Una questione tra me e il mio specchio

Una questione tra me e il mio specchio

img_0112Oggi mi sto facendo tante pare che ho dato buca alla mia migliore amica che aveva bisogno di studiare, solo perché non sono riuscita a trovare niente da indossare che mi facesse sentire carina, a mio agio o presentabile. Stasera devo uscire a cena, con i migliori amici che potessi desiderare (quasi tutti) e nonostante l’ambiente totalmente confortevole io mi preoccupo del mio aspetto. Perché? Penso non ci sia bisogno di parlare di quanto vengano imposti canoni di bellezza assurdi alle ragazze che poi finiscono per andare in crisi, di questo si discute già troppo, forse con una superficialità che andrebbe corretta e anche con poca consapevolezza del problema. Ma non è di questo che voglio scrivere, quanto dell’effetto che questa cosa ha nella quotidianità di tutti.

Quando ero piccola ero una bimba carinissima, sempre riempita di complimenti per la mia bellezza (troppo timida e insicura per risultare anche qualcosa di più), poi, crescendo, sviluppandomi, il mio corpo ha iniziato a cambiare. Stavo prendendo la forma di una donna, con non pochi problemi legati alla comparsa del seno quando ero ancora alle elementari e del primo ciclo mestruale a metà della prima media (sì, sono stata la prima della classe ad avere una giustificazione per l’ora di nuoto). Insomma, in tutto questo disordine, pare che la mia famiglia, insieme a tutti quelli che mi stavano vedendo crescere, non mi sapesse più gestire e credo che abbiano interpretato questo tipo di cambiamenti come un aumento di peso, che è stato un problema da quel momento in poi, non perché fosse reale all’epoca, ma perché quasi tutti, sia dentro che fuori dalla mia famiglia, hanno iniziato a dirmi quanto avessi bisogno di dimagrire e hanno continuato e continuato e continuato, fino a radicare questa idea nella mia mente.

Ho iniziato a crederci davvero, ma volendo nascondere questa adesione interiore alle loro opinioni, non facevo assolutamente nulla per risolvere la questione: ho smesso di fare sport e ho iniziato a mangiare ogni cosa mi andasse, per dimostrare che io non ci credevo, che non era vero e, soprattutto, che a me non importava niente del mio aspetto, che non ero come le altre e che pensavo a cose più importanti, quando, in realtà, mio padre si è trovato ad avere ragione (anche se mi rifiuterò per sempre di riconoscerglielo) quando ha detto che mi sentivo male quando mi confrontavo con le mie coetanee.

Ora, non voglio dare nessuna colpa alla mia famiglia, loro l’hanno fatto in buona fede e, sostanzialmente, per evitarmi questa situazione, ma voglio prendere questa mia esperienza come esempio di come non affrontare se stessi. La cosa peggiore che si possa fare è non avere consapevolezza di sé. Essere coscienti di quello che si è può essere l’unica strategia per avere una considerazione critica della realtà e di quello che ci si sente dire. In questo modo si riesce a raggiungere obiettivi sempre più elevati e ad affrontare la negatività in cui ci si imbatte nel crearsi la propria sicurezza, anche se è orribile doverla ricostruire da sola dopo che è stata demolita da qualcun altro.

È importante, quindi, che le regole ce le diamo da sole e da soli: tutti dovremmo avere il diritto di essere come siamo e nessuno dovrebbe sentirsi libero di decidere quale sia lo standard di bellezza da raggiungere, perché la bellezza non passa né dal peso né, soprattutto, dall’opinione altrui.

La Mucca Intellettuale

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