Da grande sarò Tracy Chapman

Da grande sarò Tracy Chapman

img_0169Avrei sentito quasi di avere la coscienza sporca, se avessi lasciato passare il Black History Month senza parlare di Tracy Chapman. Non fraintendetemi, non sbobinatemi le accuse polemiche che ribadiscono quanto bisognerebbe battersi per la parità tra “neri” e “bianchi” anche aldilà del mese dedicato alla cultura afro. Gente, lo so. Ma so anche che può essere difficile e poco immediato farlo, soprattutto in Italia dove scendere dal piedistallo del* bianc* privilegiat* richiede uno sforzo significativo, visto quanto la nostra società si impegni a mantenere salde le barriere (sì, sto parlando dei barconi, dei comuni italiani che voltano le spalle a ESSERI UMANI BISOGNOSI, sì, sto parlando anche dei politici che strumentalizzano il fenomeno dell’immigrazione per ottenere visibilità). Ma è proprio per questo che vi parlo di Tracy Chapman: per ricordarci che, per quanto sporadico sarà il nostro pigro contributo alla lotta per la parità, qualcuno, questa lotta, la porta avanti ogni giorno.

Tracy Chapman è una cantautrice, compositrice e musicista statunitense che si trascina dietro, insieme a quattro Grammy, la sua insaziabile voglia di parità e la sua infinita battaglia per afferrarla.

Tracy si avvicina alla musica da piccolissima quando, nel quartiere industriale di Cleveland, dove era nata, la chitarra diventa il suo compagno di giochi preferito. Il compagno di giochi senza pretese di una bambina taciturna e riservata che, una volta diventata una splendida donna, grazie ai buoni risultati riportati a scuola, ottenne una borsa di studio per l’università di Tufts, dove scelse di studiare antropologia, con particolare riferimento alle culture africane.

Tracy comincia ad esibirsi nei locali e lungo le strade. Comincia a catturare l’attenzione della gente con le sue canzoni che parlano di valori umani, con le sue parole dipinte di amarezza e di speranza. La sua voce pacata accompagna, ancora oggi, testi semplici, caratterizzati da commenti sociali, espressi con sentimento poetico.

La carriera di Tracy, pur tra alti e bassi e difficoltà di promozione (la sua musica si colloca decisamente fuori dagli interessi legati al business), continua sommessamente ma a vele spiegate, non rinunciando mai alla qualità. Tracy si differenzia dalle altre star: legata ai suoi testi e ai suoi valori conduce uno stile di vita umile, impegnata nel sociale e, nonostante il successo di cui gode, non ha mai avuto intenzione di lasciare la sua Cleveland in Ohio dove è nata e continua tuttora a vivere.

Non mi resta che condividere con voi quella che, a parere mio, è una delle più belle canzoni mai scritte da Tracy e, soprattutto, quella che trovo più attuale. A voi il testo. A voi la scelta: scenderete dal piedistallo?

Tracy Chapman – Something To See

Nessuna guerra, nessuna avidità
Sarebbe qualcosa da vedere
Spero di vivere così a lungo.
Niente sangue per le strade
Solo un lontano ricordo
I libri di storia raccontano

Ora siamo tutti liberi

Non c’è volere, non c’è bisogno
La lotta per porre fine alla povertà
Infine è stata vinta

Ora siamo tutti liberi
Stringi la mia costituzione
E abbi il coraggio del cuore e della mente
Per rendere giusto ciò che è sbagliato

Ora siamo tutti liberi
Ma ora non puoi credere
A ciò che ti dicono
Non puoi credere a quello che senti
I discorsi dei politici
Anello falso e corrotto
Non puoi credere a quello che leggi
Non puoi credere a quello che viene detto
Contano gli obiettivi e le bombe
Ma non contano i morti

Non perderò la mia fede
In ogni parola sulla pagina
Nel nome della libertà
Nessuna guerra, nessuna avidità.

Il Capybara Femminista 

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