Dalla parte giusta della storia

Dalla parte giusta della storia

img_9544Di solito non mi piace dover giustificare le cose giuste che faccio a chi non ha voglia di capirle, ma visto che a distanza di giorni c’è ancora qualcun* che si permette di giudicare e commentare certe cose dall’alto della propria ignoranza, allora ci sono una paio di cose che non posso non dire.

La Marcia delle Donne, la Women’s March on Washington, non è stato un modo divertente per lamentarsi dell’esito delle elezioni americane, toglietevelo subito dalla testa. Questo evento, che è partito da Washington e ha toccato tutto il mondo fino ad arrivare anche alle Stazioni del Polo Sud, ha l’intento di riunire uomini, donne e persone non binarie da tutto il mondo in nome di un desiderio di parità. Non è un punto di arrivo, è il punto di partenza per una lotta per i Diritti Umani che attraverserà i prossimi anni, fino a quando sarà necessario. Non si tratta di un contrasto alla controparte politica di chi ha partecipato, perché “non è questione di opinione politica, ma di diritti civili fondamentali”.

Perché, quindi, è stata una reazione all’insediamento di Trump alla Casa Bianca? Perché Trump rappresenta la negazione dei Diritti Umani Fondamentali di TUTTI i gruppi (minoritari o non) che non sono incasellabili nelle categorie di “maschio, adulto, bianco, cisgender, eterosessuale, ricco”. Come sappiamo di fare la cosa giusta? Come sappiamo che non è solo un tentativo di portare acqua al nostro mulino, occupandoci esclusivamente dei nostri interessi?

Due risposte. Perché i maschi, adulti, bianchi, cisgender, eterosessuali e ricchi, che, quindi, si trovano in posizione privilegiata, hanno sostenuto la Marcia; perché non è stato solo un gruppo a marciare: sabato abbiamo potuto osservare che cosa significa FEMMINISMO INTERSEZIONALE, l’unione di tutt* per tutt*, perché nessun* sia più costrett* a vivere nella condizione di oppressione che ha sperimentato fino ad ora, qualunque essa sia. Io direi che “femminismo intersezionale” basta per spiegare il motivo per cui, oltre a quella di Washington, hanno avuto luogo numerose Marce Sorelle in tutto il mondo, l’idea che ci sosteniamo a vicenda, ma credo che una parentesi sull’Italia e, in particolare, su Milano, sia necessaria.

Ho letto commenti su questo evento da parte di chi non ha la minima idea di cosa sia stato, quindi eccomi a spiegare.
Sono stata definita una gallina che se ne frega della situazione politica del proprio Paese; una femminazi, zitella, brutta e grassa che, visto che finirà da sola, non può fare altro che odiare gli uomini; mi è stato detto che non accetto che un presidente sia eletto democraticamente e che non ho capito niente.
Non sono parole che mi sono state rivolte personalmente, erano riferite a tutte le donne (e solo alle donne) italiane che hanno, in qualche modo, sostenuto questa iniziativa, quindi consideratevi coinvolte.
Lasciate che risponda a queste accuse:
-Non mi disinteresso della politica interna del mio Paese, me ne occupo con tutti i mezzi che ho a disposizione da quando ho ottenuto il Diritto di Voto. Voi non avete alcun diritto di giudicare il mio attivismo, soprattutto se vivete in modo passivo senza impegnarvi per cambiare ciò di cui vi lamentate tramite i social network. Non sapete nulla della storia delle donne che erano presenti e che ci hanno sostenute, quindi non permettetevi di dire una parola a riguardo.
-La parola corretta è Femminista, significa che credo nella parità sociale, politica ed economica tra i generi; non sono brutta; amo il mio grasso e sposerò una donna o un uomo che lo ami altrettanto.
-Accetto tutto ciò che è democratico, quindi anche l’elezione di Trump, ma non ciò che non è democratico, quindi la negazione dei Diritti Umani Fondamentali che egli rappresenta, incentiva, incoraggia, facilita e mette in atto. Ho Marciato contro tutto questo.
Un piccolo appunto su Milano, di cui posso parlare perché l’ho vissuta in prima persona:
La Marcia Sorella di Milano è stata organizzata da alcune donne AMERICANE, quindi non da italiane che “se ne sbattono del governo che svende l’Italia come una putta*a da due soldi”, e sostenuta, come tutte le altre, da persone di età, genere, etnia, nazionalità ed estrazione sociale completamente differenti tra di loro, ognun* con un validissimo motivo per essere lì, che poi è stato pubblicamente esplicitato dai singoli e dalle singole partecipanti.

E se pensate davvero che marciare in Italia non abbia avuto senso, sappiate che sabato eravamo lì anche per la manifestazione del 26 novembre #NonUnaDiMeno, che è stata nascosta dalla cronaca, perché forse è ancora una volta troppo da “galline che dovrebbero tornare a fare le mogli e le madri” chiedere al proprio governo di essere tutelate dalla violenza di genere; eravamo lì anche per ricordare la Protesta Nera delle donne polacche che si sono rifiutate di vedersi togliere il diritto di decidere per il proprio corpo; eravamo lì per tutte le persone che continuano, nel 2017, a vivere nell’oppressione in tutti i Paesi del mondo, anche il nostro.

Detto ciò, voglio rivolgermi direttamente a chi ci ha criticate:
Siamo stat* dalla parte giusta della storia e racconteremo alle prossime generazioni di aver sostenuto e preso parte alla più grande manifestazione a cui il mondo abbia assistito fino ad ora e che era una presa di posizione giusta. Quanto a voi, spero troverete le parole giuste per spiegare a figli, figlie e nipoti com’è che vi siete schierat* contro la parità e cosa rende un essere umano meno valido di un altro.

Io non ne avrei la forza, racconterò una storia di parità.

•La Mucca Intellettuale 

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