Tucamingo da spiaggia

Tucamingo da spiaggia

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16 Novembre 2016: Il Tucamingo vedeva la luce con il primo articolo, Salve a tutti!.

21 Giugno 2017: Il Suricata Dissidente ha pubblicato il centesimo articolo del Tucamingo.

Se a novembre dell’anno scorso mi avessero detto che solo pochi mesi dopo mi sarei trovata a festeggiare i cento articoli chiacchierando con una lettrice giovanissima di poco diversa dalla me di quando avevo la sua età, sicuramente non ci avrei creduto, mi sarebbe sembrato un traguardo troppo lontano e troppo grande per un progetto nato dalla rabbia per le cose sbagliate e dalla voglia di cambiarle di due ragazze legate, sostanzialmente, “solo” da una profonda amicizia. Sicuramente non c’erano di mezzo capacità in ambito informatico o fondi da investire, quindi sembrava una follia allora e sembra una follia anche adesso, ma sta di fatto che abbiamo raggiunto un traguardo che non pensavo che avrei mai visto e di questo sono grata e orgogliosa.

Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di fermare tutto!

No, dai, tutto tutto no, ma qualcosa cambierà nei prossimi due mesi.

Arrivato il momento degli esami e, contemporaneamente, delle vacanze, abbiamo deciso di alleggerire i toni e concludere questa “stagione invernale” del Tucamingo con il centesimo articolo e di cominciare quella estiva con delle (quasi) novità.

Ve lo ricordate il nostro primo video, quello con cui abbiamo festeggiato i primi tre mesi?Spero di no, era imbarazzante.

Ma, forse, non del tutto una brutta idea.

Tra le altre cose, in quei pochi minuti, vi abbiamo parlato di un progetto che avrebbe compreso Youtube e il nostro desiderio di diffondere anche lì il nostro giustissimo Verbo e di parlare delle persone che stanno dietro alle firme del Capybara Femminista e della Mucca Intellettuale, delle quali ora conoscete solo in volti.

Con l’arrivo dell’estate, quel progetto può finalmente vedere la luce!

Perché questo sia possibile, abbiamo deciso di mettere un momento in pausa le nostre rubriche e di ridurre il numero degli articoli a uno a settimana e, con la stessa frequenza, pubblicheremo video con i quali, in pochi minuti, avrete l’onore, il privilegio e la fortuna di conoscere un po’ di più delle creatrici e autrici del Tucamingo.

Perciò, sperando che la cosa vi incuriosisca almeno la metà di quanto incuriosisce me perché ancora non ho idea di cosa saremo in grado di produrre, vi do appuntamento alla prima settimana di luglio con il primo video da “dietro le quinte” e qualche pagina un po’ più leggera da leggere così che non sarete costrette a leggere articoli come “La scienza spiega il modo migliore per far impazzire il tuo lui” se vi viene voglia di qualcosa di più spensierato.

Cambieranno molte cose, ma non vi lascieremo sole con Cosmopolitan, è una promessa!

La Mucca Intellettuale

 

 

Tucomingout #5 Se sono gay mi puoi palpare (?)

Tucomingout #5 Se sono gay mi puoi palpare (?)

IMG_3711“Eh si sa, voi omosessuali siete molto più promiscui”
Me lo dice una mia amica mentre facciamo aperitivo davanti a due bicchieri di vino, il mio bianco, il suo rosso. Le ho appena raccontato che nel week-end un tipo sconosciuto ci ha provato con me, e nonostante io lo rifiutassi chiaramente, si è comunque permesso di darmi una bella palpata ai glutei e di dirmi nell’orecchio delle cose che, a ripeterle, farebbero arrossire chiunque.

“Eh si sa, voi omosessuali siete molto più promiscui”
Lo dice alzando gli occhi al cielo, un po’ come quando si dice una verità sacrosanta o una di quelle famose lezioni di vita che si acquisiscono empiricamente. Lo dice come se non le stessi raccontando niente di nuovo, come se la cosa non avesse potuto nemmeno lontanamente darmi fastidio.
“Scusa, pensa se fosse successo a te?”
Mi guarda attonita, ci pensa un attimo. Aggrotta le sopracciglia, storce la bocca, cercando di paragonare due situazioni che nella sua mente sono totalmente opposte e inconciliabili.
“Non è la stessa cosa”, dice.
Provo a chiederle il perché. Mi risponde che lei è una donna, che io sono uomo e gay, che per definizione andrei con chiunque pur di “farlo”. Se portassi la conversazione a un livello più profondo, scavando nei perché delle sue affermazioni, so che troverei il vuoto. Il pregiudizio si autoalimenta, non ha bisogno di alcuna giustificazioni. Il pregiudizio arriva preconfezionato dal passato, e non importa chi tu sia o quanto tu sia razionale: se è ben radicato, estirparlo è un’impresa ai limiti dell’impossibile.

