Latte e biscotti con Irma P.

Latte e biscotti con Irma P.

Facciamo l’intervista da me. Irma P. si siede sul mio letto, io mi accomodo alla scrivania. È un po’ tesa: “Ma mi farai tu le domande…?”. La tranquillizzo facendole vedere il registratore. Metteremo tutto su traccia audio, non c’è bisogno di preoccuparsi di essere precise in questa fase. P.sembra rilassarsi piano piano e mente coccola distrattamente il mio cane che le si è acciambellato di fianco, comincia a parlare.

La prima volta che è stato violento, è stata quella volta che sono andata da mia cugina a farmi le unghie. Eravamo insieme da due mesi. Avendo passato il pomeriggio da lei, fuori Milano, non mi ero fatta molto sentire. Quando sono tornata in città, e lui ha visto le unghie, me le ha strappate con i denti in mezzo alla strada mentre mi portava al suo appartamento. Arrivati da lui mi ha chiuso in casa. Non voleva che uscissi, mi ha obbligato a fare delle cose…mi ha sputato addosso *lo dice ridendo di una risata imbarazzata, come se dovesse essere lei a vergognarsi di quel gesto* ha cominciato con le scenate “io ti amo…” e cose così. L’ho lasciato e sono andata via. Lui insisteva di riprovare. Io gli ho dato un’altra possibilità, ma questa cosa poi è andata avanti per sei anni.

Praticamente si è dimostrato violento fin dall’inizio?

In un certo senso sì. All’inizio non mi metteva le mani addosso, ma mi ha isolato dalle mie amicizie. Ogni volta che gli presentavo qualcuno diceva “Non mi piace…”. Senza di lui non potevo uscire, ma se uscivo con lui mi faceva pesare la cosa e anche io mi incupivo, per cui tanto valeva non andare. Poi mi aveva cancellato tutti i numeri dei miei amici maschi *ride, forse per l’assurdità della cosa*. Io me la prendevo, non lo giustificavo, ma sai…sei anni fa non si parlava della violenza di genere come si parla adesso, non c’era tutta questa informazione. Io associavo il suo comportamento all’amore e quindi magari me la prendevo al momento, ma poi passavo oltre.

Quindi anche se non ti picchiava, il suo atteggiamento era sempre così violento?

Ci sono stati dei bei momenti, ma in linea di massima sì. Dopo un anno e mezzo di relazione siamo andati a convivere in un appartamentino a Lambrate. I sei mesi più brutti della mia vita. Se non mi metteva le mani addosso, mi prendeva a parole o picchiava il cane. Andavo a lavorare al mattino e quando tornavo la sera c’era sempre qualcosa per cui discutere. Se non gli piaceva la cena, buttava il cibo nel gabinetto; se litigavamo per cosa guardare in televisione, lui apriva il divano letto ma non mi ci faceva stare: dovevo dormire nell’angolo, senza coperte. Una volta mi ha chiuso fuori dal balcone. A novembre, in mezze maniche. Proprio con la tapparella… E poi era sempre tutto scuse. Secondo lui chiedendo scusa si doveva dimenticare tutto. Io andavo avanti perché ero innamorata, però queste cose ti segnano. Anche in un nuovo rapporto la tua testa ti dice: “Ma se faccio così, cosa farà lui?”. Vivi sempre con la paura della reazione dell’altra persona, perché ne hai passate…infatti non lo so se riuscirò a trovare qualcun altro.

Quando hai deciso di andartene da quella casa?

Tante volte avevo minacciato di andarmene. Tutte le volte lui mi prendeva a parole: “Ah sì? Te ne vuoi andare eh…” e mi svuotava gli armadi. Vestiti, CD, tutta la mia roba la sbatteva per terra. Poi è successo che dovevo operarmi a una ciste. Gli avevo chiesto di farmi la ceretta prima del ricovero, ma quel giorno avevamo litigato, quindi me l’ ero fatta fare da mia sorella. Quando sono tornata a casa quella sera e gli ho detto che avevo già risolto, lui mi ha piegata sulle ginocchia con la forza e mi ha dato un morso sul sedere. Il giorno dopo sono andata in ospedale per l’operazione con un livido grosso così sulla natica e ho dovuto spiegarlo ai dottori. Ovviamente ho mentito, ho detto che ero caduta e, ovviamente, non se la sono bevuta. Dopo l’operazione dovevo prendermi cura di me stessa, avevo paura che con le botte i punti si sarebbero aperti, allora ho deciso di andarmene. Lui in tutta risposta ha lasciato in casa una lettera, il giorno in cui sono andata a prendere le mie cose. Diceva che si sarebbe ammazzato, per colpa mia. Diceva che dovevo avvertire io sua mamma di quel gesto. Sono andata via. Era Aprile.

E poi cosa è successo? Siete comunque tornati insieme?

Sì, sai, io lo lasciavo, ma non perché non lo amassi più. Lo lasciavo un po’ per la paura, un po’ perché vedevo le altre coppie felici e capivo che noi non lo eravamo, però l’amore mi faceva sempre tornare indietro. Ero tornata a vivere dai miei pensando che se non fossimo stati sotto lo stesso tetto, non mi avrebbe potuto mettere le mani addosso, ma mi sbagliavo.

Cosa è successo?

Eravamo andati a passare un weekend in campeggio. Avevamo discusso per una stupidaggine. Era rimasta una brutta atmosfera allora io gli ho detto:”Se dobbiamo rimanere arrabbiati, è inutile stare qui”. Gli avevo detto che poteva anche andarsene, io mi sarei finita la vacanza, visto che, come sempre, avevo pagato io. Lui ha cominciato a gridarmi dietro: “Puttana…lesbica di merda…”poi ha preso un coltello da cucina e ha squarciato la tenda. Pur di non farmi finire le vacanze, ha squarciato la tenda. Mi ha rotto il cellulare perché avevo cercato di chiamare mia madre. Mi ha dato pugni sulla schiena, schiaffi, ha picchiato me e ha picchiato il cane. La gente si è spaventata e ha chiamato i carabinieri. È stata la prima volta che l’ho denunciato.

