Soggetti della Storia, non soggette alla storia

Soggetti della Storia, non soggette alla storia

img_0116    Mercoledì, 16 novembre 2016, ho partecipato alla conferenza Italiane di ieri e di oggi: voto, rappresentanza e partecipazione politica, organizzata dal Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, durante la quale sono emerse riflessioni parecchio interessanti (da cui proviene il titolo che ho scelto, una citazione della Prof.ssa Carmen Leccardi) sulla presenza delle donne in politica. Voglio riportare quelle che mi hanno colpito di più e quelle che più hanno a che fare con l’azione del Tucamingo.

Sono già passate alcune settimane ormai, ma credo che il momento migliore per parlarne sia questo perché domani saremo chiamate e chiamati a decidere della sorte della nostra Costituzione ed è senza dubbio un momento storico che tocca temi che si intrecciano con quelli trattati nel corso dell’incontro.

La prima a prendere la parola è la Senatrice Valeria Fedeli, che ha dimostrato quanto la presenza delle donne alle urne e in Parlamento sia stata fondamentale fin dal 2 giugno 1946. Voglio, quindi, riportare alcune parti del suo discorso che ci ricordano che non possiamo assolutamente far finta di niente quando ci viene consegnata la Tessera Elettorale e, soprattutto, quando ci viene richiesto di usarla.

Anzitutto, è giusto farci un’idea dei numeri. L’82% delle donne italiane, il 2 giugno 1946 esercitò il Diritto appena acquisito: senza il loro voto, la Repubblica non avrebbe potuto vincere. La grande affluenza, spiega la Senatrice, fu dovuta al fatto che, durante la guerra e la Resistenza, quelle donne erano diventate attive, sia come Partigiane sia come lavoratrici: si erano rese autonome e non volevano tornare indietro. Quello che chiedevano, dunque, era la Cittadinanza a prescindere da qualsiasi condizione sociale perché la partecipazione alla Cittadinanza, che ti dà il diritto di voto e la possibilità di essere eletta, se decidi di candidarti, è uno degli elementi di discrimine per sapere se vivi in una società democratica oppure no.

Ma non solo alle urne le donne sono state importanti quando venne formata la Repubblica: le ventuno Madri Costituenti, di cui troppo spesso non si parla, furono essenziali per la stesura della prima parte della Costituzione che nessuno cambia o vuole cambiare e a cui le leggi sottostanno. La Senatrice ricorda, ad esempio, l’Articolo 3, che parla di discriminazioni e che condanna, per prima, quella di genere.

Io penso che queste parole siano sufficienti per convincerci che, poiché si tratta di un diritto acquisito con fatica, per noi il voto, soprattutto questa volta, è più che mai un dovere. Nonostante ciò, credo anche che sia giusto portare un punto di vista che non avevo considerato e che la Prof.ssa Marina Calloni presenta durante l’incontro: il significato della Cittadinanza e il diritto al voto e al non voto.

La Cittadinanza esprime un’idea di inclusione secondo cui, chi la esercita, ha la possibilità di dare una voce a chi non si può esprimere perché è escluso da questo concetto: immigrati che lavorano da anni nel nostro Paese; i loro figli che sono nati qui, ma che, a causa della provenienza dei loro genitori, è come se non lo fossero; richiedenti asilo. D’altra parte, esercitare il diritto di voto significa anche decidere di non votare, ma, in questo particolare momento storico, si sta rivelando un problema: l’astensionismo, soprattutto femminile, sta diventando sempre più esagerato, privando, così, di senso il Diritto di Voto e l’idea stessa di Cittadinanza. Sarebbe opportuno, quindi, attuare una politica di partecipazione che possa ridare dignità all’esercizio del voto.

Ricordando che gli interventi sono stati molti di più, e anche parecchio interessanti, voglio comunque fermarmi qui perché la questione dell’affluenza alle urne è il fulcro del mio discorso: non vorrei ritrovarmi, domani, a constatare che la maggior parte degli Italiani e delle Italiane non si è schierata da nessuna parte.

La Mucca Intellettuale

 

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