I pregiudizi esisteranno sempre, sono insiti nella natura umana. Perché la mia amica non è una stupida, semplicemente le “hanno sempre detto così”, e questa è la motivazione più difficile di tutte da contrastare, perché salta a piè pari la logica.
Allo stesso tempo è un errore arrendersi al pregiudizio non dicendo niente o, ancora peggio, conformandosi ad esso. E’ il problema della pulce nell’orecchio: ci sforziamo di essere noi stessi, ma i giudizi a priori sono sempre lì a cercare di ricordarci che no, noi siamo “questa cosa qui”, è impossibile cambiare.

Beh non è vero. E’ a questo che serve la cultura, è a questo che serve il futuro. L’informazione può trasformare il pregiudizio, il futuro può cancellarlo. E’ un processo lungo, complicato, ma è un processo concreto. E’ una rivoluzione pacifica, lenta ma costante, ed è in atto proprio in questo momento. L’idea dell’omosessuale medio è stata trasformata completamente già rispetto a trent’anni fa, attraverso media, televisione, social e cinema, per fare degli esempi. La cultura da una voce a chi non ce l’ha, e in un periodo come il nostro da a questa voce una risonanza mondiale. Non dobbiamo lasciare che le persone continuino a pensarla in un modo solo perché hanno sempre sentito dire così. Non permettiamo più al pregiudizio di radicarsi. Perché un finocchio può fare sesso con chi vuole, oppure innamorarsi.
Non chiudiamoci a riccio: ai posteri, lasciamo le nostre voci orgogliose. E’ la cosa migliore che possiamo fare.

il Suricata Dissidente

Da grande sarò Kami Sid

Da grande sarò Kami Sid

IMG_3681È il giorno dopo il Pride di Torino, evento a cui ho preso parte con grande entusiasmo e altissime aspettative, tutte ampiamente soddisfatte, e, vista l’occasione, non potrei parlarvi di nessuno se non di lei: Kami Sid.

Pakistana, prima modella transessuale del suo paese, attivista LGBT: Kami Sid sta rompendo le barriere dettate dal pregiudizio e dall’ignoranza, celebrando la bellezza trans uno scatto dopo l’altro.

Kami, con una laurea in business studies, è riconosciuta in tutto il mondo per le sue affermazioni piene di forza e giustizia. Ricordando a tutti che il genere non si definisce da ciò che hai tra le gambe, ma da quello che sentì di avere dentro, Kami ha pronunciato una delle sue più potenti dichiarazioni rispondendo a tono ad una giornalista dicendo:” Noi non siamo un terzo genere sessuale. Non esistono primi o secondi generi. Lei è una donna, dunque a che posizione si collocherebbe?”

Kami si batte per i diritti delle e dei trans del suo paese e del mondo. Per sensibilizzare le comunità alle tematiche LGBT, Kami ha parlato in diversi eventi, è stata intervistata molte volte dalle riviste di tutto il pianeta, ed ha collaborato niente popo di meno che con la BBC nel documentario “How Gay Is Pakistan?” L’anno scorso, Kami, ha raggiunto una fama ancora più globale dopo aver realizzato un fantastico progetto fotografico con lo stilista Karachi Waqar J. Khan, il fotografo Haseeb M. Siddiqi e il truccatore Nighat Misbah.

Il progetto vuole rappresentare una mossa decisiva verso la fine della transfobia, specialmente in Pakistan dove questa rappresenta una vera piaga sociale.
Solo l’anno scorso il numero di incidenti di violenza segnalati contro la trans community del Pakistan è stato allarmante. In particolare, nel maggio 2016, una donna trans di 23 anni, Alisha, è stata uccisa. Arrivata all’ospedale, ferita e sanguinante dopo un’aggressione a sfondo transfobico, non solo è stata umiliata dallo staff, ma le sono anche stati negati i trattamenti che avrebbero potuto salvarle la vita. Come se ciò non fosse già abbastanza raccapricciante, negli ultimi mesi i video degli assalti sessuali dei transessuali pakistani hanno fatto il giro del mondo attraverso Internet, che spesso per le donne trans si rivela l’unico mezzo di denuncia. Per sottolineare la profondità del rischio che la trans community sta vivendo, ricordiamo anche che più di 45 pakistani transessuali sono stati uccisi lo scorso anno nella sola provincia settentrionale del paese.

