L’utero è mio: chi lo gestisce?

L’utero è mio: chi lo gestisce?

img_5191È decisamente arrivato il momento di parlarne. Proprio ora che è un tema così caldo, proprio ora che gli estremismi si fanno sentire, proprio ora che i social network permettono che si diffonda tanta confusione e ancora più disinformazione.
Ovviamente non ho la pretesa di mettere la parola “fine” a tutte le questioni aperte in merito, ma sento il bisogno di fare un po’ di ordine per quanto riguarda alcuni punti.

Oggi si parla di aborto. In particolare vorrei spiegare per quale motivo è un diritto, per arrivare, poi, a cercare di capire come questo può essere conciliato col problema (consentitemi di chiamarlo così) dell’obiezione di coscienza.

Andiamo con ordine: perché l’aborto è un diritto?

L’aborto è stato riconosciuto come legale, entro i primi novanta giorni dal concepimento, con il referendum del 1978, che ha permesso l’entrata in vigore del Decreto 194, che regolamenta questa pratica. È fondamentale ricordarci in quali circostanze sia nata questa legge, perché questo ci permette di comprenderla.
Gli anni Settanta sono il periodo più caldo e affiatato del femminismo italiano, quando la rivoluzione di faceva nelle piazze e la facevano solo le donne, ma, fatto ancora più importante, le proteste erano messe in atto nei confronti di un sessismo estremamente palese e reso lecito a livello legale. Nel 1978, tantissime delle leggi che ora sono in grado di tutelare le donne, erano molto lontane dall’essere anche solo proposte, dunque le rivendicazioni femministe di quell’epoca richiedevano principalmente che le donne fossero riconosciute pari per dignità e diritti da un tipo di legislatura che ancora le escludeva e non garantiva loro indipendenza, autodeterminazione e libertà di scelta.
Ecco perché l’approvazione della 194 fu un evento: rendeva legale un diritto.
E qui arriviamo al punto: l’aborto è un diritto?
Analizziamo il problema. Si parla di interruzione volontaria di gravidanza (IVG), quando una donna incinta (quindi nel cui utero si è impiantato un embrione), decide che non vuole portare avanti quella gravidanza, vuole interromperla, appunto. Prima del 1987, questo non era possibile. Conseguenza di ciò era una maternità imposta, una negazione della volontà della donna che era legale, quindi legittima; l’idea della libertà di scelta non era minimamente presa in considerazione: partorire era un obbligo e sottrarsi era un reato.
Quindi sì, l’IVG è un diritto in quanto tutela la libertà della donna gravida.

Obiezione a tutto ciò può essere l’interesse nei confronti dell’embrione.
È vero che quell’embrione non potrà diventare feto e quindi non potrà neanche diventare bambino e in questo senso non si sta interpellando la sua volontà, ma il punto è proprio questo: un embrione non ha volontà.
L’embrione non ha volontà, non è in grado di intendere o comprendere e non può sperimentare la sofferenza, in quanto la sofferenza è coscienza del dolore e l’embrione non ha tale coscienza.

Si tratta, quindi, di rispettare la vita e la volontà di una persona che prende una decisione per se stessa.
Negando questa possibilità, la persona è, nei fatti, annullata.

Vien da sé che il motivo per cui la donna in questione decide di abortire non ci riguarda, quindi non deve interessarci e dunque non abbiamo alcun diritto di giudicarlo.

Avrete capito, a questo punto, che io mi schiero a favore della scelta, ma il problema non si esaurisce qui. Come si inserisce, in questo discorso, l’obiezione di coscienza?

Intanto chiariamo di cosa stiamo parlando. La Legge 194 consente ai ginecologi e alle ginecologhe di astenersi dal praticare l’interruzione volontaria di gravidanza per obiezione di coscienza, quindi, detto in maniera molto semplice, se hanno qualcosa in contrario. Come nel caso della donna che abortisce, le motivazioni del medico non ci interessano e non possiamo giudicarle, la legge lo consente.

Non possiamo, però, far finta che questo non crei un problema.

Una questione parecchio difficile da affrontare riguarda lo scontro tra due diritti:
Se è vero che sia l’aborto che l’obiezione di coscienza sono entrambi diritti, nel momento in cui si scontrano, quale deve essere tutelato?

Lascio la domanda aperta, ma faccio una considerazione che mi permette di introdurre un tema che riguarda, in modo molto specifico il nostro Paese in questo preciso momento storico.

Se fossimo in una condizione in cui entrambi i diritti sono tutelati, un/una ginecologo/a potrebbe non avere in alcun modo a che fare con gli aborti e occuparsi di tutt’altro e allo stesso tempo ogni donna che vuole abortire avrebbe la possibilità di farlo. I diritti non si scontrerebbero e non ci sarebbe da decidere quale vale di più (anche se basta uno slogan per capire chi deve gestire cosa).

Il problema si pone quando questa situazione di parità viene meno.
Sto parlando della condizione attuale dell’Italia, dove il 70% dei medici fa ricorso all’obiezione di coscienza.
Inveire contro questa percentuale urlando “bigotti!”, sarebbe sicuramente molto liberatorio, ma ancora di più sarebbe inutile (oltre al fatto che violerebbe la regola per cui non siamo autorizzati/e a contestare le motivazioni di nessuno).
Sono d’accordo, in Italia c’è un tale attaccamento alla religione che a volte il dialogo e l’obiettività nella discussione di questioni importanti vengono meno e questo non va bene, ma confrontandomi con altre persone sul tema dell’obiezione di coscienza mi è stato presentato un problema a cui non avevo pensato. La maggior parte dei medici delle strutture pubbliche è composta da obiettori di coscienza, mentre nelle cliniche private la situazione è esattamente opposta. La risposta che molti si sono dati a questa caratteristica della nostra sanità che è, almeno, singolare, è che i ginecologi e le ginecologhe che lavorano nel pubblico come obiettori e obiettrici di coscienza, operano aborti nel privato, dove la pratica viene effettuata solo a pagamento.
Forse queste persone stanno solo pensando male, ma io non faccio fatica a crederci.

Ma, anche non volendo saltare a questo tipo di conclusioni, rimaniamo con un problema: il nostro Stato, in cui l’aborto deve essere, per legge, libero e gratuito, non sta garantendo un diritto alle proprie cittadine.

Ad oggi, tutte le donne che vivono in Italia si stanno vedendo negato un diritto che tutela la loro libertà. Non è accettabile nel 2017 e non è accettabile in democrazia.

Devo essere sincera, non ho la soluzione a questo problema, altrimenti l’avrei già proposta in parlamento, ma non potevo non esporre questo problema: iniziare a parlarne e a sensibilizzare su questo tema è l’unico modo per portare l’intera popolazione a riconoscere questa condizione come ingiusta, perciò è compito di tutti e di tutte!
Non potevo sottrarmi a un dovere!

La Mucca Intellettuale

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s