Vanitas vanitatis

Vanitas vanitatis

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Mi sembra assurdo che un’espressione del genere sia rimasta sepolta in mezzo ai miei ricordi per così tanto tempo. Solo ieri mi è tornata alla memoria. “Se stai troppo davanti allo specchio, prima o poi ci vedrai il diavolo!”.
Questa simpatica affermazione mi veniva ripetuta da piccola costantemente, nemmeno fosse una filastrocca. Le suore a scuola ce lo ricordavano spesso, in ogni occasione. O forse non fu la frequenza con il quale veniva ribadita questa idea che fece in modo di stamparmela in testa, quanto più il fatto che la trovassi di per sé spaventosa. Insomma, a otto anni avevo già il mio bel da fare cercando di non cadere nelle fauci del mostro dello sciacquone o tra le grinfie dell’uomo nero sotto al letto. Ci mancava solo il diavolo nello specchio! Questa immagine aveva finito per terrorizzarmi. Ed è forse per questo che dopo un breve periodo trascorso a passare davanti agli specchi di corsa, il mio cervello mi aiutò ad allontanare questa idea, seppellendola in un angolino remoto della mia testolina.

Ora questo stesso ricordo è riaffiorato, ma io non sono più la stessa che ero all’epoca. Ora lo specchio me lo porto in borsetta e cadere nelle grinfie dell’uomo nero non mi farebbe affatto paura (Mr Obama, le sto facendo le avance!). Ora sono una giovane donna con la testa sulle spalle e il femminismo nel cuore. E va da se che questo ricordo, che ormai trovo piuttosto buffo, sarebbe finito in un articolo dal sapore polemico, ma dall’ intento costruttivo.

La polemica è questa: ci siamo res* conto di quanto è ipocritca la società in cui viviamo?
Siamo consepovoli di avere sulla testa due grosse spade a penzoloni? Se vi sto aprendo un nuovo orizzonte, allora permettetemi di spiegarmi meglio.
Sulle nostre cucuzze pendono pigre la spada del perbenismo e quella della superficialità. La prima è quella che ci porta a guardare amareggiati le labbra siliconate dell’ennesima valletta in TV. La seconda è quella che ci fa schifare davanti alle gambe non perfettamente depilate della nostra vicina di casa.
Ed eccoci qui che ci giostriamo tra le due come acrobati.

Eccoci qui: donne e ragazze che fin da bambine vengono cresciute con l’idea che “la vanità è donna” e “per belle apparire bisogna soffrire”. Ma a cui viene anche ricordato che “le donne che hanno i capelli lunghi hanno corto il cervello” e che “la vera bellezza si vede dal mattino”.

Nice.
No, ma davvero, ottimo lavoro. Se l’obiettivo era ottenere donne costantemente frustrate dalla loro apparenza e sempre pronte a criticare quella altrui, possiamo suonare le trombe e cantare vittoria.
Ci hanno praticamente allevate chiedendoci di fare più attenzione a quali scarpe avremmo abbinato all’abito da cocktail, piuttosto che a come avremmo risposto a dovere a un colloquio di lavoro. Ci hanno insegnato ad usare la seduzione come arma per ottenere ciò che vogliamo, piuttosto che spronarci a diventare esseri umani più preparati, sicuri e capaci. Ci hanno messo in mano la palette da trucco di Barbie Mariposa a 6 anni e un rasoio a 11 anni chiedendoci di essere la migliore versione di noi stesse, dove per “migliore” si intende “la più vicina possibile allo stereotipo di bellezza momentaneamente suggerito dai media”.

Con questo articolo voglio chiedere alla donne di guardarsi allo specchio. Di farlo tutti i giorni, ma di farlo senza scrutare i “difetti” e le “imperfezioni”. Voglio che le donne si guardino allo specchio ogni mattina cercando nei loro occhi la grinta per affrontare la giornata che le aspetta, ed ogni sera cecando sul loro volto la soddisfazione di aver portato a termine innumerevoli prove. Voglio che guardino il loro riflesso e che lo amino, perché qualunque sia il traguardo a cui vogliono arrivare, quel riflesso è l’unico punto di partenza che permetterà loro di raggiungere il podio.
Voglio che le donne rinuncino alla modestia. Voglio che se la menino. Certo, il narcisismo non piace a nessuno: “menarsela” non deve mai essere un gonfiare il proprio ego a discapito di quello altrui. “Menarsela” deve essere dare valore ai propri punti di forza e ai propri pregi e dare una scrollata al mondo affinché vengano sempre riconosciuti.

Voglio che le donne smettano di essere crudeli le une con le altre e il primo passo per farlo è smetterla di essere i più severi giudici di noi stesse. Permettiamoci di fare la scelta sbagliata, di fare il bis di pasta al forno, di inzuppare un altro biscotto, di bere un altro cocktail. Permettiamoci di allargare lo sguardo e di contemplare un riflesso che va ben oltre l’estetica. Permettiamoci di essere felici, di essere vincenti. Permettiamoci di guardarci allo specchio e di sentirci nient’altro che la migliore versione di noi stesse.

Il Capybara Femminista

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