Kami non si sta lasciando intimidire dagli ostacoli, e solo per questo potrebbe costituire un enorme esempio da seguire. Si impegna ogni giorno per abbattere i limiti che la società pakistana ha imposto ai cittadini trans, una posa alla volta.
#everybodyisbeautiful

Il Capybara Femminista

Femministe VS Ghei

Femministe VS Ghei

ghei

Breve flusso di coscienza sul perché è giusto fare la cosa giusta.

Tanto per essere originale, parlerò di attivismo e del Pride.

Come femminista e come, nel mio piccolo, attivista, prendere parte ad una manifestazione come il Pride mi sembra non solo doveroso, ma anche ovvio. Insomma, dove se ne andrebbero tutte quelle belle parole sull’intersezionalità e sulla parità? Dove finirebbe il senso di giustizia? Dove la lotta per i diritti umani per tutt*? Dove il senso stesso dell’utilizzo di questo tanto detestato asterisco alla fine di “tutt*” se io decidessi che no, il Pride non è un problema del femminismo, arrangiatevi?

Esattamente: a farsi fot*ere.

Semplicemente non sarei più credibile se volessi continuare ad impegnarmi per la parità e poi me ne fregassi di tutto quello che nasce come esterno al movimento femminista e, sinceramente, smetterei anche di prendermela di fronte a critiche tipo “siete solo delle pazze che bruciano gli uomini e odiano i reggiseni” o la più pacifica versione invertita, perché diventerebbero vere. Se dici di stare dalla parte delle persone e poi l’unica persona di cui ti occupi sei tu, se un’ipocrita e non sei credibile.

Nonostante ciò, mi è capitato molto spesso di sentire le persone chiedersi cosa abbiano fatto i movimenti per i diritti degli omosessuali per le donne per meritarsi che io, da femminista, mi occupi di denunciare le loro discriminazioni o di festeggiare ricoperta di glitter rosa alla “loro” festa.

Cominciamo col dire che qualsiasi discorso che implichi un “noi” e un “loro” generalmente lo ritengo sbagliato a prescindere ed evito di seguirlo, perché, che vi piaccia o no, siamo, prima di tutto, persone e questo ci accomuna tutt*. Anche pro e contro l’asterisco. Ma mi piacerebbe anche analizzare questo tipo di obiezione e rispondere con razionalità, perché espone un problema vero e penso che sia giusto parlarne.

I movimenti per i diritti degli omosessuali, così come la gigantesca mobilitazione sociale nota come “Il Sessantotto”, così come gli innumerevoli movimenti per i diritti civili che nella storia si sono susseguiti, nasce per contrastare le discriminazioni che colpivano e colpiscono uno specifico gruppo di individui, gli omosessuali, appunto, ma non nasce da un pianeta di zucchero filato rosa, glitter e unicorni, per quanto ci piaccia crederlo: nasce da questa cultura. Questa quale? Questa, quella che viviamo da sempre, quella in cui un genere ha da sempre sistematicamente oppresso l’altro, quella in cui più della metà della popolazione è vittima di un pregiudizio, quella in cui il sessismo non è neanche più una forma di pregiudizio pervasivo, ma è la cultura stessa, quella in cui una maggioranza di fatto è percepita come una minoranza e vive in condizioni di svantaggio rispetto all’altra e potrei andare avanti ore. Questa società, che è patriarcale e sessista.

Essendo il sessismo così pervasivo (anzi, essendo esso parte della società stessa) diventa il filtro attraverso il quale le persone vengono cresciute ed educate, a partire dal potente strumento dei ruoli di genere che, per come sono fatti e per come è composta la nostra civiltà, danno origine a ruoli di potere che vedono il pene come la testa che governa sul corpo, qui rappresentato dalla vagina. E mi dispiace che sembri tutta un’estrema semplificazione particolarmente cruda e brutale della situazione, ma la realtà è che è davvero così semplice, insensato e stupido il meccanismo alla base di un sistema di oppressione che, ovviamente, è complesso e, ovviamente, non può essere ridotto a questo.

