#Slum4Yemen: Salviamo il popolo yemenita

#Slum4Yemen: Salviamo il popolo yemenita

F7A89ADA-C8D5-49FE-875C-96B6931C6F15L’articolo di oggi ha lo scopo di chiedervi un aiuto per una gravissima situazione umanitaria che sta colpendo migliaia di civili ormai da due anni e deve necessariamente cambiare.
Tra l’Arabia Saudita e l’Oman, bagnato dalle acque del Mar Rosso, proprio nel cuore del Medio Oriente, c’è un Paese, lo Yemen, che dal 2015 sta vivendo una terribile guerra civile.
Non ho intenzione di soffermarmi su cause e conseguenze del conflitto (se volete capirci qualcosa, qui trovate le risposte a ogni vostra domanda: https://sonolunicamia.com/2017/12/11/la-disfatta-dello-yemen-cosa-sta-succedendo-slum/), ma voglio provare a concentrare la vostra attenzione sull’insostenibile crisi umanitaria che sta colpendo la popolazione civile e chiedervi un piccolo aiuto nella speranza che questo problema arrivi, finalmente, ad una soluzione.

Per farlo, devo presentarvi un altro gruppo di attiviste che si stanno impegnando per coinvolgere più persone possibile in questa causa per fare in modo che ignorarla non sia più un’opzione. Si tratta delle ragazze di Sono l’unica mia., una realtà, come la nostra, femminista ed intersezionale, che si occupa, tra le altre cose, di femminismo islamico, dialogo interreligioso e delle diverse situazioni nei Paesi a maggioranza musulmana. Nell’ambito di questo progetto, è nata l’idea di Ester (sì, la stessa che ci ha regalato un articolo la scorsa settimana).
In cosa consiste?
Un po’ di tempo fa, aveva fatto il giro del mondo la foto di Buthaina, una bambina yemenita che, colpita dai bombardamenti, tentava, faticosamente, di tenere aperto uno dei due occhietti, quello meno distrutto, con due dita. Quello che hanno proposto le attiviste di SLUM è, quindi, di riprendere il gesto di questa bimba, di farlo in massa e di raccogliere le nostre foto per iniziare una campagna video che possa puntare i riflettori su questa tragedia umanitaria.
Io, ovviamente, sono qui per invitarvi a farlo: scattatevi questa foto e usate l’hashtag #slum4yemen in modo che le vostre foto possano essere trovate e possano contribuire alla crescita di questo progetto.
Ma, per darvi un’idea più chiara della situazione e spiegare meglio l’importanza di questo gesto, vi riporto l’appello lanciato proprio dalle attiviste di SLUM, che ritroverete su ogni loro spazio online:

Buthaina è il simbolo indiscusso di una tragedia umanitaria, sociale e politica che sta inghiottendo lo Yemen. Le vittime civili non si contano più: carestia, bombardamenti, malattie hanno fatto collassare l’intero Paese. L’Onu ha parlato di 5.144 morti nell’ultimo anno e 18 milioni di persone “bisognose di aiuti”, ma le cifre non sembrano neppure lontanamente avvicinarsi alla realtà. Voltarsi dall’altro lato non è più possibile. Aiutiamo il popolo yemenita e i bambini come Buthaina a riappropriarsi dei sorrisi, dei sogni e del futuro. Supportiamo la battaglia mediatica di chi cerca di porre fine a questo strazio. Perché non esistono “buoni” e “cattivi” in questa vicenda bensì storie di vita distrutte dal potere, dal denaro e dalla ferocia umana. Inviateci una vostra foto, un semplice primo piano, imitando il gesto naturale di Buthaina. Apriamo il nostro sguardo sul mondo. Lo Yemen ha bisogno anche di te.

Non abbandoniamo il popolo yemenita.

La mucca Intellettuale

Advertisements
#Dontwasteyourxmas

#Dontwasteyourxmas

IMG_8246Se pensavate che il tucamingo non avrebbe organizzato nulla per il Natale imminente…pensavate male! Il Tucamingo sembra scostante e altezzoso, ma nasconde un cuore pulsante di spirito nataliazio, non vede l’ora di baciare qualcuno sotto il vischio e spera tanto di ricevere in regalo una pregiata miscela di tè inglese (gira infatti voce che il Tucamingo abbia origini britanniche!).

