A Saffo

A Saffo

img_3552Odio andare a fare la spesa, ma diventa divertente quando mi guardo intorno e vedo un pezzettino della vita delle persone che sono lì con me. Sto girando per l’Esselunga in cerca di qualcosa da mangiare a pranzo, consapevole che ripiegherò su un paio di panini perché tanto non imparerò oggi a cucinare, quando noto una scena: stanno girando anche loro per il supermercato, tenendosi per mano, mettendosi di tanto in tanto a bisticciare perché anche loro oggi non riescono a mettersi d’accordo su cosa mangiare. Hanno l’aria di una coppia che ha iniziato a convivere da poco e fa ancora tutto rigorosamente insieme e rendendo ogni cosa più romantica che mai, anche mettersi a parlare delle bollette davanti ai surgelati.

Si direbbe che parlo di due donne? Immaginereste mai che questo è un normale momento della vita quotidiana di una coppia di donne innamorate?
Probabilmente qualcuno sì, ma mi viene da pensare che forse, per altri, è una scena piuttosto insolita.

Comincio a ragionare e mi chiedo come mai io abbia questa impressione.

Sessualizzazione. È quasi sempre questo il problema.
Quando si è ridotte ad oggetti si smette di esistere come persone.
Certo, è un problema di tutte le donne, ma esiste una categoria di donne, se così la si vuole chiamare, che subiscono questo trattamento in maniera diversa e molto più esasperata: quella delle donne che amano le donne.

So bene che alla gente piace di tutto, quindi il porno spazia fino a dove molti non immaginerebbero mai di arrivare, ma io non sto cercando di contestare questo. Il problema centrale, qui, è la rappresentazione.

Nella maggioranza dei casi, l’omosessualità femminile viene raffigurata con due stereotipi, entrambi discriminatori e profondamente sbagliati: da una parte ci sono le donne “maschiaccio”, quelle che “si capisce subito che ti piacciono le donne perché sei praticamente un uomo”, cosa che va a sminuire, fino quasi a negare l’esistenza stessa dell’amore saffico; dall’altra, in egual misura, si trovano le pornostar. Ma attenzione, non mi sto riferendo a delle vere attrici del cinema porno, piuttosto a tutte quelle immagini distorte, che mostrano il legame tra due donne non oltre una sessualità esagerata ed estremizzata che ha un unico scopo: il piacere maschile.

Dunque, se in un caso non si ha assolutamente diritto di esistere, nell’altro questa esistenza viene ripresa in considerazione in una maniera che, forse, risulta essere ancora più svilente.

Quali sono le conseguenze di questa rappresentazione sbagliata, omofoba e sessista?
Iniziamo col dire che il piacere femminile non trova alcuno spazio dentro a questa dicotomia malata, che vuole le donne lesbiche chiuse dentro a immagini del tutto scollegate dalla realtà, quindi, ancora una volta, la volontà della donna in ambito sessuale viene lasciata da parte, esclusa, negata. Questo ci porta a considerare un altro effetto della diffusione di questa idea stereotipata: se il piacere femminile non esiste, il ruolo della donna nel rapporto sessuale, sia esso etero o omo, rimane quello di soddisfare a prescindere le voglie dell’uomo, senza mai prestare attenzione alle proprie, attraverso prestazioni reali o tramite delle immagini finte e lontane dal reale. Si ritorna, così, all’oggettivazione, la relegazione della donna al ruolo di oggetto, la riduzione ad un pezzo di carne, cosa che porta gli uomini ad essere visti solo come belve fameliche spinti solo dalla voglia di soddisfare un unico bestiale istinto.

È evidente, quindi, quanto questa rappresentazione sia problematica per tutt* e sia quindi un dovere di tutte e di tutti promuovere immagini più vere, più realistiche e che distruggano lo stereotipo.

La Mucca Intellettuale

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