Papà che giocano a Barbie

Papà che giocano a Barbie

IMG_1807Sono sul treno che mi porterà da Milano verso Torino. Ho un’ora e cinquanta minuti da passare sulla carrozza traballante del servizio regionale.
Smanetto un po’ al cellulare, trovo il coraggio di andare alla toilette, (termine fin troppo francese per definire cosa ho trovato dietro quella porticina a fine vagone), attacco bottone con la donna seduta davanti a me…Non sapevo cosa inventarmi per rendere quegli ultimi quaranta minuti di tratta meno pesanti! Poi, tra un sedile e l’altro, trovo un giornale: un Corriere della Sera.

Comincio a leggere gli articoli più curiosi e a sfogliare le pagine calcistiche. Leggo di Trump e dell’Obamacare, leggo delle avventure milanesi di Papa Francesco e mi stupisco di vedere due articoli che apertamente si occupavano della questione di genere .

Il primo articolo, che confido di aver apprezzato, trattava di una vicenda tra lo scabroso e il ridicolo: riportava, infatti, le uscite sessiste e misogine, le ultime, perlomeno, di Vincenzo De Luca, il presidente della regione Campania. il giornalista si concentrava su quella infelice battuta con cui De Luca diede della “cicciona” alla consigliera Ciarambino. È stato positivo come il Corriere non abbia semplicemente appiattito l’episodio sul piano dell’ignoranza, ma abbia sottolineato come nel politico campano si ripresenti spesso la tendenza a denigrare le donne, soprattutto le colleghe, abbassandosi al livello di un bulletto di quarta elementare e denunciando la dimensione sessista che domina il suo pensiero. L’articolo riportava anche una breve intervista alla Ciarambino! Intervista ricca di bodypositive e di un’atteggiamento una spanna superiore a quello del povero De Luca.

È l’articolo che ho trovato poco dopo, però, che mi ha incuriosito, (e scandalizzato) in modo particolare. Si trattava di un articolo sulle “dadvertising”, ovvero quelle pubblicità che offrono un “nuovo” modello di uomo: non più il macho eroe rubacuori, ma un padre che si prende cura del proprio nucleo famigliare.
Ci penso un po’ su e mi vengono in mente effettivamente molti esempi, alcuni decisamente recenti! Il papà con la figlia adolescente nell’ultimo spot di McDonald’s; quello che si siede davanti a una tazza di latte e biscotti nella pubblicità dei pan di stelle; padre e figlia che giocano con le barbie nella celeberrima campagna pubblicitaria di Mattel. E fin qui potrei solo sentirmi entusiasta.

Comincio a storcere il naso, però, leggendo le tante testimonianze di uomini del campo pubblicitario che vorrebbero supportare questa tesi. Giusto per voler essere polemici, Parliamo un attimo del mezzo slogan lanciato da Nicola Belli, consigliere di amministrazione di Armando Testa, che dice “Addio uomo che non deve chiedere mai, benvenuto uomo-tata”.
Ah.
Okay.
Quindi se un uomo si prende cura dei propri figli e dimostra anche con fierezza di farlo (stiamo ovviamente parlando di un uomo bianco eterosessuale eh, sia mai che l’omosessualità capiti sotto il naso dei tanti telespettatori!), non ha valore di padre, ma ha valore di “tata”. Mh. Non so a voi, ma a me c’è qualcosa che non torna. Quando è stato deciso che una donna fosse soprattutto madre e che un uomo potesse essere solo “tata”? Siamo arrivati al punto in cui ci sembra così strano associare un uomo che accudisce un bambino all’idea di paternità che preferiamo associarlo all’idea di una professione retribuita come quella della tata? . Okay.

Vado avanti a leggere sperando che le cose si evolvano per il meglio, ma torna un’espressione del simpatico Belli che mi fa alzare i peli sulle braccia. Il Belli dice “Nel 2017? Vince l’uomo multitasking che in casa se la cava bene con figli, pannolini, prime colazioni. Ma attenzione: resta sempre un po’ eroe, bisogna rispettare gli ormoni”.

Ah okay, ora si spiega tutto. Ho sempre sospettato che Superman fosse guidato dal suo testosterone e che Wonder Woman avesse qualche disturbo ormonale! *inserire face palm*

A parte gli scherzi, il punto è questo: come speriamo di lanciare un “nuovo” modello, un nuovo messaggio, come speriamo di rappresentare la diversità, le sfaccettature delle persone finché rimarremo radicati a queste immagini denigratorie e a questi pregiudizi? Persino il simpatico Nicola Belli, che con queste dadvertising ci lavora, ha fatto in tempo a scivolare nel sessismo un paio di volte nel giro di una decina di righe.

Non so se me la sento di affrontare quello che invece viene detto nel paragrafo seguente. Lo schifo regna tra le parole di Lorenzo Marini che dice “E se l’uomo si addolcisce, la donna negli spot 2017 è una “uoma” al centro della storia, protagonista, così all’uomo restano parti da comprimari”. Grazie Lorenzo, alle donne serviva proprio che tu ribadissi come la grinta e il controllo siano caratteristiche tipicamente maschili in grado di mettere in discussione la femminilità di una donna se da lei “esercitate”. Soprattutto alle femministe giova parecchio sentir sbobinare la tesi profondamente misogina per la quale se la donna è una “uoma” (penso che lui volesse dire “se la donna è tosta, decisa e determinata”) allora l’uomo è automaticamente uno zerbino.

Insomma, mi auguro sia ovvio che io non ho niente contro queste dadvertising. Anzi, sono convinta che i media giochino un grandissimo ruolo nella rappresentazione della realtà e sono convinta che la rappresentazione mediatica sia fondamentale per l’accettazione di ruoli e vincoli. Per cui, non c’è dubbio che di pubblicità che si imponessero di ribaltare i ruoli di genere ce ne fosse un gran bisogno.
Ma, se le affermazioni del Belli e del Marini sono specchio del substrato culturale sul quale queste pubblicità dovranno fare presa, temo davvero che un uomo che si diverte a mangiare junk food con la figlia non sia sufficiente per ottenere un risultato ragionevole. Non basterà inzuppare biscotti, agli uomini, per reclamare il loro diritto alla paternità.

Il Capybara Femminista

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One thought on “Papà che giocano a Barbie

  1. le donne determinate e grintose sono femminili ugualmente, fragilità e forza sono sia femminili che maschili.Ci sono eroi ed eroine. Belli ha buone intenzioni ma esposte malissimo. Non so se le rappresentazioni mediatiche abbiano tutta questa influenza che gli si vuole attribuire comunque la maggioranza dei padri esistenti al mondo sono eterosessuali e in Italia sono per la maggior parte bianchi, è logico che i padri delle pubblicità (che sono fatte per parlare alle masse non ai singoli) rispecchino questo

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