Riflessioni di una femminista a Natale

Riflessioni di una femminista a Natale

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La zia che durante il pranzo di Natale ribadisce a mia madre l’importanza di cucinare per l’occasione i cibi preferiti di suo marito, mio padre, senza curarsi delle preferenze di ospiti e figli. Il parente che mi guarda scandalizzato quando sprono mio papà a dare una mano a sparecchiare, visto che c’è tanto da fare e ce ne stiamo occupando solo io e mia sorella. Le discussioni in cui alle mie osservazioni, ovvero quelle di unA ragazzA di ventuno anni, le risposte sono “calmati” e “lo zio preferisce/vuole/desidera/ha detto”.

Il Natale…

Quale meravigliosa occasione per osservare la fauna globale e sentirsi privilegiate/i.

Sì, io mi sento una privilegiata. Da una parte mi rattrista, perché il mio desiderio è che un comportamento anti sessista e una famiglia slegata dai ruoli di genere siano la normalità. Ma dall’altra mi riempie di orgoglio vedere che persone della stessa età dei miei genitori, con la stessa formazione culturale e della stessa estrazione sociale (se vogliamo ammettere che questi elementi hanno un peso sulle nostre idee) risultano assurde tanto a me quanto a mia mamma e a mio papà.

Mio padre ha 57 anni, è nato in un paesino di mille anime in cima a quello che sembra essere l’unico monte della Puglia. Livello di istruzione: scuola media, professione: fornaio. Mio padre ha sempre fatto il pane e sempre lo farà. Sempre chiamerà mia madre “cioccolatino”, sempre passerà l’aspirapolvere e sempre si scandalizzerà davanti a un omofobo o un maschilista. Mio padre è l’uomo che vede nel femminicidio il punto più basso delle facoltà umane, che soffre sentendo al telegiornale come questi assassinii non vengano sempre puniti giustamente, che quando ero piccola mi faceva guardare Zorro e giocava con me dopo quindici ore di lavoro. Non importava che io volessi giocare a Barbie, ai dinosauri o alla piccola estetista: lui non si tirava indietro ed era ben contento di farmi spalmare un po’ di lucida labbra sotto ai suoi baffoni.

Mia madre di anni ne ha 59, milanese nel cuore, cinque centimetri più alta di suo marito. Lei è una di quelle donne che sanno bene cosa vogliono e, più di ogni altra cosa, mia mamma voleva costruire una famiglia con mio padre. E per questo si è battuta, ha dovuto farsi valere, puntare i piedi finché mio nonno si convinse che avere come genero un “ mandarino”, un “terrone”, non poteva poi essere la fine del mondo. Mia madre è quella che ha conquistato mio padre rispondendogli “Lo so” quando quella mattina, mentre andava a lavoro, lui le disse “come siamo belle oggi”. Mia mamma ci parla delle donne della nostra famiglia con orgoglio, mi ha insegnato a fare i letti come a lei lo insegnarono le suore del collegio, e più di tutto mi ha insegnato a farmi rispettare. Guadagnarmi il rispetto e darlo solo a chi lo merita.

Quello che voglio dire è che non è di certo un caso che io oggi sia qui a scrivere questo articolo. Non è un caso se collaboro al Tucamingo, non è un caso se sono il Capybara Femminista.
E questa riflessione ha, ovviamente, un messaggio: voglio che sia chiaro ai futuri genitori, a quelli che una famiglia propria ce l’hanno già, ma anche, più semplicemente, a tutti quelli che si preoccupano del segno che lasciano sulle persone che incontrano, che ogni piccolo gesto ha un enorme peso.

Ogni gesto dei miei genitori, ecco, ognuno di quelli io l’ho assorbito ed ha aiutato a formare la mia personalità.

Il messaggio, quindi, è di prestare attenzione al nostro atteggiamento quotidiano, il consiglio è quello di partire da noi stessi. Perché non serve inorridire davanti all’ennesima donna rimasta coinvolta in un assassinio, non basta pensare di aver fatto la propria parte partecipando a una manifestazione in piazza. Il modo in cui ci rivolgiamo a nostra madre, a nostra sorella, alla vicina di casa immigrata, all’amico che ha fatto coming out, alla compagna di scuola che indossa l’hijab, il modo in cui percepiamo il nostro ruolo nella società e come questo sia o meno vincolato dal nostro genere, queste sono tutte occasioni per cambiare le cose. Cambiare le cose, in meglio, perché #NeAbbiamoTuttiBisogno.

Il Capybara Femminista

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