Detto ciò, non possiamo non assecondare le passioni del nostro beniamino favorito, ma, pur crogiolandoci nell’atmosfera delle feste, non vogliamo rinunciare al nostro tratto più eco friendly e consapevole. Per cui, vi presentiamo con piacere la nostra iniziativa più gioiosa e sostenibile: #dontwasteyourxmas!

A partire da questa settimana, ogni venerdì, fino al giorno di Natale, troverete sulle nostre storie di Instagram (tucamingo_femminismo) delle idee regalo sfiziose e interessanti, ma soprattutto homemade, sostenibili e il più possibile zero waste!

Utilizzeremo prodotti selezionati per creare regali unici e far assumere un doppio valore al “don’t waste” del’hashtag con cui ogni pensierino verrà presentato, perché, si sa, ogni regalo, se fatto con le nostre mani, verrà automaticamente più apprezzato; per cui: “abbasso gli sprechi!” e realizziamo insieme qualcosa di finalmente unico e speciale.

E se le nostre idee dovessero piacervi, come speriamo, tanto da riproporle…condividetele sui social e utilizzate l’hashtag #dontwasteyourxmas in modo che possiamo vedere quante manine di fata si nascondono tra i membri della nostra Tucamingo family!

Vi aspettiamo venerdì, sul nostro profilo IG, con la prima ecoricetta natalizia!

Per un Natale di valore, #dontwasteyourxmas

Il Capybara Femminista

Tucomingout #13 I ghei portano le malattie

Tucomingout #13 I ghei portano le malattie

Schermata 2017-12-04 alle 15.34.26

Venerdì, 1 dicembre, il mondo ha celebrato la Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS, un momento di riflessione e impegno di cui, purtroppo, l’umanità continua ad avere un grande bisogno perché questa malattia è ancora molto lontana dall’essere debellata, perché molto spesso non si conoscono rischi e sintomi e perché rimane irrimediabilmente ancorata agli stessi stereotipi da trent’anni. Se avete qualche anno in più di me, vi ricorderete di quella angosciante pubblicità con il contagio rappresentato da un alone rosa fluorescente che si espandeva a macchia d’olio con il semplice contatto e di quanto abbia contribuito a diffondere ignoranza in merito, ma certamente vi suoneranno ancora più familiari i luoghi comuni che vedevano questa malattia come una prerogativa delle prostitute, dei “drogati” e degli omosessuali.

Io non ho vissuto negli anni ’80, sono al mondo solo da poco più di un paio di decenni, ma gli stereotipi li ho studiati bene e li ho visti: se la prostituzione e l’uso di sostanze sembrano essersi liberati da questo stigma, per lasciare maggiore spazio ad altri tipi di pregiudizi, pare che non si sia verificata la stessa cosa per quanto riguarda l’omosessualità: a distanza di trent’anni, l’AIDS è ancora “la malattia dei ghei”.

Una grande prova della diffusione di questo comune modo di pensare sta nella disinformazione e nell’ingenua ignoranza, comune a molte persone, in merito a questo argomento: poca preoccupazione da parte delle famiglie di informare i figli sulle malattie sessualmente trasmissibili (perché siamo tutti convinti che i nostri pargoli siano tutti completamente privi di qualunque pulsione sessuale) e scarsa possibilità di reperire gli strumenti necessari alla prevenzione nei corsi di educazione sessuale nelle scuole, che in molti casi non vengono svolti in maniera corretta (spesso se ne parla poco, si lascia che ci sia confusione tra malattia e virus, non vengono spiegati i rischi e i modi in cui il virus si contrae o meno, capita che il preservativo non venga neanche nominato).

Certo, ci sono anche alcuni aspetti positivi: questo stereotipo è così radicato che gran parte della sensibilizzazione contro lo stigma e per la prevenzione del contagio arriva dall’interno della comunità LGBT.

