Barbie e lo slut shaming: un manuale per le brave ragazze

Barbie e lo slut shaming: un manuale per le brave ragazze

img_0141Ovvero, come il sessismo è tanto radicato e diffuso da colpire chiunque.

È da quando so che esiste questa parola, quindi moltissimi anni, che mi dichiaro femminista, ma non ho sempre sostenuto le stesse cose.

Inizialmente, quando, ancora da bambina mi sono resa conto delle inaccettabili disparità legate al genere secondo cui io valevo meno, essere femminista significava, per me, voler negare tutto questo. Non in nome di una parità che non credevo potesse esistere, ma in nome del riconoscimento dell’effettiva superiorità che mi caratterizzava in quanto femmina. Questo fu il primo errore, femminista non significa assolutamente questo.

Crescendo, ho iniziato a chiamare così un corpus più ampio di ribellioni, in particolare quelle legate alla sacrosanta affermazione degli omosessuali come persone normali all’interno della società. Errore numero due: non che questo non sia vero, non che non abbia a che fare col femminismo, ma non possiamo fermarci qui, soprattutto perché omosessuale non considera tante persone discriminate a partire dalla sessualità e/o dall’identità di genere.

Ecco, una volta capito che non odiavo gli uomini e che gay è giusto non bastava più, ero diventata la femminista perfetta: ero una ragazza seria, impegnata, concreta, naturale, perché non andavo dietro a quelle frivolezze a cui pensavano le altre. Io non davo importanza ai vestiti e all’apparenza, io non mi truccavo e, soprattutto, io non mi scoprivo, perché, si sa, se lo fai, vuoi solo attirare l’attenzione dei ragazzi. Ovviamente non decidi di vestirti in quel modo perché lo vuoi, tu lo fai SEMPRE perché vuoi ottenere di essere desiderata e questo è sbagliato per ben due motivi:

  1. Voler attirare l’attenzione, soprattutto dei ragazzi, è da stupide, frivole e superficiali e non puoi essere così perché così sei sbagliata.
  2. Voler attirare l’attenzione vuol dire volere il sesso e il sesso è da troie.

Bello, vero? Niente di tutto questo mi caratterizzava e sapevo individuare per bene queste troie, erano quelle troppo scollate, coi pantaloncini troppo corti, che si scoprivano troppo davanti ai ragazzi, che ci passavano troppo tempo da sole, magari non sempre con lo stesso, e che, ovviamente, attiravano l’attenzione più delle altre per tutto questo. Ovviamente, visto che io ero giusta e loro sbagliate, non mi facevo problemi a giudicarle per essere andate a letto con qualcuno in più, perché questa è una cosa da troie e non importava se fosse vero o meno, perché quelle minigonne così ristrette le mettevano nella categoria delle troie perché alle troie piace il sesso che può essere bello solo o per gli uomini o per le troie, giusto?

E così io vivevo la mia tranquillissima vita da Femminista Antitroie, consapevole di essere una donna per bene e non per male, perché ero Santa e non Puttana. In questa beata convinzione arrivo ai primi anni delle superiori: ero un’adolescente e, come tutte le adolescenti, non potevo che accentuare il più possibile tutte le mie credenze, compresa questa, che ebbe la possibilità di sfogarsi al massimo grazie ad un incontro.

Avevo sedici anni quando in vacanza conobbi Barbie. La chiamavamo così per i suoi capelli biondi e la sua fissa per l’aspetto fisico e per il rosa: è la ragazza che tutti i giorni mi ricorda come non bisogna essere. Lei era sempre al centro dell’attenzione e non è difficile credere che l’interesse dei ragazzi che le stavano intorno fosse più dovuto alla poca stoffa che aveva indosso che a qualsiasi altro aspetto di lei. Aveva una pessima fama, quella di una ragazza stupida e interessata solo a come le sta il rossetto per i meno maliziosi, di puttana senza valore per i meno umani. Un campo di battaglia sicuro per il mio “femminismo”.

E quindi, come non bisogna essere, Barbie?

Non bisogna essere tanto squallidi da pretendere il diritto di giudicare una ragazza per la lunghezza dei suoi pantaloncini o per come si intrattiene con un ragazzo.

Scoprire a distanza di anni (neanche troppi) quanto lo slut-shaming sia sbagliato è stato uno degli ultimi passi verso il mio femminismo moderno, un Femminismo VERO ed è stato un grande passo perché ho dovuto rinnegare tante delle mie azioni e degli insegnamenti che mi sono stati dati.

Grazie Barbie!

La Mucca Intellettuale

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