Cecenia: non restiamo appollaiati sul nostro privilegio

Cecenia: non restiamo appollaiati sul nostro privilegio

Fist hand with rainbow flag patterned isolate on whiteNegli ultimi giorni sento parlare quasi solo di Cecenia, o non ne sento parlare affatto.
Lo so, sembra un paradosso, ma lasciate che vi spieghi.
Ho fatto fatica a trovare informazioni comprovate, senza quel gusto dell’orrido con cui testate giornalistiche e telegiornali condiscono i loro articoli. Ho fatto fatica a trovare informazioni che volessero, appunto, informare ed istruire, visto le tante che hanno preferito sfumare nello scandalo. Ho fatto fatica, soprattutto, a trovare informazioni riguardo a chi sta cercando di cambiare le cose, in quella “occidentalissima” Cecenia.

Immaginando che la situazione dei lettori del Tucamingo potesse essere più o meno la stessa, ho deciso oggi di scrivere anch’io di questa vicenda. Non perché io sia una spanna sopra l’informazione pubblica, ma parché ho avuto la fortuna di imbattermi in persone e gruppi capaci che, lontani ahimè dal clamore mediatico, stanno affrontando la faccenda con una professionalità e una lucidità invidiabili. Per mettere chiarezza una volta per tutte su questa faccenda, condividerò con voi quanto penso sia ancora necessario leggere.

Se la questione per voi è completamente nuova, ecco il comunicato stampa compilato da Bossy. http://www.bossy.it/beyondstereotypes/wp-content/uploads/2017/04/Bossy_Cecenia_Comunicato_Stampa.pdf breve ed inciso, Bossy descrive in tre lingue (italiano, inglese e russo) come si è compiuta la violenza e da cosa è stata caratterizzata.

La situazione però è molto più complessa, e non può essere soddisfatta parlando semplicemente degli orrori rappresentati dalle percosse e dai rapimenti. È a questo proposito che condivido con voi l’articolo del Grande Colibrì https://www.ilgrandecolibri.com/tag/cecenia/ . Il Grande Colibrì invita i media ad essere più responsabili. Nell’articolo viene raccontato, non solo l’infausto caso di violenza che ormai ci ha fatto raccapricciare tutti, ma anche le dinamiche politiche interne alla regione che hanno preceduto la carneficina, cosa, questa, che ben più autorevoli fonti hanno deliberatamente tralasciato fornendo informazioni lacunose che ponevano l’accento solo su ciò che ormai sembra interessare la gente: il macabro.

https://www.amnesty.it/appelli/cecenia-uomini-sospettati-omosessuali-rapiti-torturati-uccisi/?utm_source=social&utm_campaign=lgbt17 Anche il contributo di Amnesty è a dir poco prezioso. Amnesty riporta le vaghe e ridicole affermazioni con le quali i funzionari russi si sono affrettati a porre fine al clamore mediatico. Dalla negazione degli avvenimenti, fino alla totale negazione dell’esistenza di persone omosessuali sul loro territorio. Soprattutto, Amnesty, ha compilato una petizione in nome dei diritti umani, firmata ormai già da più di 33mila persone (alla quale potete aggiungervi con un click) e indirizzata direttamente al Presidente Ceceno. Nella lettera viene richiesto alla Cecenia di condurre indagini tempestive riguardanti i rapimenti e gli omicidi di uomini gay, di tutelare i diritti dei suoi cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, e di rimanere fedeli, così, all’obbligo internazionale a cui sono vincolati.

Dopo questa carrellata, ci tengo a farvi capire una cosa. Gli avvenimenti che hanno caratterizzato la recente storia della Cecenia, non possono essere ridotti a “violenza”. Ed, esattamente allo stesso modo, la nostra reazione non può ridursi a “scandalo” o ad “orrore”. Qui non si parla di semplici percosse, si parla di diritti fondamentali dell’uomo che non vengono rispettati. E noi non possiamo rimanere con le mani in mano, turbati dalla notizia, magari con una lacrimuccia che ci riga il viso, mentre guardiamo il telegiornale appollaiati sul nostro privilegio. Noi abbiamo l’imperativo dovere di esporci per quei Ceceni che non hanno la libertà politica di farlo. Noi abbiamo il dovere di rivendicare quei diritti civili che sono stati brutalmente negati ad almeno 100 persone. http://www.milanotoday.it/eventi/gay-cecenia-presidio-consolato-russia.html noi tutti dovremmo sentire la necessità, martedì 18 Aprile, di scendere in piazza Sant’Esquilino, poco lontano dal Consolato Russo a Milano. L’iniziativa organizzata dai Sentinelli vuole sottolineare proprio questo. Per quanto un pugno di potenti possa sentirsi in grado di spadroneggiare, ci saranno sempre dei cittadini coraggiosi pronti a riconoscere e a reclamare i propri diritti.

Il Tucamingo non resterà a guardare. Vi aspettiamo in piazza. Noi saremo quelle che hanno deciso di stare dalla parte attiva della storia.

A martedì,

Il Capybara Femminista

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