Da grande sarò Sister Rosetta Tharpe

Da grande sarò Sister Rosetta Tharpe

IMG_5836Questa è una delle storie che sento più vicina.
Da poco è morto Chuck Berry, da molti considerato il padre del Rock’n’roll, e questo mi ha distrutta, ma io credo che sia giusto riconoscere che non ha fatto tutto da solo.
La sua musica, come quella di tantissimi altri grandi della sua epoca (stiamo parlando di nomi come Little Richard e Jerry Lee Lewis), ha subito le influenze di una grandissima artista, purtroppo poco ricordata: Sister Rosetta Tharpe.

Quella di Rosetta è una storia che affonda le proprie radici nella tragica storia del popolo afroamericano, nel ricordo della schiavitù, nella fede e, quindi, nella musica nera.
Quella musica nera, il Blues, insieme al Gospel, che nasceva dalla condizione disumana degli afroamericani e dalla loro speranza di riscatto, fu il modo in cui Rosetta, girando il Paese insieme alla madre che predicava, accompagnata da una fortissima Fede, lasciò il suo segno nella storia.

Rosetta, infatti, inizia da giovanissima ad esibirsi insieme alla madre cantando e suonando musica sacra per tutto il sud degli Stati Uniti, coltivando il talento che fin dall’inizio l’ha caratterizzata, tanto da farle guadagnare la nomina di “Miracolo che canta e che suona la chitarra”.
Il successo fu immediato, ma per nulla scontato: all’epoca non se ne vedevano molte di donne nere che cantavano e riuscivano a raggiungere una simile fama!
Ma lo straordinario talento non era l’unica particolarità di Rosetta: ciò che colpiva di lei era anche la grande capacità di unire la musica sacra a quella profana, la preghiera al canto e al divertimento, ma questo non fu sempre positivo: se, da una parte, la sua prima incisione fu un successo tra il pubblico laico e non religioso, lo stesso non si può dire dell’accoglienza che ricevette tra i fedeli.

Questo, ovviamente, non la fermò.
Rosetta cresceva e diventava un’artista di successo e una donna forte, tanto che, nonostante i tempi per nulla favorevoli per le ragazze che prendevano questa decisione (parliamo degli anni ’30), ebbe il coraggio di lasciare un marito violento, di ritornare con la madre e di risposarsi diverse volte.

Arrivata a questo punto, mi sembra che sia chiaro come mai questa donna debba essere presa ad esempio: una donna forte, coraggiosa, indipendente, talentuosa, dimenticata e afroamericana.
Ma c’è qualcosa che non si può omettere e che è un dovere ricordare:
La Godmother of Rock’n’Roll era una donna bisessuale.

E quindi non si può non conoscere questa storia.

Perché ha il grande merito di aver dato vita al Rock’n’Roll, ma non le viene riconosciuto.
Perché questo mancato riconoscimento deriva anche dalla propria condizione di donna, afroamericana, povera e queer.
Perché deve diventare una storia popolare, conosciuta in tutto il mondo, affinché possa essere motivo di orgoglio per tutte le categorie che ancora oggi subiscono pesanti discriminazioni e che lei rappresenta.

Grazie, Sister Rosetta.

La Mucca Intellettuale

P.S. Facendo delle ricerche, ho scoperto che Sister Rosetta Tharpe è l’autrice di una canzone che io cantavo quando ero piccola, quindi, visto che vi ho parlato poco della sua musica, vi lascio questo video che, in un paio di minuti, riesce a raccontare alla perfezione il suo straordinario carisma e il suo singolare talento.

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