Comunque, a me interessa parlare proprio di questo meccanismo che sta alla base perché è colpa sua se qualcun* pensa che dovrei vendicarmi dei ghei perché “loro” non si sono occupati di me in passato. La questione è molto semplice: se questo sistema di oppressione, sorretto da un principio tanto idiota quanto elementare, efficace e pervasivo, viene insegnato nel privato e nel pubblico, le persone finiranno per impararlo e metterlo in pratica. E non è colpa di nessuno, è normale, fisiologico e anche ovvio. Ciò ha fatto sì che all’interno di tutti i movimenti di liberazione che la storia ha conosciuto, si verificassero le medesime dinamiche patriarcali che vedevano ruoli di genere e, conseguentemente, ruoli di potere, specifici e sfavorevoli per le donne (almeno finché non ci si è resi conto che essere uomini tutti d’un pezzo, puzzare e dovere essere in grado di cacciare bisonti con la clava, forse, ma dico forse, non è un prezzo piacevole da pagare per i privilegi, soprattutto nel caso in cui una situazione di parità non farebbe perdere niente a nessun uomo).

Detto ciò, obiezione più che corretta riguarderebbe la mia apparente giustificazione del loro sessismo.

Seguitemi un attimo. Abbiamo detto che, gay o etero, se ti insegnano il patriarcato, non lo disimpari da un momento all’altro solo perché fai parte di una minoranza discriminata, ma non dobbiamo dimenticarci che quando le donne hanno visto il sessismo prendere il potere all’interno dei movimenti che avrebbero dovuto liberarle ma si sono rivelati, passatemi il termine, “fallocentrici” non se ne sono state a guardare lamentandosi che nessuno faceva niente per loro. Hanno preso la parola, hanno esposto il problema, hanno trovato soluzioni, hanno cercato il confronto, hanno proposto la collaborazione e hanno incoraggiato la partecipazione di altre donne. Perché è così che si fa. Certo, ammesso che lo scopo sia ottenere qualcosa, perché se lo scopo è solo la lamentela allora non avete bisogno di aspettare il Pride e il femminismo, vi bastano i giovani di oggi, il freddo a gennaio e il caldo a luglio, che, auguriamocelo altrimenti significa che qualcosa è andato parecchio storto, saranno sempre un’immancabile certezza.

Seconda e ultima cosa da considerare che si collega col discorso che ho fatto all’inizio: battersi per le cose giuste è giusto. Non mi interessa cosa uno specifico gruppo faccia o abbia fatto per me, se quel gruppo subisce una discriminazione è mio compito denunciare l’ingiustizia e sostenere la parità. Così come hanno fatto gli omosessuali inglesi con i minatori gallesi che non li volevano, così come, più recentemente, sta facendo la campagna Allah Loves Equality, facendo incaz*are un sacco di musulmani, ma portando concretamente del bene a moltissime persone, così come farò io al Pride marciando, da femminista, con Women’s March-Milan.

Non me ne starò a guardare da lontano gli altri che si divertono al corteo e che fanno qualcosa di concreto aspettando arrabbiata che qualcuno faccia qualcosa per me prima di collaborare e smettere di infamarlo. Quello lo fanno gli MRA, non io. E, spero, nessuna femminista, se non nessuna donna.

La Mucca Intellettuale

48 anni di orgoglio

48 anni di orgoglio

IMG_3632Ormai il Tucamingo non sa più come dirvelo: siamo nel mese del Pride! Vi abbiamo già consigliato di vedere il film omonimo dell’evento nell’ultimo episodio del Tucamingo nel paese delle meraviglie e vi abbiamo già spronato affinché prendiate parte alle parate che nelle prossime settimane coloreranno il Paese dei toni arcobaleno. Detto ciò, a ridosso del Pride di Torino (17 Giugno) e della Pride Week che si svolgerà a Milano (dal 19 al 24 Giugno) sento il dovere di fare un po’ di sana informazione e, soprattutto, di ricordare un personaggio che, pur essendo tra le prime i primi organizzatori del Pride, rimane spesso poco noto.

