Da grande sarò Kurt Cobain

Da grande sarò Kurt Cobain

img_5008Ogni anno, a questo punto dell’anno, torno indietro di parecchio tempo, a quando non andavo ancora a scuola e abitavo nella mia vecchia casa, dove condividevo la camera da letto con mia sorella. A volte mi cacciava dalla stanza perché l’adolescenza non va d’accordo con le sorelle minori, ma quando non litigavamo e potevo restare, lei portava a termine il suo compito di sorella maggiore facendomi crescere con guide e modelli senza i quali oggi nessuna delle due sarebbe la stessa. Così la piccola me aveva imparato a riconoscere la sua voce e aveva iniziato a sentire familiari le canzoni dei Nirvana, anche se ancora non sapevo quanto importante sarebbero state negli anni successivi.
Durante l’adolescenza, mi ci sono avvicinata volontariamente, non servivano più i CD di mia sorella, era sufficiente chiederle di mettere le canzoni che conoscevo nel mio mp3, quindi ho potuto capire da sola quanto fossi vicina alla musica di Kurt Cobain, perché lui era capace di spiegare benissimo l’esatto modo in cui mi sentivo nel mio essere sempre arrabbiata con tutto, senza saper dire perché.
E adesso che sono cresciuta e che scrivo articoli femministi, parlare di lui nel giorno del suo cinquantesimo compleanno è un dovere. Sono spaventata perché è difficile parlare con lucidità di qualcuno a cui ci si sente tanto legati e poi, diciamocelo, Kurt è ancora un argomento delicato.

Non parlerò della sua musica perché me ne intendo poco e non farò una ricostruzione storica della sua insofferenza nei confronti del successo, ma parlerò di lui da un punto di vista che di solito è messo in secondo piano quando si tratta di lui.

Adesso che vi ho confusi a dovere, possiamo capire perché una persona come Kurt Cobain dovrebbe essere importante per un blog femminista.

Kurt Cobain vive e suona negli anni ’90, quando il femminismo sta attraversando la Terza Ondata e le Riot Girl dei gruppi rock femminili, salendo sul palco, dimostrano al mondo cosa significa Girl Power. A esempio di tutto questo possiamo prendere le Hole, guidate da Curtney Love, ovvero la donna che lo ha sposato, perciò si può dire che lui la Terza Ondata se l’è letteralmente trovata in casa.

Nonostante ciò, Kurt Cobain non è significativo tanto per quel momento storico, quanto per quello attuale. Adesso che ci troviamo nel pieno della Quarta Ondata, non possiamo non ricordarci le sue parole e i suoi pensieri su diversi temi che ci toccano molto da vicino.

Il primo ci arriva direttamente dall’ultimo album dei Nirvana, In Utero, in cui compare Rape me, una canzone che parla di stupro, quella che il Papa censurò quando vennero a suonare in Italia, e che è lo specchio di ciò che Kurt ci insegnava in merito. Più di vent’anni fa, lui ha spiegato alla perfezione cosa sia la cultura dello stupro, dicendoci che è stupido pensare di risolvere il problema partendo dalle vittime. Vi do ufficialmente il permesso di citarlo per ogni domanda che somigli a “ma tu com’eri vestita?” quando raccontate le molestie e le violenze che subite o avete subito.

Questo ci fa capire quanto lui sostenesse la libertà di scelta per le donne e non solo in fatto di vestiti: Kurt si è espresso anche in merito all’aborto. E qui vorrei ricordare a tutti che non voler rendere illegale l’interruzione volontaria di gravidanza non significa voler imporre l’aborto, significa semplicemente essere pro-scelta, ovvero lasciare che siano le donne a decidere del proprio corpo.
Si dice che si fosse dimostrato tanto pro-scelta da guadagnarsi minacce di morte da alcuni cristiani, ma preferisco credere che sia solo una leggenda.

Se fate una piccola ricerca su Google, è probabile che vi imbattiate in siti internet con sezioni dedicate alla sua immoralità. E la cosa divertente è che non viene criticato qualche aspetto della sua vita che sarebbe anche attaccabile, come la tossicodipendenza, ad esempio. Ciò che non si accetta è il fatto che lui condannasse pubblicamente l’omofobia. Ecco, quindi, un primo assaggio di intersezionalità che non si fermava ad un atteggiamento inclusivo nei confronti dell’omosessualità, ma proseguiva con una spiccata intolleranza nei confronti del razzismo.

La Quarta Ondata è davvero in debito per sempre: Kurt Cobain distrugge gli stereotipi. Chi lo conosce bene lo sa, Kurt era vicino a quello che potremmo chiamare il suo “lato femminile” e non si faceva problemi a dirlo e a dimostrarlo (ne sono un esempio le disinvolte apparizioni in abiti femminili durante i concerti) scardinando, in questo modo, tutti quei luoghi comuni e i ruoli di genere imposti che vogliono uomini e donne opposti, divisi e stereotipati. Cosa che, fa sempre bene sottolinearlo, è tra i temi che più stanno a cuore al femminismo moderno.

Arrivata a questo punto sarebbe carino chiudere con qualche sua frase che possa ispirare, ma io credo che Kurt Cobain sia stato citato abbastanza, perciò voglio provare a concludere in un modo diverso dal solito. Voglio proporvi di darmi una mano per fare in modo che il maggior numero di persone conosca questo suo lato, ma sopratutto che non ci siano più persone che non ascoltano i Nirvana: condividete ovunque possiate questo articolo, fatelo leggere ai vostri amici, alle vostre amiche, alla vostra famiglia e allegate il titolo di una sua canzone, magari la vostra preferita.
Io vi lascio con la mia: Lithium.

La Mucca Intellettuale

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