriera artistica che mi ha portato nei teatri e nei club e, poi, alla scelta di insegnare. Il mio Burlesque è strutturato in più fasi. Il primo approccio è quello meditativo: durante le prime lezioni si fanno meditazioni guidate per percepire il proprio corpo in modo diverso. La seconda fase ti porta a raccontare alle compagne di corso l’immagine che vedi riflessa nello specchio, come vorresti che fosse e ad ascoltare che cosa vedono gli altri. Da lì si arriva a costruire tramite trucco, acconciatura, costume e movimenti, l’immagine della migliore idea che hai di te stessa. Il mio Burlesque è questo: rendere le donne forti, consapevoli e aiutarle ad aprirsi una strada verso l’idea migliore che hanno di loro stesse, aiutarle a capire che sono padrone del loro corpo e aprire per loro un ventaglio di possibilità che spesso alle donne vengono negate. Questo è il mio retaggio: portare la grazia nella vita degli altri.

Come ha influito su di te la scelta di essere una Vintage girl e una ballerina di Burlesque?

Ha influito positivamente. Sono state scelte che mi hanno portato ad avere consapevolezza di me e del mio corpo, e la consapevolezza dà forza. Se sei consapevole di cosa è il tuo corpo, con difetti e pregi, saprai sempre difenderti soprattutto da chi non riconosce questi ultimi. Se qualcuno mi dice “Sei grassa”, io dico “Sì, è vero, sono voluminosa, ma questo non mi rende automaticamente una ballerina peggiore di una ballerina taglia 38”. Io ho studiato le mosse di Marilyn, il modo in cui lei stessa aveva imparato ad ancheggiare, le sue quindici biografie, ho fatto venti anni di danza classica e ne sono ben consapevole. Sono consapevole di ciò che mi ha portato ad avere una determinata struttura fisica, un determinato modo di muovermi e di sorridere. Chi aggredisce gli altri, chi vede solo i difetti, è una persona che non ha fatto questo percorso di auto consapevolezza. Ed è proprio questo che insegno ai miei corsi: avere consapevolezza di se, dello spazio che si occupa e di come lo si vuole occupare.

Cosa significa per te essere plus size e ballerina di Burlesque?

Essere plus size è essere semplicemente quello che sono. Non sono sempre stata voluminosa, fino ai 17 anni sono stata una ballerina di danza classica: ero sottile e leggera. Ad un certo punto ho avuto un’ inversione di rotta: il mio metabolismo ha rallentato, ho cominciato ad avere grossissimi problemi a livello ormonale endocrinologico e sono arrivata ad avere la struttura che ho adesso. Inizialmente, da ballerina classica, l’ho vissuta molto male: l’arte che avevo praticato non mi vedeva più come una sua rappresentate, nonostante io continuassi a danzare. C’è stata una rottura. Poi ho conosciuto il teatro e mente ero in viaggio per uno spettacolo ho avuto la fortuna di conoscere Dirty Martini, una delle più grandi performer di Burlesque moderne, e non lo dico solo perché è stata la mi insegnante. Dirty Martini è una donna di un’ironia spettacolare, di una solarità immensa, di una sensualità infinita ed è anche una plus size. Eppure è la terza donna più desiderata in America, la prima a Las Vegas, e questo anche se non ha più vent’anni e non è una taglia 38. Lo è perché comunica tutta la sua forza; lo è perché la guardi e non puoi dire che non è bella. È bellissima e lo è perché è arte in movimento.Essere una plus size per me vuol dire semplicemente assomigliare un po’ di più a lei. Essere ballerina e plus size non è necessariamente un valore aggiunto, ma è qualcosa che mi fa trovare la forza di dimostrare a tutti che non c’è bisogno di essere una taglia 38 per essere belle, tanto meno per essere sensuali.

Per concludere, qual è il messaggio vorresti lasciare?

Sono tanti. Innanzitutto accettatevi, conoscetevi, studiate e ricercate sempre. Non fermatevi mai al primo livello. Che sia nel guardare qualcosa o qualcuno, che sia nell’amare un’ arte, un genere musicale o architettonico, non fermatevi mai, andate oltre e, soprattutto, siate sempre l’idea migliore che avete di voi stessi. Questa è la frase che ripeto sempre, la frase ispirata alle parole di Agrado, una transessuale, personaggio di un film di Almodovar. Quando mi iscrissi a teatro portai un suo monologo. In quel lunghissimo monologo Agrado esprime quella lotta continua che tutte noi donne sosteniamo per accettarci davanti allo specchio. Agrado è una donna che è nata in un corpo che non la rappresenta, che arriva a modificarlo, partendo dall’accettazione, dalla consapevolezza di sapere di non essere nel corpo giusto. Agrado ha fatto di tutto per assomigliare all’idea che aveva di se stessa Siate il più possibile simili all’idea migliore che avete di voi stessi. Siate sempre più vicine a quell’idea.

Grazie Malice mia,
Il Capybara Femminista

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One thought on “Latte e biscotti con Malice Holly Monroe

  1. per essere ballerino e ballerina classiche/i c’è bisogno di essere snelli e slanciati, questo è giusto, è una questione tecnica non estetica una persona grassa non può fare danza classica professionistica perchè non è agile quanto una persona magra che si allena altrettanto (sottolineo che si allena perchè la snellezza da sola non basta) e oltretutto non può essere sollevata in aria, il burlesque ha requisiti diversi e può farlo anche chi non è una 38, certamente. Io sono dell’idea comunque che esistono corpi maschili e femminili snelli, non ossuti e formosi non obesi che sono più belli fisicamente di altri (un corpo scheletrico o obeso grave femminile o maschile che sia non è bello fisicamente anche tralasciando la questione salute ) e va accettato, ma tutti belli e non possono piacere a qualcuno, piacersi e hanno diritto di fare burlesque e non vanno offesi

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