Molti di voi già sapranno come tutto ebbe inizio, ma per chi si fosse perso un frammento di storia, ecco un piccolo riassunto. Era il 1969: all’epoca era ancora illegale per le persone LGBT incontrarsi in luoghi pubblici e l’omosessualità era ancora classificata come un disturbo mentale per cui i membri della comunità LGBT venivano internati in centri psichiatrici dove venivano sottoposti alla terapia elettroconvulsiva. Nonostante il clima ostile, lo Stonewall Inn, un bar situato nel quartiere West Village di Manhattan, era sempre pieno della sua tipica clientela LGBT-friendly. La polizia era consapevole del fatto che le persone LGBT frequentassero il bar e questo causava incursioni decisamente frequenti. Come potrete immaginare, si trattava di incursioni durante le quali i poliziotti non si facevano scrupoli a impiegare maniere violente e brutali, e tanto meno si facevano scrupoli a lasciare lo Stonewell con persone in manette.

Il 28 giugno 1969, tuttavia, dopo l’ennesimo tentativo, da parte della polizia, di svuotare il bar, gli LGBT hanno combattuto, dando il via, con la loro resistenza, a tre giorni di rivolte e di proteste che hanno segnato la nascita del movimento dei diritti LGBT che conosciamo oggi.

La parte forse più oscura della storia è quella che riguarda la paladina misteriosa che menzionavo poco fa. Un mese dopo gli scontri, infatti, fu la bisessuale attivista Brenda Howard ad organizzare una marcia su Christopher Street per commemorare gli eventi appena passati. Un anno dopo, proprio alla Howard venne data la responsabilità di organizzare la prima Pride Parade, oltre a quella di realizzare una serie di eventi che avrebbero celebrato l’orgoglio LGBT per un’intera settimana, dando vita dunque al “pride festival”. La Howard, quindi, non solo ha dato forma al mese del Pride così come lo conosciamo oggi, ma fu anche una determinata attivista, citata per il suo impegno in supporto al femminismo, contro le guerre e la violenza e più in particolare a favore delle cause bisessuali.

Sperando che i racconti delle azioni degli attivisti e delle attiviste del passato vi abbiano fatto venire voglia di scendere in pizza in nome dell’uguaglianza, della giustizia e dei diritti umani, vi do appuntamento al Pride di Torino questo sabato e a quello di Milano settimana prossima! Mi raccomando, non mancate!

Il Capybara Femminista

Da grande sarò Alicia Garza

Da grande sarò Alicia Garza

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Siamo nel mese del Pride, non potrei scegliere un’altra donna.

Alicia Garza è un’attivista americana, nera e queer che lotta contro tutte le forme di discriminazione e per la parità tra generi ed etnie. In particolare, è impegnata nella battaglia per il riconoscimento dei diritti delle persone transgender e gender-queer, per il diritto alla sanità negli Stati Uniti e per i diritti degli studenti ed è cofondatrice del movimento Black Lives Matter.

E qui si potrebbe chiudere perché è già abbastanza evidente quanto questa donna sia fondamentale per garantire un progresso alla società, ma io ci tengo a spiegare che impatto hanno le sue azioni sulla storia dell’umanità.

Negli Stati Uniti, le persone nere vivono nel terrore a causa dei violenti attacchi dei poliziotti bianchi alle comunità afroamericane. Si sono verificati più volte episodi di sparatorie e uccisioni di persone disarmate e, molto spesso, del tutto innocenti da parte delle forze dell’ordine nei confronti di persone con la pelle scura, alle quali è stato riservato questo orribile trattamento, mentre, nelle stesse condizioni, uomini e donne bianche sono state trattate da persone e da cittadine con dei diritti.

Da questo clima di terrore nasce il movimento Black Lives Matter, che punta a sensibilizzare il Paese e il mondo per quanto riguarda questo problema, con lo scopo di risolverlo, abbattendo il pregiudizio etnico che rende le persone afroamericane vittime di un sistema giudiziario che non si è ancora liberato del razzismo. (Per chi fosse interessat* a dati, ricerche e spiegazioni di carattere psicosociale di questi fenomeni, fatemi un fischio).

Alicia ha, perciò, preso parte a numerose manifestazioni, marce e atti di protesta contro questi atti di violenza, ma, nel nome dell’intersezionalità, si è impegnata anche nell’abbattimento dei pregiudizi nei confronti di omosessuali e transgender, nell’ottenimento di diverse nuove possibilità per studenti, studentesse e giovani (come il trasporto pubblico gratuito a San Francisco) è stata leader del movimento POWER (People Organized to Win Employment Rights), battendosi per i dritti dei lavoratori e delle classi meno agiate ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo inarrestabile attivismo.

Dunque, visto che siamo nel mese del Pride, non dico che dobbiamo dichiarare guerra ai poliziotti bianchi, ma capite cosa intendo se dico che è assolutamente il modello più adatto da seguire.