Da una parte, questo ci può far pensare positivo, nella speranza che ci sia almeno una parte di popolazione, particolarmente preoccupata e impegnata in merito, che presta attenzione a non contrarre e diffondere il virus, ma dall’altra, quando tra le opzioni di Grindr si trova anche la possibilità di indicare se sei positivo o negativo al test dell’HIV, viene automatico chiedersi quando questo stereotipo, causa di dannosi pregiudizi, avrà una fine.

E qui c’è da fare attenzione: il fatto che esista uno stereotipo che aumenta il pregiudizio verso una minoranza sessuale non è una cosa che possiamo guardare solo dall’esterno.

Se questo tipo di convinzione non viene sradicata, risulterà sempre più difficile debellare questa malattia in quanto ci sarà sempre un grande numero di persone non interessate alla prevenzione, poiché convinte di non averne bisogno, che avranno, quindi, un’alta probabilità di contrarre il virus e, così, di diffonderlo, contribuendo ad alimentare un grave problema di salute pubblica.

Ora, è chiaro che il mondo non sta finendo e che lo scenario post-apocalittico che ho appena descritto non è ciò che ci farà estinguere se solo pensiamo di accoppiarci, ma è molto importante tenere a mente i rischi e agire in maniera preventiva, perciò vi lascio con un appello, chiedendovi di fare due cose fondamentali:

  1. Informatevi e informate
  2. Usate sempre e comunque il preservativo

La Mucca Intellettuale

Da grande debellerò l’AIDS

Da grande debellerò l’AIDS

AIDS ribbon tree

Primo Dicembre: Giornata internazionale dedicata alla lotta contro l’AIDS.
Sento l’urgenza e la responsabilità di parlarne, di scrivere un articolo che possa essere chiaro e istruttivo, ma capisco anche di non sapere niente, o poco più, a riguardo, e questo mi fa riflettere. Dell’AIDS tutt’oggi se ne parla poco e male. Ciò che si sa è sempre molto vago: tutti sanno che bisogna utilizzare il preservativo per non contrare il virus, ad esempio, ma ben pochi si ricordano che può essere contratto anche tramite il sangue, le secrezioni vaginali e il latte materno di persone sieropositive. Tutti sanno che l’AIDS è ancora una piaga sociale, ma quasi nessuno sa che dal 1981 l’AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi. Tutti sanno che l’impegno dimostrato da attivisti, scienziati e ricercatori per la prevenzione e la cura di questa malattia è costante, ma quasi nessuno conosce i loro nomi e le loro storie. Oggi ne voglio condividere con voi almeno tre.

•Elizabeth Glaser

Elizabeth Glaser contrasse l’HIV nel 1981 attraverso una trasfusione di sangue durante il difficile parto di sua figlia, Ariel, anch’essa infettata. Elizabeth dovette presto scoprire che nessun trattamento era disponibile per Ariel perché nessun farmaco HIV era mai stato testato sui bambini. Elizabeth non si è fermata, non ha accettato passivamente una realtà che descriveva un futuro prestabilito e una fine imminente per la sua bambina e ha creato così la Pediatric AIDS Foundation per permettere a medici e specialisti di concentrare gli sforzi sulla prevenzione e il trattamento dell’infezione pediatrica da HIV. Dalla morte di Glaser nel 1994, la Fondazione è diventata la più importante organizzazione no-profit dedicata all’eradicazione dell’AIDS pediatrico in tutto il mondo attraverso programmi di ricerca, attivismo, prevenzione e trattamento.

•Larry Kramer

Il drammaturgo, autore e attivista per la salute pubblica, Larry Kramer ha fondato la Gay Health Health Crisis (GMHC) a New York nel 1981 per accudire le persone colpite dall’HIV. In seguito ha fondato l’organizzazione sfacciatamente conflittuale, AIDS Coalition to Unleash Power (ACT-UP), nel 1987, per rivelare la mancanza di opzioni di trattamento e finanziamenti per le persone che vivono con l’HIV. L’impegno di Kramer prosegue abbracciando il delicato tema della rappresentazione mediatica: la sua opera più conosciuta, The Normal Heart, racconta l’esperienza di un uomo gay costretto a guardare il deterioramento del suo partner a causa dell’AIDS. Larry anche tentato di persuadere la Yale University a inserire una cattedra permanente e di ruolo in Gay Studies, che Lui stesso avrebbe offerto, ma è riuscito solo a far accettare all’università un programma di visiting professor e di eventi correlati.

