Depressione: sappiamo cosa significa?

Depressione: sappiamo cosa significa?

IMG_1354A chi non è capitato di avere un periodo no? A chi non è successo di sentirsi un po’ giù e di accusare lo stress quotidiano? Forse solo a un monaco buddista forgiato da anni di meditazione. A noi altri, esseri umani impiantati in una società che ci vuole sempre al top,( dentro e fuori), sul podio, (nella vita pubblica e in quella privata) e, soprattutto, sempre felici e vincenti, beh…capita piuttosto spesso di non reggere più la pressione.
Ora ho un’altra domanda. A quanti e a quante è capitato, in questi periodi di tensione, di affibbiarsi l’appellativo di “depresso/a”? Quant* lo hanno invece utilizzato per descrivere un* amic* magari un po’ pigr* e vagamente asociale? Beh, è proprio Perché questa parola tende ad essere sulla bocca di tutt*, per un motivo o per l’altro, che oggi ne voglio finalmente parlare.

Certo, potrei tenermi stretta alle mie cause da femminista attivista e parlare della depressione post parto, ad esempio. Di come questa non sia mai stata scientificamente associata a cause ormonali, bensì a particolari condizioni sociali. Potrei sottolineare il fatto che la depressione maggiore è frequente due volte di più nelle donne piuttosto che negli uomini e potrei divagare su tutte quelle che sono le malsane reti sociali in cui noi, come donne e perché tali, incappiamo, un giorno dopo l’altro.

E invece no. Voglio dedicare questo articolo alla pura e semplice informazione. Voglio ricordare a tutti e a tutte che “depressione” non è sinonimo di “tristezza”. Voglio che sia chiaro che la depressione è una malattia, una malattia brutale che ogni anno provoca la morte di 30.000 persone. Una malattia che se sottovalutata non lascia tregua, poiché, se non curata, si ripresenta nel 50% dei casi. Una malattia che viene troppo spesso trattata con leggerezza, ed ecco che numerose persone da essa affette si ritrovano canzonate e prese in giro per la loro “poca voglia di fare”, invece di essere supportate e aiutate. Ecco che una persona depressa è portata a vergognarsi della propria stessa condizione, quando invece non ha nessuna colpa perché, ricordiamolo una volta per tutte: spesso non esistono cause esterne ovvie della depressione.
Persone che si ritrovano in un tunnel fatto di insonnia, di perdita dell’appetito, di fatica, di sentimenti negativi come l’ansia, il senso di colpa, di preoccupazione e, addirittura, la contemplazione della morte, vivono sulla soglia della falsità, emarginate da un pensiero comune che spesso addita la depressione come un Minotauro, una figura mitologica inesistente.

Io direi che è giunto il momento di porre un freno a questa catena di ignoranza. Direi che è ora di affrontare il fatto che alcune persone dovrebbero smetterla di abusare di questa parola, perché sentirsi spossati non è sinonimo di una condizione clinica potenzialmente mortale. Direi che molte altre persone dovrebbero invece accettare che le vittime di questa patologia sono tante, ( il 20% della popolazione soffre infatti di almeno un grave episodio di depressione nel corso della vita), e che parlando di questi temi non si fa allarmismo, ma si cerca bensì di frenare le statistiche che riportano dati sempre più preoccupanti e che assomigliano sempre di più a veri e propri bollettini di guerra.

Detto questo, io, purtroppo, devo fermarmi qui. Non sono un medico, sono un’attivista. Non posso approfondire la tematica dal punto di vista scientifico, posso solo richiamarci al buon senso e spingerci ad essere più informati ed aggiornati. Posso solo sperare che le mie parole vi abbiano fatto vedere le cose, almeno per un istante, da un altro punto di vista. Posso solo augurarmi che tra i lettori e le lettrici nessun* sottovaluti più la depressione, che nessun* biasimi più chi è patologicamente depresso e, soprattutto, che nessun* depress* arrivi più a a biasimarsi.

Il Capybara Femminista 

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One thought on “Depressione: sappiamo cosa significa?

  1. … purtroppo la depressione è figlia dei nostri tempi. Per come la vedo io è il male più comune tra le anime più grandi ma allo stesso tempo fragili. Le persone più interessanti che conosco vivono o hanno vissuto questo problema.

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