Da grande sarò Bertha Pappenheim

Da grande sarò Bertha Pappenheim

Bertha Pappenheim, nata a Vienna il 27 febbraio 1859, è una scrittrice e giornalista austriaca. Fu inoltre promotrice dell’associazionismo femminile in Germania già all’inizio del Novecento ed è ritenuta a tutti gli effetti una femminista, sebbene all’epoca ancora non esistesse un movimento designato con questo termine.
Se il nome di Bertha non vi suona familiare, forse vi si accenderà una lampadina sentendola chiamare “Anna O.”. Questo è infatti il nome letterario di Bertha, che fu la celebre paziente di Josef Breuer prima e di Freud poi.

Dai loro scritti Bertha appare come una giovane paziente, molto bella, intelligente, di grandi doti poetiche e d’immaginazione. Aveva ventuno anni all’epoca del manifestarsi dei primi sintomi caratterizzati da forti sbalzi emotivi, come momenti di forte allegria seguiti da profonda depressione. Il forte clima di negazione, proibizione e censura dell’epoca aveva portato Bertha a sviluppare una grande capacità di sognare ad occhi aperti creando storie fantastiche alle quali si dedicava anche mentre era in compagnia di persone con le quali riusciva ad apparire comunque attenta e partecipe.

C’è però da dire molto altro rispetto all’isteria, alla psicanalisi freudiana e alla talking cure. Bertha Pappenheim è, di fatto, un’eroina che si è battuta per migliorare la condizione economica e sociale delle donne ebree e dei loro bambini.

Di educazione ebraica-ortodossa, si dovette confrontare fin da subito con un’ambiente fortemente misogino e arrivò a detestare la condizione che la costringeva ad essere solo una ragazza, realtà che sentiva vincolarla al ruolo di moglie e di madre. Bertha non si arrese, pretese di studiare e si laureò in un’università cattolica con ottimi risultati in francese, italiano ed inglese. (Potrebbe essere #lifegoals anche solo per questo!).

L’impegno nella rivendicazione dei diritti delle donne comincia nel 1899 con la pubblicazione del testo “i diritti delle donne” e culmina con la fondazione nel 1902 della “Assistenza alla società delle donne”, una lega volta all’inserimento degli orfani in nuove famiglie, all’istruzione delle madri e attiva nel procurare possibilità d’impiego alle donne. Come rappresentante di tale lega viaggiò in Medio Oriente, in Europa ed in Russia interessandosi al problema della prostituzione e del mercato delle donne.
Con altri attivisti, nel 1904, fondò la “Lega delle donne ebree”, di cui rimase presidente per vent’anni, contribuendo all’incremento delle tutele legali per le donne.

Morì poco dopo un interrogatorio seguito ad un’accusa di antinazismo. Nel necrologio che diede la notizia della sua morte si legge: “Nel 1904 fondò la Lega delle donne ebree, la cui importanza ancora non è stata compresa. Gli ebrei del mondo intero – uomini e donne – devono ringraziarla per questo successo sociale. Ma si rifiutano. Che peccato!”.

You go girl.

Il Capybara Femminista 

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