•Ryan White

Ryan, appena adolescente, contrasse l’HIV da prodotti ematici infetti utilizzati durante un trattamento della sua emofilia. A causa dell’ignoranza dei suoi concittadini, venne espulso dal consiglio scolastico locale che vedeva in Lui un rischio per gli altri studenti. Come se ciò non fosse abbastanza, la casa in cui viveva con la sua famiglia fu crivellata di colpi di arma da fuoco. Ryan ha combattuto la discriminazione dell’AIDS insegnando con pazienza al pubblico che l’HIV / AIDS non è solo una malattia “ gay” e che non poteva essere diffusa attraverso contatti casuali. Verso la fine del 1990, il Congresso degli Stati Uniti approvò il Ryan White Care Act, il principale strumento di legislazione sull’HIV negli Stati Uniti, che prevedeva assistenza ambulatoriale e domiciliare, terapia nutrizionale, servizi di hospice, assistenza medica e servizi odontoiatrici per persone a basso reddito.

Il Capybara Femminista 

 

Il razzismo spiegato al Tucamingo #1 La storia di Ester

Il razzismo spiegato al Tucamingo #1 La storia di Ester

8DF81DDC-88EC-4FB7-A23A-5A03FBD7714F

Mi hanno chiamata terrorista mentre salivo su un treno in mezzo alla folla.
Mi hanno insultata perché il velo che indossavo non era conforme al loro pensiero.
Mi hanno molestata verbalmente perché il mio corpo rappresentava una provocazione lasciandomi sulla punta della lingua l’amaro di un gesto che avrei fatto volentieri senza rimorso.
Mi hanno invitata a togliermi dalla testa “quel coso” perché sono italiana, perché la mia educazione non veicola messaggi misogini, perché sono ‘bianca’.
Mi hanno guardata negli occhi gridando che noi sporchi musulmani siamo tutti uguali: alziamo il bastone, puntiamo il coltello, perforiamo il cuore.
Mi hanno accusata di appoggiare una cultura che pone la donna ad un livello più basso dell’uomo, che sottomette il pensiero, che vincola gli animi.
Mi hanno schifata.
Mi hanno allontanata.
Mi hanno sfruttata.
Mi dicono che sono occidentale, che sono libera soltanto se non mi copro.
Poi picchiano, uccidono, fanno violenza. Poi se metti una minigonna ti additano. Se usi il rossetto rosso immaginano la tua bocca dentro i loro pantaloni. Se alzi la voce per ribellarti ti urlano contro che sei solo una lurida puttana. Non ti garantiscono un aiuto concreto se sei una madre sola, se tuo marito ti pesta tutte le sere solo perché lo hai guardato negli occhi, se tuo padre ti rasa i capelli perché non hai il diritto di vestirti come vuoi, se il tuo datore di lavoro ti tocca il culo.
Mi hanno detto che il mio posto non è questo, che dovrei stare dove lapidano le donne per adulterio, che prego un Dio che non è il loro Dio, che non valgo niente.
Ma sai che c’è?
Vaffanculo a te.
Vaffanculo alla tua schifosa ignoranza.
Vaffanculo allo Stato che non ci tutela.
Vaffanfulo alla politica che sfrutta la nostra sessualità per acquisire voti lasciandoci marcire dentro prigioni di violenza e di silenzi.
Vaffanculo alla società maschilista e sessista di cui faccio parte ma di cui non mi sento artefice.
Vaffanculo ai bigotti.
Vaffanculo agli estremisti di qualsiasi natura essi siano.
E se ancora non lo hai capito, vaffanculo anche a te che non fai niente per cambiare questo merdume di società sulla quale poggi il tuo culo colpevole ogni notte prima di andare a dormire.
Vaffanfulo a me che sto imparando solo adesso a trattare la vita, la gente, l’odio con quell’aggressività naturale che avendola avuta prima mi avrebbe salvata quando non c’era nessuno a farlo se non il mio Dio.