Quindi, sperando di avervi ispirate e spinte all’attivismo, certa che, dopo questo articolo, abbiate tutte voglia di partecipare, vi auguro buon Pride!

La Mucca Intellettuale

Baffi e bikini: outfit on point

Baffi e bikini: outfit on point

IMG_3493Se siete dei lettori abituali del Tucamingo, avrete ormai capito che la maggior parte dei nostri articoli prende spunto dalle nostre esperienze, dalle situazioni in cui veniamo coinvolte e dalle scene che viviamo quotidianamente. Beh, la scena che ho vissuto l’altro giorno non mi ha lasciato dubbi: parlarne sul blog sarebbe stata cosa buona e giusta.
Scena: Torino, ore 11, sono sull’autobus che dall’università mi porta verso casa, in compagnia di una delle più adorabili amiche che potessi volere. L’amica in questione, rispettando le tradizioni della pagina, la chiameremo “La Lontra Esoterista”.

Lontra: “[…] sono piuttosto fiera dei miei baffi da messicano. E poi hai visto la foto che ho postato ieri con Rodino (aka il suo topo domestico)? I nostri baffi riflettono la luce allo stesso modo!”
Capybara: “Oddio che tenerezza! […] Io mi sono depilata l’altro ieri dopo tre settimane…con la sessione esami ho ben altre priorità!”
Tizio sconosciuto a poca distanza da noi: * ci guarda con espressione persa e vuota, come se stesse mettendo in discussione il suo universo mondo. Il cervello proiettato probabilmente sul lontano Messico. *

All’inizio mi sono quasi sentita in colpa. Dovevamo aver spezzato il cuore a quel poverino. Poi ho cominciato a pensare in modo più attento alla sua reazione, al nostro discorso e, ovviamente, ai ruoli di genere. Quando si parla di ruoli di genere, si parla, tra le altre cose, delle aspettative che l’ambiente socio-culturale in cui viviamo proietta sugli individui in base al loro genere apparente. Il problema è che queste aspettative sono spesso dettate da consuetudini ormai fuori luogo, sorpassate e non aggiornate. Non c’era infatti niente di strano, in teoria, nell’esprimersi ironicamente sui cosiddetti “peli superflui”, ma la società in cui viviamo ci dice che, se sei donna, non è un argomento su cui scherzare! I baffetti sono il nemico, i peli sotto le ascelle sono la peste e quelli sulle braccia sono l’ebola! Non c’era niente di male, in teoria, nel mettere al primo posto il mio andamento accademico, ma la società che ci circonda ci dice che no, noi donne non dovremmo avere ambizioni, e nel caso in cui desiderassimo uscire dalla cucina, ovviamente non possiamo tralasciare alcun dettaglio del nostro aspetto fisico: da noi ci si aspetta la perfezione…la perfezione più superficiale possibile.

Questo stesso processo si ripete irrimediabilmente in moltissime circostanze. Ce lo portiamo addosso, ci si è incrostato nella testa e ha infestato la vita di tutti i giorni. Ecco dunque che con l’alzarsi delle temperature e l’arrivo della bella stagione ogni stramaledettissimo video di YouTube è introdotto dalle pubblicità dei più pittoreschi silkepil presenti sul mercato. Ecco che cominciamo a sentire pronunciare in ogni dove quelle oscure parole che ci perseguitano ogni anno, a cominciare da Pasqua fino all’autunno: “Prova Costume”. Le donne si disperano e le riviste ci ricordano che facciamo bene! Dobbiamo sentirci in difetto se il nostro culo è piatto e la nostra pancia no. Dobbiamo fare qualcosa, in fretta e correre ai ripari. E se il digiuno e la palestra non hanno risolto in tempo le disgrazie del tuo fisico umano, beh…non ti resta che coprirti e nasconderti.

Qualche mese fa avrei detto che tutta questa ipocrisia mi ha stancata. Mi sarei arrabbiata, avrei dimostrato frustrazione e disagio, e avrei maledetto questa assurda forma mentis che ci dice che come siamo fuori è mille volte più importante di chi siamo dentro. Ora sono in realtà molto divertita. Basta pensarci per capire quanto tutto questo sia assurdo, basta guardarsi intorno per capire quanto sia presente e basta parlare di peli su un autobus per far scandalizzare le persone.

Date retta al Capybara: Quest’estate, fate la lista dei libri da leggere, non quella dei cibi da eliminare.

Il Capybara Femminista