E averlo denunciato ha cambiato le cose?

Non mi ha più messo le mani addosso dopo quella volta. Ma forse più che la denuncia, lo hanno frenato le parole di mio padre. Una sera l’ha fermato sotto casa e gli ha chiesto scusa per come si era comportato con me. Mio padre gli ha detto che lo avrebbe perdonato, perché il perdono si dà anche alle bestie, ma che se mi avesse visto tornare a casa con un livido, lo avrebbe mandato sulla sedia a rotelle.

Sei comunque riuscita a stare con lui? Non hai mai pensato di lasciarlo definitivamente?

Avevamo ripreso a frequentarci. Le cose sono cambiate il giorno del mio compleanno di tre anni fa. Solo sentirlo al telefono ormai mi faceva venire la nausea. Era venuto a casa mia per festeggiare, ma io l’ho lasciato. Lui è impazzito, era davvero come Dottor Jekyll e Mr Hyde. Quando si arrabbiava, cambiava faccia. Ha strappato le nostre foto e mi ha sputato addosso, ma alla fine se ne è andato. Solo che…non mi veniva il ciclo. Qualche giorno dopo ho fatto il test ed ero incinta. Stupidamente gliel’ho detto.

E poi come è andata? Hai tenuto il bambino?

La mia famiglia non voleva farmelo tenere, ma quando hai qualcosa dentro di te…Data la situazione mi sentivo obbligata a non tenerlo, e lui ha fatto leva sulla mia indecisione. Il giorno del prericovero per l’aborto, lui è venuto. Mi ha fatto mille promesse. Essendo nata in una famiglia unita, davanti a quelle promesse pensavo che sarebbe cambiato. Siamo andati al centro “Aiuto alla vita” che ci ha dato una casa. Dopo che è nato il bambino ci sono stati avvenimenti che non mi dimenticherò mai…Tipo dopo il parto ho avuto un forte sbalzo ormonale, mi ritrovavo a piangere senza sapere perché, come è normale che sia e lui, invece di starmi vicino, si arrabbiava perché io non gli spiegavo cosa avessi. Di notte, se il bambino piangeva andavo sempre io, e se dovevo allattare dovevo andare in un’altra stanza perché lui doveva dormire indisturbato. Dovevo fare tutto io. Non voleva nemmeno che io andassi a casa dei miei per farmi dare una mano da mia madre. Una mattina ero in bagno e sento che nell’altra stanza lui stava urlando dietro al bambino che aveva 15 mesi. Vado a vedere e praticamente lo stava sgridando perché il bimbo voleva andare in braccio a suo padre, ma lui doveva finire di rollarsi una canna. Erano le otto del mattino.

Cosa hai pensato quando hai visto come trattava il tuo bambino?

Finché dovevo sopportarle io queste cose, ci poteva stare. Ma mio figlio…queste cosa qua no. In passato lo avevo lasciato tante volte, ogni volta reagivo e mi dicevo che non volevo un amore così. Ma quando le botte non facevano più male e rimaneva solo l’idea del gesto…e te lo vedevi arrivare “Scusa amore…ti amo”, minacciando di uccidersi se non stavamo insieme…io essendo innamorata le possibilità gliele davo. Poi quando hai un figlio, dici “Basta”.

E quando hai capito di volerlo lasciare, come ti sei comportata?

All’inizio avevo cercato di spiegargli che ero stanca, che mi mancavano tante cose…Pensa che ancora un po’ dovevamo elemosinare i soldi per comprare i pannolini al bambino perché il mio stipendio non bastava e lui si era licenziato un mese prima che io partorissi. Cercava lavoro seduto sul divano guardando gli annunci online. Ho cominciato a privarlo di tutto, non c’era più rapporto e io pensavo solo al mio bambino. Sono andata dall’avvocato, per tutelare mio figlio. A quel punto mi sentivo più protetta e sono riuscita a dargli l’ultimatum, anche perché quando avevo chiesto aiuto ai carabinieri loro non hanno potuto fare niente. Praticamente se non metteva le mani addosso a me o al mio bambino, loro non potevano intervenire. Ovviamente non se ne è andato con le buone: ha fatto casino, ha buttato per aria i comodini…ma alla fine se ne è andato. Dopo quasi sei anni è finita. Finalmente.

Ora in che rapporti siete?

Adesso è un padre assente, a livello economico. A livello affettivo c’è ogni venti giorni. Ma sinceramente sono più tranquilla se non vede il bambino. Non mi fido di lui. Anche perché l’esempio che ha avuto è pessimo. Quando parlava di suo padre ne parlava in modo orribile. Suo padre e sua madre erano come me e lui, probabilmente se avessi fatto come sua mamma e lo avessi sopportato per tutta la vita, avrei avuto un figlio che a sua volta sarebbe stato violento. Chi non ha rispetto per la propria madre, difficilmente può avere rispetto per qualsiasi altra donna. Ma questo avrei dovuto capirlo prima.

Grazie P. C’è qualcos’altro che vorresti dire? Un messaggio che vorresti far passare con questa intervista?

Spero che le ragazze mettano da parte l’amore e…*P. ha la voce spezzata, il groppo in gola* L’uomo deve rispettare la donna. Al primo segnale mollate tutto perché…*le lacrime le stanno ormai scendendo lungo il viso* non ne vale davvero la pena.

Il Capybara Femminista

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