#combattIVA

#combattIVA

359ED7DF-F0F5-4DCD-92F1-8FD6A147D006Quando le mestruazioni sono diventate parte della mia vita, avevo da poco compiuto 11 anni.
Era il gennaio del 2007 e non ne avevo alcuna voglia: cambiarsi ogni notte prima di andare a dormire, rischiare di sporcarsi e sporcare la sedia a scuola (consapevole della vergogna che questo avrebbe portato perché, si sa, il ciclo mestruale è il male, altrimenti non farebbe rima), sopportare i dolori erano tutte cose che non avevo voglia di fare.
Poi sono cresciuta e ho fatto i conti con un’altra realtà e un’altra cosa che non ho voglia di fare: pagare gli assorbenti come un bene di lusso.

Sì, lo so che queste parole evocano l’immagine di un pacchetto di Lines fatto d’oro in un bagno di diamanti, ma è molto meno scintillante di così.

Attualmente, l’IVA (ovvero l’Imposta sul Valore Aggiunto) che viene applicata sugli assorbenti equivale al 22% del costo, ovvero a quella che lo stato impone sui beni che non considera fondamentali per la vita: il cibo ha un’impostazione più bassa, perché serve per vivere, gli assorbenti ce l’hanno più alta perché, a quanto pare, non voler scomparire nel proprio sangue per una settimana intera ogni mese, con tutte le conseguenze dal punto di vista dell’igiene e della salute, è un lusso.
È un capriccio, capite?
Come l’ennesimo giocattolo comprato a un bambino miliardario che non la pianta di strillare.

Ora, non lo so chi ha fatto educazione sessuale a quell’elemento nel nostro Governo che ha pensato bene di considerare gli assorbenti un bene di lusso, ma visto che ha palesemente fallito, ora provo a fare un riassunto di Anatomia 101 in pieno stile #EsplorandoIlCorpoUmano, sperando sia sufficientemente a prova di idiota:

Quando in un corpo si sviluppa l’apparato riproduttore femminile, si avranno, con buona probabilità, un utero e due ovaie. Quando questo corpo è abbastanza grande, gli ormoni, come pozioni magiche, danno il via al ciclo mestruale, un processo naturale quanto mangiare e respirare, che possiamo, senza problemi, collocare tra le cose fondamentali della vita di questo corpo ormai cresciuto.
Equivale a vivere, non è un capriccio: DOBBIAMO prenderci cura delle mestruazioni perché sono parte della nostra vita.
Si immagini lei, Signor 22%, di dover pagare una tassa ogni volta che varca la soglia del bagno per dare la possibilità al suo corpo di non collassare su se stesso quando torna da un pranzo domenicale a casa della nonna!

Ecco, noi lo facciamo.
Ogni mese, per vivere, paghiamo una tassa.
Volete un’idea di quanto spendiamo?
Prendo il mio esempio: io spendo, in media, intorno ai €6 al mese in assorbenti e ho le mestruazioni dal gennaio 2007. Ora ho 22 anni e posso stimare che andrò in menopausa intorno ai 50, quindi nel, 2045. Fanno 38 anni di cicli mestruali. Calcoliamo che ogni anno ha 12 mesi, quindi 12 cicli, e, nonostante le mie scarse doti in matematica, con una semplice moltiplicazione, possiamo dire che arriverò a pagare poco meno di €3.000 di tassa per vivere.

Vi sembra giusto?

Qualcuno obietterà che ci sono alternative agli assorbenti, come la coppetta, milioni di volte più ecologica e, a detta di molte, anche estremamente confortevole. Beh, l’IVA al 22% sta anche su quella e non ho intenzione di pagarla solo perché la pagherei meno spesso.

Dunque, cosa fare?

È attiva in questo momento una campagna per chiedere di abbassare la tassa sugli assorbenti e sulle altre soluzioni (come la coppetta o gli assorbenti lavabili) in modo che non vengano più considerati beni di lusso.
Per aiutarci a sensibilizzare non dovete far altro che scattarvi una foto con un post-it rosa con l’hashtag #combattIVA e postarla su ogni profilo o pagina social che gestite, invitando chi vi segue a fare la stessa cosa.

Io vi invito a farlo e voglio lanciare una sfida ancora più bella: uomini, io ci conto, quanti di voi se la sentono di farlo?

La Mucca Intellettuale