(S)copritevi!

(S)copritevi!

img_0104Sono in uno dei tanti centri commerciali della periferia di Milano che aspetto un’amica. Non mi capita spesso di essere in anticipo, quindi approfitto dell’occasione per guardarmi intorno e osservare cosa succede perché quando sei un’attivista e sei anche un’aspirante psicologa non riesci più a farne a meno. Proprio davanti a me, un enorme manifesto, la pubblicità di una marca di intimo femminile. Mi fa riflettere. La posa di quella ragazza, la bocca semiaperta, lo sguardo, che ricorda quelli che si possono trovare sulle riviste pornografiche, dritto verso l’obiettivo per incrociare gli occhi di chi la sta guardando. Uno spettatore, per forza un uomo. Quel seno così esposto, l’atteggiamento della modella fanno capire che lo scopo non è vendere un reggiseno ad una donna, ma svendere una donna ad un uomo. Provo disgusto e noia di fronte all’ennesima immagine di questo tipo su un cartellone pubblicitario.

A qualche metro da me, una donna sulla quarantina allontana il figlio, facendo bene attenzione a coprirgli gli occhi e a far sentire le sue parole di disapprovazione, ma non è quella fotografia a crearle un problema.

Accanto a noi, una ragazza con in braccio un fagottino da cui si intravede un paio di guance vivaci e arrossite. Avrà un paio di mesi al massimo e, come ogni bimba di quell’età avrebbe fatto, aveva espresso tutta la sua gioia quando la mamma aveva spostato un lembo del vestito e le aveva porto il seno per la seconda o terza poppata della giornata.

All’improvviso tutto si fa chiaro.

Non erano stati lo sguardo ammiccante della modella o il reggiseno che la esponeva troppo a scandalizzare quella madre: lei aveva sentito il bisogno di proteggere l’innocenza del suo bambino dalla vista di quella scena.

Assistere a questa reazione di fronte al capezzolo di una ragazza intenta ad allattare, in un mondo di immagini che espongono donne come fossero merce, sarebbe stato abbastanza angosciante, per me, senza sentire i commenti violenti di quella signora molesta che avevano, palesemente, offeso e umiliato una neomamma.

Mi è venuto naturale pensare a quanto sia necessario cambiare questa situazione e un modo per provarci qualcuno l’ha trovato.

Già 25.000 persone hanno firmato la petizione con la quale gli Italiani e le Italiane vogliono chiedere al Governo di emanare una legge che protegga tutte le mamme che allattano. Perché? Perché, sembra assurdo, ma nel 2016 ancora il genere umano non ha superato questa paradossale paura dei capezzoli femminili. Una legge è necessaria per difendere queste madri che svolgono la più bella e naturale attività insieme ai propri figli e alle proprie figlie perché troppo spesso sono vittime di sguardi schifati e giudicanti, commenti offensivi e vere e proprie molestie solo perché lo fanno in pubblico. Una donna deve subire questo trattamento quando decide di non nascondersi durante il meraviglioso atto di nutrire il proprio bambino o la propria bambina perché quello che fa è considerato scandaloso dal momento in cui il suo seno viene esposto.

Visto che i capezzoli sono solo pelle (o lo sarebbero, se il sessismo non si ostinasse a sessualizzarli, ma solo quelli delle donne), è decisamente ora di porre fine a queste violenze e #freethenipples, capezzoli liberi! (Anche quando non si tratta di allattamento).

Ne hanno bisogno le madri, ne hanno bisogno i padri, ma, soprattutto, ne hanno bisogno i loro figli e le loro figlie. #NeAbbiamoTuttiBisogno.

La Mucca Intellettuale

Qui il link per firmare la petizione:

https://www.change.org/p/governo-italiano-allattamento-%C3%A8-ovunque-lo-desideri

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One thought on “(S)copritevi!

  1. Vedere una mamma che allatta il proprio bimbo è la cosa più bella e tenera del mondo. Io ho due figlie le ho sempre allattate ovunque, non mi sono mai fatta nessun tipo di problema è per le mamme che hanno la fortuna di avere tanto latte, oltre che comodo è anche economico. Perciò viva l’allattamento al seno! E se a qualcuno dà fastidio si può sempre girare da un’altra parte oppure andarsene!

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