Latte e biscotti con Vicrisey

Latte e biscotti con Vicrisey

Piove e ho perso l’autobus! Sono in ritardo marcio! Scrivo a Vicrisey scusandomi: “Ti aspetto al bar che sono senza ombrello perché sono furba ahaha” mi risponde lei.
È la prima volta che ci incontriamo di persona. Faccio fatica a trovarla, il bar è pieno, ma c’è un unico tavolino non occupato da un’orda di universitari inzuppati di pioggia, per cui quella ragazza con i capelli chiari deve essere lei. È seduta davanti alla finestra, al secondo piano di un bar dai colori caldi.

Sorseggiamo caffè. Lungo il suo, gingseng il mio, e quella che voleva essere un’intervista si trasforma in una bella chiacchierata.

“Il mio lavoro si chiama “Usa e Getta: la donna come soggetto e oggetto di consumo nell’arte contemporanea”. Ci lavoro ormai da due anni e ho già creato una trentina di opere. È un piacere realizzarle. Il tema mi ha preso. Lo sento mio”.

“Raccontami un po’ da dove nasce l’idea, è un tema così particolare!”

“All’inizio volevo concentrarmi su un’idea di violenza più…diciamo…evidente. E anche sulla psicologia dell’uomo violento. Ma dopo aver letto “Essere maschi: tra potere e libertà” di Stefano Ciccone ho cambiato un po’ idea. Una frase mi ha colpito. L’autore parlava di prostituzione e associava la donna al cibo. L’idea per cui una donna può essere sfruttata come, non so…un pezzo di carne che compri impacchettato al supermercato. Lì mi è venuto in mente di associare la donna e il cibo come strumenti del piacere. Tu prova a pensare al cioccolato: quando mangi una barretta attivi gli stessi ormoni che vengono attivati quando fai l’amore. Può non sembrare, ma sono tanti gli atteggiamenti simili nei confronti delle donne e del cibo. La donna come ciò che usiamo/mangiamo tutti i giorni”.

“Le tue opere sono davvero belle. Come le realizzi? “

“Parto quasi sempre da vere fotografie di vere donne. All’inizio mi hanno catturato quelle della locandina di Nynphomaniac, non so se hai presente…mi piacciono troppo quelle immagini! E poi ci lavoro con Photoshop. Con le prime opere lavoravo molto sul colore: volevo usare solo il rosso, il nero e il bianco perché hanno significati molto forti. Poi mi sono concentrata più sulla scelta dei cibi. Non so se hai notato, ma sono quasi tutti junk food, cioè cibo spazzatura, oppure ci sono quelli che chiamo “cibi cliché” come la banana, il pesce o il cetriolo…”

“Oltre all’opera di Ciccone, c’è qualcuno o qualcosa a cui ti sei ispirata?”

“L’artista a cui mi sono ispirata è Ghada Amer, un’artista egiziana.* mi passa l’immagine di un’opera di Amer * Qui non si capisce molto, sembra quasi un disegno grafico, ma in realtà lei ricama tutto a mano. Prende immagini della donna moderna e sensuale, ne sottolinea l’erotismo, a volte recupera le immagini dalle riviste pornografiche, e le affianca alle immagini della donna tradizionale, chiusa e schiva (a volte usa le principesse Disney). Attraverso il confronto rappresenta la rivoluzione della donna nel tempo. La sua indipendenza. Un’altra donna che mi ha ispirato è Emma Sulkowciz. Non è un’artista…anche se potremmo davvero definirla tale. È una ragazza universitaria di New York che è stata stuprata da un suo collega. Ha sporto denuncia ma il College se ne è fregato. E lei cosa ha fatto? Per tutto l’anno accademico si è portata dietro il materasso su cui ha subito violenza! È incredibile.”

“Mi hai detto che per far partire il progetto sei andata anche in un centro antiviolenza. Ti va di parlarne?”

“Sì, sono andata in un centro antiviolenza di Alessandria, si chiama “Medea”. Lì ho parlato soprattutto con alcune volontarie che mi hanno raccontato del loro percorso psicologico. Ci sono dei corsi che le volontarie devono seguire. Anche loro hanno bisogno di sostegno mentre cercano di far uscire le vittime dalle loro situazioni. È dura. Ma è stato molto utile”.

“Riesci a pensare a quale potrebbe essere la causa della violenza maschile sulle donne?”

“È difficile pensare a una causa. Sicuramente fa tanto l’ambiente in cui quell’uomo è cresciuto. Ci sono persino dei centri di assistenza psicologica per uomini violenti. È una cosa complicata. Tutti hanno diritto a una seconda possibilità e so che ci si deve trovare in queste situazioni per poterne parlare, ma onestamente, se accadesse a me, non credo che potrei tornare indietro”.

“Ti faccio una domanda personale, se posso: qual è il tuo rapporto con la violenza di genere?”

“Non ho mai subito violenza, sinceramente. Ma i momenti in cui mi sono sentita usata ci sono stati. Non dico farmi sentire un oggetto, ma c’è stato chi ha cercato di farmi sentire inferiore. Ma io non mi abbasso. Me ne vado a testa alta e ciao!”

Per saperne di più su Vicrisey e vedere le altre sue realizzazioni, visitate la sua Facebook Gallery ImHere

                                 Il Capybara Femminista

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