Bionda non la voglio

Bionda non la voglio

img_0114“Toy Center” di Via Mauro Macchi, Milano, reparto bimbe.
Faccio scorrere gli occhi lungo lo scaffale: Elsa che canta “Let it go”, Elsa e Anna che cantano “Do you wanna build a snowman?”, Anna e Kristoff versione deluxe con gli abiti scenici e la renna che regge il moccolo. E poi eccola lì: prendo la scatola tra le mani e gli occhi mi si riempiono di lacrimucce di commozione. Barbie con il naso grosso. Un sogno che si avvera.

A tutti quelli che pensano che la lotta “pro rappresentazione” che la Mattel si è finalmente decisa a portare avanti sia una fuffa: parliamone. Parliamone per bene. Prendiamoci del tempo e partiamo dal principio.

Tanto tempo fa, il Capybara Femminista aveva sei anni. Era una bambina vivace che passava l’intervallo a giocare a calcio, il pomeriggio a spaccarsi le ginocchia in cortile e le serate a giocare a Barbie con papà. Le mie Barbie, però, avevano una particolarità: erano quasi tutte “nere”.
Non le volevo bionde.
La Barbie comune, quella bionda con gli occhi azzurri e il naso alla francese, non mi bastava. Le volevo afro, asiatiche, con la frangetta, con il caschetto. Volevo qualsiasi cosa che fosse un’eccezione rispetto a quella serie interminabile di Barbie dagli occhi cerulei. Ovviamente sapevo di non avere la pelle scura o le lentiggini. Ma sapevo anche di non essere bionda e, se è per questo, non avevo la presunzione di pensare che, una volta adulta, il mio giro vita avrebbe potuto superare di poco la circonferenza del mio braccio. Ma in quelle “Barbie eccezione”, mi ci ritrovavo di più. Quello che rendeva diverse loro rappresentava me. Nella loro unicità trovavo la mia. Perché è questo il rischio di volersi per forza rivedere in uno stereotipo, in un modello: ci si dimentica di essere unici.

Il punto è che esistono bambine con la pelle scura e le gambe corte. Esistono bambine che vogliono essere come le loro mamme ed esistono mamme con il culo grosso, le fossette e i capelli color confetto. E se una bimba ci tiene proprio ad avere le cosce che si toccano quando sarà grande, perché dovrebbe scendere a compromessi? Per chi dovrebbe pensare di non andare bene, di non essere abbastanza?
La giovane Capybara ha trovato la forza di pretendere meno da se stessa e più dagli altri in una Barbie con il rossetto viola e la pelle cioccolato. Spero con tutto il cuore che qualche bellissima bambina possa cogliere lo stesso messaggio, magari, (perché no?), in una dolce bambola con il naso grosso.

Il Capybara Femminista

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