Do you trans?

Do you trans?

IMG_574731 marzo.
Non lo sapevo, ma oggi è il Transgender Day of Visibiliy, una giornata dedicata alla visibilità delle persone transgender.

Immagino che sia un tema che manda un po’ in confusione perché quando si sente dire “trans” generalmente non se ne parla mai nel modo corretto, quindi vorrei provare a fare un po’ di ordine.

Cominciamo col dire cosa significa questa parola.
“Transgender” è qualsiasi persona si identifichi nel sesso opposto rispetto a quello che le è stato assegnato alla nascita e quindi si parla di “uomo transgender” se a quella persona è stato assegnato il sesso femminile, ma si identifica come uomo (i cosiddetti “F to M”, “da femmina a maschio”); viceversa, si parlerà di “donna transgender” se ci si riferisce ad una persona che è stata definita “maschio” al momento della nascita, ma si identifica come donna (“M to F”, “da maschio a femmina”).
Essere transgender, non è una malattia, è una condizione come l’essere cisgender (parola che definisce le persone che si identificano esattamente col sesso che è stato assegnato loro alla nascita), che deriva dalla disforia di genere che consiste, appunto, nell’identificarsi nel genere opposto rispetto al sesso che è scritto sul certificato di nascita.

Quando la disforia di genere è accertata, è possibile iniziare un processo di transizione che permetta di adattare il corpo al genere nel quale ci si identifica, quindi si potrà iniziare ad assumere ormoni, che portano le prime modificazioni, fino ad arrivare ad interventi chirurgici. Le principali per gli uomini sono mastectomia (rimozione del seno), isterectomia (rimozione di utero e ovaie) e falloplastica (costruzione di un pene tramite intervento chirurgico); per quanto riguarda le donne, invece, si parla di vaginoplastica (costruzione della vagina) e, eventualmente, mastoplastica additiva se il seno non si sviluppa adeguatamente con la sola assunzione degli ormoni.
Nel momento in cui una persona transgender inizia il percorso di transizione si può iniziare a parlare di “transessuale”.

È importante considerare una cosa: le persone transgender (che decidano o meno di iniziare questo percorso) appartengono al genere nel quale si identificano ed è, dunque, doveroso riferirsi ad esse rispettando i pronomi e le declinazioni che rispettano quel genere.
Iniziare la transizione non è un obbligo, è una possibilità che molte persone transgender colgono affinché ci sia più armonia tra ciò che sono e il modo in cui il loro corpo appare, ma scegliere di non transizionare non le rende meno donne o meno uomini.

La condizione sociale delle persone transgender varia da Paese a Paese e, se in America si sta facendo la guerra agli e alle adolescenti trans perché si vuole scegliere al posto loro che bagno debbano usare, qui in Italia è molto probabile che tra i più grandi problemi che una persona transgender incontra nella propria vita vi sia il riconoscimento della propria esistenza su due piani differenti.

Dal punto di vista istituzionale, c’è da scontrarsi con i lunghissimi e interminabili tempi della burocrazia che costringono una donna a scrivere “Marco” sui documenti perché all’anagrafe c’è scritto così e prima di cambiare il nome devono passare intere ere glaciali; dal punto di vista della società, invece, è più complessa la faccenda. Quante volte avete sentito parlare di trans? Io penso molte e riesco anche ad indovinare il contesto. Qui in Italia la maggiore rappresentazione delle persone transgender è quella di prostitute col pene e la voce grave alle quali ci si avvicina solo dopo qualche striscia di coca consumata in qualche locale per miliardari.

Ma tutto questo non corrisponde alla realtà. O meglio, non metto in dubbio che esistano donne transgender vittime di tratta, così come certamente esistono quelle che scelgono di prostituirsi (e qui andrei a guardare i numeri perché secondo me le prime sono troppe e le seconde di contano sulle dita di una mano, ma sono supposizioni). Quello che voglio dire è che questa rappresentazione univoca non lascia spazio alla quotidianità di chi vive questa condizione e cancella la loro possibilità di essere considerat* come normale parte della società.

Ecco perché è fondamentale questa giornata: diamo visibilità alle persone transgender. A tutte.
A quelle che hanno iniziato la transizione, a quelle che non vogliono concludere tutti i passaggi, a quelle che non vogliono cominciarla e a quelle corrispondono agli stereotipi e iniziamo a vederle per cioè che sono: persone.

La Mucca Intellettuale

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One thought on “Do you trans?

  1. una qualche transizione è necessaria: il corpo è parte integrante della nostra identità e se sei una donna non puoi sopportare di avere un corpo e in aspetto fisico inequivocabilmente maschile, (e viceversa) anche senza arrivare all’operazione ai genitali un cambiamento fisico è necessario

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