Bloody Mary

Bloody Mary

IMG_1432“Ho il ciclo”
“Ho il mestruo”
“Ho le mie cose”
“Sto gocciolando sangue neanche fossi un tronco di carne halal” (in questa c’era poesia, ammettetelo!).
Il ciclo mestruale e le donne: due realtà inseparabili, e, in questi giorni, due realtà di cui si sta sentendo parlare forse un po’ troppo e non sempre nel modo adeguato.

Come molt* di voi sapranno, infatti, la proposta di legge firmata da alcune deputate del PD lo scorso anno, quella che prevederebbe il cosiddetto “congedo mestruale”, si trova ormai al vaglio della commissione Lavoro, e potrebbe quindi essere approvato a breve. Questo meriterebbe un articolo esultante e positivo, un articolo che celebri una legge che garantisce la parità e non, al contrario di quanto molti sostengono, che la mina. Ma, dopo aver visto i commenti a riguardo di molte persone (e di alcuni giornali!), e dopo essermi informata sulla condizione globale di questo tema/provvedimento, devo ammettere che mi sento un po’ scettica anche io.

Mi sento scettica Perché, forse, questo provvedimento presuppone un livello di apertura mentale che in Italia ancora non abbiamo. Testimoni di questa tesi sono le reazioni sbigottite di tante persone, davanti a questa notizia, che criticano le femministe perché “È palesemente un provvedimento sessista!”. Ora, io ci metterò della buona volontà a spiegarvi perché non lo è, ma voi cercate di aprire le orecchie, okay?

Molto semplicemente immaginate una persona disabile: un ottimo, dotato e volenteroso lavoratore che però per una causa esterna è finito su una sedia a rotelle. È interesse e dovere della azienda fare in modo che al suo dipendente sia garantita la possibilità di lavorare al meglio: che abbia una scrivania a misura di carrozzina, che ci siano gli scivoli al posto delle scale, che i corridoi non siano troppo angusti e che le toilette siano attrezzate. Beh, se questo discorso fila, allora il provvedimento del congedo mestruale non dovrebbe far storcere il naso a così tanta gente.

Le donne affette da dismenorrea, (se già non lo sapete, lasciate che vi informi che solo loro potranno usufruire del suddetto congedo), in Italia sono tante. Tra le donne che soffrono della sindrome mestruale, circa il 30% ha dolori tanto forti da essere considerati invalidanti. La dismenorrea, infatti, ha tutte le caratteristiche di una vera e propria patologia, che si verifica quando, in poche parole, le contrazioni uterine dovute allo sbalzo ormonale provocato dalla fase mestruale sono talmente forti da causare intensi dolori all’addome e alla schiena. Dolori che impediscono a molte donne di svolgere qualsiasi tipo di attività. Anche queste donne, in modo non molto diverso dal lavoratore disabile, si ritrovano, per cause esterne, in una condizione difficoltosa, se pur solo per qualche giorno al mese. Un provvedimento che tuteli la loro salute e il loro lavoro, non è, come spero ora sia palese, un privilegio, bensì la garanzia di essere trattate come qualsiasi altro lavoratore.

È molto importante, anzi, è fondamentale, che questa idea passi e si diffonda il prima possibile. Ed È meglio che succeda prima che il provvedimento venga approvato. La mia preoccupazione, infatti, è che poche o nessuna donna si senta libera di trarre beneficio da questa legge. Temo, onestamente, che si ripresenti in Italia quella strana situazione che il Giappone sta vivendo da quasi una settantina di anni. In Giappone, per chi non lo sapesse, una legge molto simile al provvedimento di cui stiamo parlando è in vigore dal 1947. Sebbene il Giappone sia stato il primo paese al mondo a muovere un passo in questa direzione, è anche vero che quasi l’intera totalità delle donne lavoratrici giapponesi sta facendo a meno di usufruire di questa possibilità. La paura delle impiegate è quella di perdere credibilità nell’ambiente lavorativo e di avvantaggiare i colleghi maschi, perdendo il posto di lavoro.
Non so voi, ma io sono sicura, e lo dico con molta amarezza, che le donne italiane affronterebbero lo stesso disagio, la stessa barriera culturale, con il rischio, non solo di perdere il posto di lavoro, ma anche di contribuire alla ultieriore demonizzazione del ciclo mestruale, che verrebe percepito in modo forviante come qualcosa di “sbagliato”.

Per quanto sia fermamente convinta della giustizia intrinseca di questo provvedimento legge, sono anche consapevole dei limiti culturali a cui la nostra società è radicata. C’è bisogno di fare informazione, c’è bisogno di cambiare le cose, e c’è bisogno di farlo in fretta! Prima che questo provvedimento si aggiunga alla lista delle leggi italiane non rispettate.

Il Capybara Femminista

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